Danciu, artista Rom perseguitato a Pesaro

PESARO –  Siamo tornati a Pesaro, dove restano pochi Rom, “superstiti” a una lunga e terribile persecuzione.

Il tribunale locale ci ha processati, non per un delitto, ma per aver fornito sostegno umanitario a tre giovani Rom, mentre un agente di polizia li trattava senza rispetto. Non è il primo processo che le autorità di Pesaro hanno costruito per “convincerci” ad abbandonare la difesa dei diritti della comunità Rom. La volta prima, abbiamo rischiato di subire una condanna a sei anni di carcere (sic!), accusati di calunnia per aver scritto nel nostro sito che “sottrarre bambini Rom alle famiglie a causa dell’indigenza delle stesse è un abuso da parte dei servizi sociali”. Grazie all’intervento delle Nazioni Unite, della Commissione europea, di FrontLine Defenders (organizzazione che tutela gli attivisti sotto persecuzione) e di tante ong in tutto  il mondo, la procura ha archiviato il caso, non prima di averci costretto a spendere tanti soldi e a investire tante energie per difenderci. Anche stavolta abbiamo vinto “perché il fatto non costituisce reato”. Resta il fatto che neanche questo processo sarebbe dovuto essere celebrato. Siamo stati sul banco degli imputati per aver aiutato il prossimo, che è un merito, non una colpa. E il pubblico ministero ha chiesto ancora il carcere, per noi!
Siamo tornati a Pesaro e abbiamo pensato a tanti Rom che abbiamo conosciuto nella “città dal cuore di metallo”. Anton, Nico, Mariana, Mihai, Neli, Danciu…

Danciu riempiva di fiori le pareti delle baracche e degli edifici abbandonati in cui si rifugiava con la sua famiglia. Steed, il “fotografo dei diritti umani” (come lo battezzò la parlamentare europea – anche lei Rom – Viktoria Mohacsi) ha fotografato questo vaso di fiori nella fabbrica abbandonata di via Fermo, dove un giorno irruppe la polizia in forze. Gli agenti urlavano e impartivano ordini a uomini, donne e bambini. La moglie e la cognata di Danciu erano incinte. Il terrore, l’angoscia e lo stress di quel terribile sgombero causarono la morte dei bimbi, nel ventre delle due giovani donne. Noi eravamo lì. Siamo riusciti a evitare la sottrazione di tanti bambini da parte degli uomini in divisa, con un’azione umanitaria tanto delicata quanto riuscita. Siamo riusciti a condurre in salvo a Torino, in Romania, Germania, Francia, Grecia le famiglie più vulnerabili. Però non siamo riusciti a convincere tutti quei poliziotti ad agire con umanità, ad avere rispetto delle donne incinte e dei piccoli. Le future mamme si sono sentite male davanti ai nostri occhi. Una è caduta a terra. Nonostante l’atteggiamento durissimo dei poliziotti anche nei nostri confronti, le abbiamo assistite e abbiamo chiamato un’ambulanza. Non è stato sufficiente ad evitare la drammatica interruzione della gravidanza. Non so se quei fiori siano ancora tracciati su una parete della fabbrica o se siano stati cancellati. Di certo, i loro colori e la vita che simboleggiano sono ancora presenti, vividamente, nei nostri cuori…

 

Come fiori in un vaso

“Non dimenticherò mai Roberto, Dario, Fabio, Steed… i nostri fratelli che sono stati accanto a noi per salvare le nostre famiglie Rom dalla persecuzione. Sarete nei pensieri miei, di mia moglie e della mia gente, per sempre”.

“I nostri bambini sono morti prima ancora di nascere, solo perché siamo zingari e dovunque andiamo, veniamo scacciati. Tanti bambini muoiono così. E tanti malati. Io dipingo per far vedere che abbiamo un’anima, noi Rom, che amiamo la vita e che le nostre famiglie sono per noi la cosa più importante”.

“Quando finirà tutto questo razzismo, quando la gente ci guarderà senza aver paura, senza disprezzarci, vorrei esporre le mie opere nelle città che non amano i Rom: Roma, Milano, Bologna, Firenze e soprattutto Pesaro, dove sono morti i nostri bambini. Vorrei che la gente guardasse i fiori che dipingo e capisse che noi esseri umani siamo tutti uguali, al mondo, come fiori in un vaso”

Danciu Caldarar, Pesaro 2008

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