Lunedì, 24 Novembre 2014 17:30

Senza aziende sanitarie non c'è futuro per il servizio sanitario nazionale

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ROMA - Senza aziende sanitarie non c''è futuro per il Ssn, ma non si può dimenticare che la sostenibilità del sistema dipende dalla capacità di erogare servizi, prestazioni e interventi sanitari efficaci e appropriati e, dunque, vanno integrate cultura manageriale e professionale. E'' quanto emerge dall''evento "Le aziende sanitarie per il futuro del Ssn.

Competenze manageriali e professionali per una sanità ad high value", organizzato in partnership tra la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) e la Fondazione Gimbe.

"A oltre 20 anni dalla loro istituzione, il contesto in cui si trovano a operare le aziende sanitarie - sottolineano gli esperti - è radicalmente mutato, in particolare per i numerosi fattori che hanno silenziosamente contribuito alla crisi di sostenibilità del Ssn: il cambiamento delle condizioni demografiche, economiche e sociali, la crescente introduzione sul mercato di false innovazioni, le diseguaglianze regionali, le ingerenze della politica partitica nella programmazione sanitaria, la grande incompiuta dei Lea, il modello organizzativo delle aziende sanitarie come ''silos'' in continua competizione, l''evoluzione del rapporto paziente-medico, l''involuzione del cittadino in consumatore e l''incremento del contenzioso medico-legale". Dal presidente della Fiaso, Francesco Ripa di Meana, arriva il no a "proposte affrettate di concretizzare il superamento tout court delle aziende sanitarie e del loro management, che prefigureranno scenari simili a un passato superato ormai da venti anni. Uno scenario in cui non sarebbe improbabile passare da una fase di sostanziale tenuta del sistema centrato sull''azienda, anche in questi anni di crisi economica, alla ingovernabilità dello stesso come  negli anni ''80".

"Le migliori evidenze scientifiche - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - non vengono adeguatamente trasferite alle decisioni professionali, manageriali e di politica sanitaria, generando asimmetrie informative, diseguaglianze e sprechi, in particolare conseguenti al sovra/sottoutilizzo di servizi e prestazioni sanitarie".

"Se oggi le indicazioni del Patto per la salute indicano che la sostenibilità del Ssn non può che affidarsi al binomio ''disinvestire e riallocare'' - spiega Cartabellotta - sono indispensabili processi di innovazione e adeguati investimenti per migliorare la governance dell''intero processo per trasferire le conoscenze all''assistenza sanitaria".

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