Martedì, 07 Luglio 2015 11:47

Scuola. Tre giorni di presidio contro i DDL

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ROMA -  "Il Governo è completamente sordo alle istanze di chi la scuola vuole cambiarla sul serio ma in una direzione completamente opposta.

Non si può riformare la scuola pubblica con la dittatura della maggioranza: il ddl va bloccato, vanno stralciate le assunzioni dal testo e aperto un vero dibattito democratico nel Paese, per questo nei prossimi tre giorni ci vedrete in presidio davanti a Montecitorio assieme ai sindacati". Così Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell'Unione degli Studenti. "In un Paese dove uno studente su cinque abbandona gli studi, dove le disuguaglianze sociali aumentano non si può rispondere con una riforma che non investe un euro sul diritto allo studio - continua Lampis in una nota - il modello di scuola del Governo risponde soltanto agli interessi delle imprese, dei presidi-manager e alle logiche valutative degli Invalsi. Le scuole dovranno diventare ''imprenditrici'' per autopromuoversi recependo fondi dal territorio e saranno palestre di clientelismi, autocrazia e assenza di diritti per studenti e lavoratori. Il risultato e'' solo quello di inasprire le disuguaglianze già oggi ben visibili e nel mentre continuare ad aiutare e scuole private". "Il Governo ha tacciato gli studenti come conservatori o ''squadristi'', ma noi siamo i primi che vogliamo cambiare radicalmente la scuola italiana: è Renzi che insegue la vecchia scia di Berlusconi - aggiunge il coordinatore dell'unione degli studenti - vogliamo un ''Altra Scuola'' giusta che riparta da sette priorità: un nuovo diritto allo studio col fine di raggiungere la piena gratuita'' dell'istruzione; un'alternanza scuola-lavoro finanziata e qualificata; finanziamenti per il rilancio della scuola pubblica; una riforma della valutazione in chiave democratica; investimenti sostanziosi sull'edilizia scolastica; un ripensamento radicale dell'autonomia scolastica; una riforma dei cicli scolastici, dei programmi e della didattica".

"Non ci fermeremo. Queste tre giornate non sono che l'inizio di una nuova ondata di agitazione che partirà dall'autunno e che punterà a bloccare in ogni modo l'applicazione di questa riforma classe per classe e scuola per scuola. La scuola e la democrazia sono nelle nostre mani e noi non ci arrenderemo - concludono gli studenti - Possono pure votare, se credono che basti questo a costruire il Paese diseguale e antidemocratico che vorrebbero. Ma si sbagliano di grosso. Da settembre dimostreremo che le scuole e le città sono di chi le vivono realmente.

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