Domenica, 22 Maggio 2011 15:21

Elena dimenticata a 22 mesi, perché …IL VIDEO

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ROMA - È accaduto ciò che non doveva accadere, la bambina lasciata chiusa nell’automobile per cinque ore, dal padre che l’aveva ‘dimenticata’, è morta.


Certamente mettere un giudizio su quest’uomo non è giusto e forse nemmeno umano, ma cercare di capire il perché di questa ‘assenza’ e doveroso per rendere visibile ciò che non lo è. Non ci sono molti elementi, per indagare sulle dinamiche psichiche dell’accaduto, ci sono solo le affermazioni della moglie che difende il marito, come potete vedere nel video allegato all’articolo. E certamente dalle sue affermazioni, scritte e poi dette davanti ad una telecamera, non appaiono ombre visibili su quest’uomo che era, come dice la donna, un “padre esemplare”.
Ma leggiamo insieme alcuni passi di queste frasi rotte dal pianto: “Quello che è successo a Lucio può capitare a ognuno di noi, perché non ci si ferma mai e lui non si fermava perché si preoccupava di me, della mia gravidanza e della piccola Elena. Tutto doveva essere perfetto e io non mi dovevo preoccupare. Lui doveva accompagnare Elena all'asilo e io rimanere a casa a riposare e intanto intorno a tutto questo c’era da pensare al lavoro, alle responsabilità, alla casa appena costruita...(…) Elena adorava il suo papà”.


Tramortiti dall’emozione non c’è molto spazio per indagare sull’accaduto, infatti non c’è, per quanto è dato sapere finora, nessun giornale che indaghi sulle ‘ragioni’ psicologiche che hanno portato alla tragedia. Tutti, quasi indistintamente, parlano del trapianto degli organi, parlano di fatti di biologia, di organico, ma nessuno si chiede il perché di questa ‘assenza psichica’ che ha causato la morte della piccola Elena. Come se dimenticarsi una bambina in auto e dimenticarsi di comprare il giornale fosse la stessa cosa; come se la morte della Piccola Elena passasse già in secondo piano, come se parlare del fatto che ora si salveranno altre creature umane con cuore, fegato e reni della bambina, fosse una nemesis per riequilibrare la sua scomparsa.
Qualche mente acuta potrebbe cogliere in questo spostamento di attenzione una volontà ‘inconscia’ di ‘assentarsi’ ancora una volta, da Elena, volgere la testa da un’altra parte … annullare, non la cronaca, ma il senso di ciò che è accaduto. Anche la madre parla di ‘cose’ materiali:” il lavoro”, “le responsabilità”, “la casa appena costruita”, come se tutto questo fosse un alibi a quell’assenza di cinque ore, dove la bambina era scomparsa, perché : “Tutto doveva essere perfetto”.


Lo ripetiamo: questa non vuole essere un’accusa, ma vorrebbe essere una ricerca che aiuti a comprendere il perché di questa assenza. Ricerca che potrebbe servire soprattutto a quest’uomo, che per il suo ‘non fermarsi mai’, ha fatto, inconsciamente, un annullamento, che gli ha fatto perdere sua figlia. Un annullamento e un’assenza con i quali dovrà fare i conti, ne va della sua salute mentale.
Certamente non si può in nessun caso punire il padre, perché questa società, che non ha ancora raggiunto un’umanità sufficiente, non si è ancora dotata di anticorpi sociali, e perché questi ‘delitti inconsapevoli’ non sono condannabili dalla giustizia creata dalla ragione. Ragione troppo stupida per capire intenzionalità e moventi inconsci.
La nostra società è pervasa dall’assenza. E nessuno sembra rendersene conto, tranne i neonati che strillano perché ancora non hanno perduto la possibilità di ‘sentirla’ quest’assenza. Neonati che il più delle volte, purtroppo perdono questa sensibilità psichica che impone loro di urlare il no del rifiuto, quasi sempre non compreso; neonati che molto raramente muoino per questa assenza, ma troppo spesso questa ‘assenza’ li uccide psichicamente. E ai neonati non resta altro che identificarsi con chi, pur essendo presente fisicamente, in realtà si assenta e li dimentica, anche tenendoli tra le braccia, perché ‘deve’ pensare “al lavoro”, alla “casa appena costruita”, “alle responsabilità”… perché tutto deve essere materialmente perfetto.
Certo che quest’uomo ora dovrà cercare di capire cosa è veramente successo, non nei fatti accaduti, ma dentro se stesso, nel momento fatale in cui ha ‘dimenticato’ la bambina nell’auto. Lo dovrà fare, facendosi aiutare da un psicoterapeuta che conosca bene le dinamiiche psichiche che innescano la ‘pulsione di annullamento’.

 

Parla la madre di Elena

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