Giovedì, 20 Novembre 2014 06:49

Salute. Prudenza con le pillole anti calvizie. Gli esperti, non compratela su internet

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ROMA - “L’unica cosa che ferma la caduta dei capelli è il pavimento”. La battuta è vecchia ma rende bene l’idea. È stato fatto di tutto negli anni per cercare di prevenire e curare la calvizie. Ma ancora ad oggi non esistono rimedi sicuramente efficaci per questo tipo di inestetismo, che colpisce circa l’80% della popolazione maschile.

Intanto sta facendo discutere l’uso di una pillola anti-calvizie (approvata dall’agenzia statunitense FDA) che si annuncia miracolosa: il farmaco si chiama ‘Ruxolitinib’ e sarebbe in grado di far ricrescere i capelli nel giro di 4-5 mesi. Gli esperti, però, già storcono il naso: “Ѐ un farmaco antitumorale di ultima generazione per tumori rari del midollo osseo- dicono- e non consiglieremmo mai ad un soggetto sano di prenderlo a cuor leggero”. Per saperne di più la Dire ha intervistato il professor Fulvio Tomaselli, presidente Sime (Società Italiana di Medicina Estetica).

La calvizie è un inestetismo sgradevole, ma vale la pena curarla con un farmaco del genere?

“Esistono altri tipi di terapie sufficientemente efficaci ma meno invasive, quindi la mia risposta è di estrema prudenza. Tra l’altro in questi mesi si è fatta una grande confusione, relativamente a questo farmaco, attorno alla caduta dei capelli: c’è calvizie e calvizie e il ‘Ruxolitinib’ funziona soltanto in alcuni casi…”.

In quali casi fa effetto?

“Soltanto per l’alopecia areata, non per la calvizie vera e propria, ovvero l’alopecia androgenetica. Quest’ultima è la più diffusa, colpisce circa l’80% degli uomini, ed è anche la più difficile da curare: se un calvo androgenetico si sottopone a un trapianto di capelli nella ‘piazza’, infatti, spesso sopravvivono negli anni solo i capelli trapiantati. Dunque è difficile che la situazione si risolva completamente”.

Che cos’è l’alopecia areata?

“È un tipo di calvizie meno grave rispetto all’androgenetica ed è caratterizzata dalla perdita di capelli parziale o totale. L’alopecia areata è legata a condizioni di stress cronico, così molto spesso può guarire anche da sola: in alcuni casi, per esempio, è sufficiente cambiare stile di vita. Può colpire episodicamente anche persone con folte capigliature, e se le aree sono molte, estese e confluiscono, può avere l’aspetto di una calvizie anche se non lo è”.

Curarla con un antitumorale, insomma, sarebbe come ‘sparare alle mosche con un cannone’?

“Diciamo di sì… Ed è per questo che credo che la situazione debba essere tenuta sotto controllo prima che il mondo dei calvi cominci ad andare alla caccia di questo farmaco, che è alla portata di chiunque abbia una carta di credito: si acquista infatti facilmente su internet e non c’è neppure bisogno di prescrizione. Francamente mi sembra un azzardo”.

Può far male ad un soggetto sano prendere un farmaco usato nella cura dei tumori?

“Non sono un esperto in materia, ma molti dei miei colleghi oncologi sono rimasti piuttosto perplessi davanti a questa notizia. Quello che senz’altro posso dire è che, da un punto di vista di etica terapeutica, non mi sembra si vada nella direzione giusta. In ogni caso è importante che passi un messaggio di prudenza: vada pure come terapia, ma non come autocura. Prima di comprare il farmaco in rete, insomma, quanto meno è bene rivolgersi prima ad un tricologo per una diagnosi certa”.

Antitumorale a parte, come può essere risolta un’alopecia areata?

“Per esempio con le iniezioni locali di plasma, arricchito di piastrine, ricavato dal sangue dei pazienti stessi. Questa cura è molto meno aggressiva e invasiva di un farmaco e fa ricrescere i capelli in tempi analoghi, in tre o quattro mesi”.

Il plasma piastrinico viene utilizzato anche per la calvizie vera e propria?

“Sì, ma con risultati un po’ meno brillanti: i capelli che cadono con l’androgenetica sono comunque destinati a cadere. Lo stesso trapianto, come detto, non può eliminare il processo inesorabile della calvizie, ma può solamente colmare gli spazi vuoti lasciati dal diradamento progressivo. Il problema, insomma, non è affatto di facile risoluzione: basti pensare che molti dei studiosi di questo ambito non ostentano folte chiome!”.

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