Giovedì, 07 Febbraio 2013 08:40

Cnr. Gli Usa finanziano un progetto, ma da mesi la burocrazia blocca ricercatore

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ROMA - Accade spesso che i ricercatori del Cnr si distinguano in competizioni internazionali, aggiudicandosi finanziamenti per i propri progetti di ricerca. Purtroppo nello stesso ente accade altrettanto spesso che il virtuosismo dei ricercatori, che riescono a far finanziare la ricerca pubblica con fondi non pubblici, non venga apprezzato ed agevolato.


E’ il caso di una ricercatrice dell’Istituto di scienze neurologiche (Isn) di Mangone (Cs) che, nell’ottobre del 2012, senza alcun aiuto scientifico, organizzativo e strumentale da parte della direzione dell’Istituto, ha dimostrato che la forza delle idee ancora ha un valore.
Infatti, rispondendo ad una call della National multiple sclerosis society (Nmss - Usa), si è vista accettare e finanziare interamente il progetto sperimentale per uno studio pilota su soggetti affetti da sclerosi multipla, da completare entro settembre 2013. Il finanziamento copre tutti i costi, comprese riparazione e manutenzione di uno strumento necessario alla conduzione dello studio (spettrometro di massa), già presente nell’Istituto Cnr presso il quale opera la ricercatrice, ma guasto da tempo ed immotivatamente non riparato, nonostante ripetute sollecitazioni alla direzione.
Quella che sembrava un’esperienza da avviarsi a lieto fine, anche per l’ente, che oltre al lustro scientifico avrebbe beneficiato del ripristino a costo zero di una importante strumentazione, ha avuto uno sviluppo incomprensibile. Ed infatti, ricevuta comunicazione dell’approvazione del progetto, il ricercatore, come è norma nel mondo della ricerca, chiedeva formalmente alla sua direzione di poter avviare le attività di ricerca finanziate, utilizzando parte dei fondi d’istituto. Ciò nelle more dell’incasso del finanziamento, in seguito a rendicontazione delle spese sostenute.
Tale istanza, più volte reiterata, veniva puntualmente disattesa dalla direzione Isn, che di fatto trascurava la linea di attività, sottovalutando gli evidenti effetti negativi derivanti, sia al Cnr ed al ricercatore, dalla mancata corretta conduzione del progetto scientifico.


Ancora una volta il sistema di governance dell’ente non si dimostrava all’altezza per facilitare l’importante attività di ricerca, di sicuro interesse per la collettività e per i tanti pazienti affetti da sclerosi multipla.
La vicenda ha da ultimo raggiunto livelli paradossali, dato che l’incredulo ricercatore, pur vedendosi recapitare un assegno dell’importo di 40mila dollari (emesso nel novembre scorso dall'importante organismo scientifico americano), che copre interamente i costi del progetto, è tuttora nell’impossibilità di utilizzare tali risorse, a causa di “insormontabili procedure burocratiche”.
Si tratta dell’ennesima storia tutta italiana di mala ricerca, che mina la fiducia riposta da istituzioni internazionali negli enti pubblici di ricerca italiani. Sarà difficile spiegare ad organizzazioni efficienti come non sia possibile neppure avviare l’attività finanziata, nonostante l’assegno a copertura totale dei costi del progetto. Così come è incomprensibile per il ricercatore accettare che (apparentemente inflessibili) regole burocratiche condizionino la realizzazione di un progetto scientifico, e non al contrario siano un ausilio per la sua attuazione.


In questa incresciosa vicenda, che non può essere taciuta, emerge chiaramente l’inadeguatezza sia degli organi di governo che della dirigenza del più grosso ente di ricerca del paese.
Urge un intervento radicale da parte del  presidente Nicolais che, una volta per tutte, dopo tanti rinvii, si decida ad affrontare e risolvere l’annoso problema della gestione dell’Istituto di scienze neurologiche di Mangone.
Sono in tanti a chiedersi: quanto occorrerà attendere ancora perché questa struttura possa riprendere ad operare con la serenità e la produttività raggiunte nei venti anni che hanno preceduto l’attuale direzione? Quando verranno riprese le prestazioni sanitarie tanto richieste dalla collettività e indispensabili per la stessa attività di ricerca?
Ma, soprattutto, questa vicenda non può non far pensare ai consueti piagnistei che eminenti studiosi e politici fanno in merito alla fuga dei cervelli dall’Italia e alla assoluta mancanza di finanziamenti esteri alla ricerca italiana. Perché quando questi finanziamenti miracolosamente arrivano, si fa di tutto per dare un’immagine di inefficienza delle istituzioni pubbliche di ricerca italiane? Un danno di immagine che non può non riflettersi anche sul singolo ricercatore, che difficilmente in futuro potrebbe avere un’altra apertura di credito.

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