Giovedì, 06 Giugno 2013 17:47

Miodesopsie. Un male a cui bisogna dare una risposta. Intervista al Dottor Galan

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ROMA - Nel silenzio assordante della medicina italiana in merito alla malattia delle miodesopsie, ossia dei corpi vitreali mobili o anche dette “mosche volanti”, si muovono pochi professionisti in grado di dare per lo meno una risposta.

Lo Stato non la riconosce come malattia invalidante, ma ormai sono centinaia i casi di persone che non escono più nemmeno di casa, che hanno perso il lavoro e che non riescono a condurre una vita serena e felice perché la loro vista è offuscata di continuo da un reticolato di elementi, a quanto pare macromolecole proteiche (i corpi mobili non sono altro che piccoli addensamenti del "gel" che costituisce il vitreo, ovvero la sostanza gelatinosa ,simile all'albume dell'uovo, che riempie l'occhio), che vagano proprio laddove la retina focalizza l’immagine e rende per questo la vista difettosa. La maggior parte degli oculisti minimizzano il problema dicendo che si tratta di una normale degenerazione del vitreo dovuta all’età, ma se questo è vero in parte per chi è anziano ( e comunque non giustifica il fatto che non debba continuare ad avere una qualità visiva più che dignitosa, altrimenti lo stesso si potrebbe dire per qualsiasi altro problema visivo) non si comprende come mai avvenga sempre di più nei giovani. Ci sono casi che si verificano a venti anni se non prima, condannando la persona colpita ad una vita difficile, invalidante e comunque poco compresa. Un fatto vergognoso di cui la comunità scientifica italiana deve farsi carico e adoperarsi per trovare finalmente nuovi protocolli di cura che non siano i soliti consigli di bere tanta acqua e utilizzare gli integratori.


Ultimamente abbiamo incontrato il Dottor. Alessandro Galan, primario oculista dell’ospedale  Sant’Antonio da Padova che da anni ha istituito un ambulatorio per le miodesopsie a Padova e si batte per trovare una cura.
“Il problema è che si è praticamente da soli. I pochi professionisti che ci sono nel settore sono restii a comunicare i loro risultati e condividerli e le aziende farmaceutiche, oltre offrire integratori, non hanno fatto passi ulteriori per risolvere il problema o per lo meno alleviare in modo sensibile e duraturo il sintomo. La miodesopsia è un disturbo subdolo e di difficile interpretazione clinica, anche perché mancano studi statistici in proposito che ci permettano di indirizzare al meglio le cure. Sono stati fatti dei tentativi, ma infruttuosi anche perché ai questionari ogni soggetto rispondeva in modo del tutto personale, ognuno adducendo una causa particolare per lo sviluppo della malattia del tutto incongruente con la precedente. Questo non ha fatto altro che rendere impossibile estrarre studi statistici d’insieme e ritardare possibili protocolli di cura”.
Gli abbiamo chiesto il perché di tale difficoltà nel trovare una cura, visto che ormai si stanno facendo passi da gigante in ogni altro settore delle malattie visive e non solo e il dottor Galan, con cortesia ci ha risposto che” il problema sta nel fatto che il vitreo è avascolare e che con difficoltà i prodotti riescono a penetrarlo in modo tale da restituirgli la chiarezza e la limpidezza delle sua condizione primaria. Inoltre è difficile far riassorbire le miodesopsie che si sono formate e si può sperare in ultima istanza in un loro lento decadimento fuori dall’asse visivo. Questo però non giustifica che ulteriori tentativi vadano fatti, come per tutte le altre patologie. La ricerca medica per fortuna, anche se a volte troppo lentamente, va avanti e ci sono prodotti nuovi che potrebbero venire in soccorso come la Plasmina, una proteina umana, che può sciogliere il vitreo assieme alle fibrille senza causare danni agli organi visivi”.


E per gli altri interventi? Laser? Foto-terapia? Uso ricombinato di Acido Alfa-Lipoico con integratori? Vitreoctomia?
“Per il laser nutro molti dubbi. In effetti è sempre un fascio di energia che si usa nell’occhio e questo non vuol dire che vaporizzando una fibrilla, altre non se ne possano presentare. Inoltre non è risolutivo e ci sono molte testimonianze di persone insoddisfatte di tale trattamento. Io nel mio studio ne dispongo di ben nove tipi e basta solo tarare la potenza e la lunghezza d’onda e sparare contro la fibrilla in questione per vaporizzarla. Il fatto è che molti si lamentano di essere come prima nonostante che sia stato effettuato il trattamento e l’occhio risulti pulito”.


E gli altri trattamenti?
“Per gli altri, come ho sempre detto, se sono integratori trovo difficile che riescano a penetrare una struttura avascolare come il vitreo (di cui del resto sappiamo ancora molto poco, come di tante altre realtà del corpo umano). Forse si troveranno strumenti farmaceutici idoneii e soprattutto immediati, non si possono far aspettare anni i pazienti per avere un qualche sollievo. In tal senso sarebbe la strada migliore da percorrere. Come anche per altre soluzioni farmacologiche di cui si stanno testando gli effetti prima di provarli sull’uomo. Per ora l’unica soluzione definitiva al problema è la vitreoctomia, che sarebbe un’aspirazione del vitreo stesso, ma non si può fare in persone giovani in quanto il vitreo è attaccato molto saldamente alla retina e si rischia il distacco. Bel altra cosa è nelle persone anziane o comunque adulte il cui vitreo è già liquefatto e l’aspirazione è molto rapida e senza particolari effetti collaterali”. Ma sarà possibile far emergere il problema in tutta la sua gravità? Coinvolgere la comunità scientifica e creare presidi e ambulatori nei più grandi centri urbani?
“Mi auguro con tutto il cuore che la comunità scientifica, gli oculisti e tutti coloro che hanno a cuore la salute umana si mettano in prima fila per condurre una simile battaglia, come per le altre problematiche visive. A Roma ad esempio mancano presidi idonei per questo problema e li si potrebbe creare una rete di sostegno, di intervento e di ricerca che venga in soccorso del malato senza lasciarlo solo a se stesso. In tal senso la ricerca va potenziata e non tagliata. Io comunque continuerò la mia battaglia anche mantenendomi in contatto con tutte quelle associazioni che si battono per una migliore qualità della vista e quindi della vita”.

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