Lunedì, 20 Ottobre 2014 15:12

Immigrazione. Ogni anno infibulate 5mila bambine in Italia

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ROMA - Ogni anno in Italia da 4 a 5 mila bambine subiscono mutilazioni genitali nonostante, fin dal 2006, la legge italiana vieti tali pratiche. È una situazione che nella sua gravità viene constatata quotidianamente nei nostri ospedali. Queste orribili pratiche ancestrali, perpetuate ancora oggi, riguardano in particolare le comunità provenienti dall'Africa sub Sahariana«.

Lo ha spiegato a Voci del mattino, su Radio1, Aldo Morrone, primario della struttura di malattie tropicali dell'Istituto San Gallicano di Roma e consulente del ministero della Salute per la medicina della migrazione. »Secondo l'Organizzazione Mondiale della sanità, in Europa sono circa 2 milioni le bambine fra i due e i 12 anni a rischio mutilazioni genitali, mentre nel mondo si stima che 150 milioni di donne le abbiano già subite - ha aggiunto -. Le mutilazioni genitali femminili, escissione e infibulazione, sono praticate con diverse incidenze in 28 Paesi africani e nello Yemen. Mentre per quanto riguarda altre realtà come il Kurdistan iracheno, l'Indonesia e l'Arabia Saudita mancano indagini statistiche attendibili«. Secondo Morrone »c'è uno zoccolo duro composto dalle comunità che provengono da una forte tradizione escissoria, penso alla Somalia ma a tutta l'Africa centrale e sub sahariana. Le mutilazioni vengono praticate in una fascia d'età molto giovane, in modo da non incontrare resistenza da parte delle bambine. Normalmente si va dai 2 agli 8 anni di età. Solo in alcuni casi la mutilazione avviene poco prima dell'inizio del ciclo mestruale«.

Morrone ha anche sottolineato che «l'operazione viene eseguita da donne che hanno il compito di mantenere viva questa tradizione escissoria nei vari villaggi, persone del tutto prive di conoscenze medico-cliniche e tantomeno chirurgiche. Si definiscono infermiere ma in realtà non lo sono e non usano né strumenti sterili né accortezze particolari. Nella donna questa pratica produce due danni: quello immediato è l'infezione, il dolore, l'infiammazione; c'è poi il danno che si manifesta in tempi medi, che è la crescita di cicatrici ipertrofiche, che non consentono la fuoriuscita del feto, e quindi impediscono il parto. Ma il dramma più grave è la comparsa di fistole vescico-vaginali, che rendono queste donne disabili per tutta la vita, con costanti perdite di urina. Per questo in alcuni Paesi africani sono nati ospedali che si chiamano appunto 'Fistula Hospital'». A proposito delle norme italiane in materia di mutilazioni genitali Morrone ha detto: «La legge italiana aveva due obiettivi: da una parte dissuadere e dall'altra reprimere. Ma per poter efficacemente realizzare questi intendimenti occorre investire nelle professionalità che lavorano sul campo, per sensibilizzare tutti affinché si dica basta a questa pratica che umilia le bambine. Da parte nostra accogliamo queste donne con le loro bambine all'interno di gruppi che lavorano sotto l'aspetto culturale, per far comprendere come in Italia, in Europa ma anche in Africa non debbano ricorrere a queste pratiche per assicurare un futuro, un matrimonio, una sicurezza alle loro figlie».

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