Venerdì, 24 Luglio 2015 09:55

Rischio ambientale. Bloccare le norme pro trivelle

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Legambiente: “Invitiamo i presidenti a mettere in campo tutti gli strumenti politici e amministrativi in loro possesso, compresa la proposta di un referendum abrogativo riguardo le diverse norme che hanno riaperto la corsa all'oro nero nel mare italiano”

ROMA - Le Regioni riprendano in mano il futuro del mare e dei loro territori che il Governo centrale sta ipotecando con una scelta assurda di politica energetica, miope e ad esclusivo vantaggio delle compagnie petrolifere pronte a trivellare nuove aree marine in un’area grande quanto l’Inghilterra e compresa tra Adriatico, Ionio e Canale di Sicilia. È l’appello lanciato dalla Goletta Verde di Legambiente in vista dell’assemblea dei presidenti delle regioni dell’area adriatica e ionica, in programma domani 24 luglio a Termoli riuniti per scongiurare il rischio di nuove trivellazioni per la ricerca di gas e petrolio a largo delle coste italiane.

“Chiediamo alle Regioni un segnale forte contro la deriva petrolifera di questo Governo – dichiara Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente -. Invitiamo i presidenti a mettere in campo tutti gli strumenti politici e amministrativi in loro possesso, compresa la proposta di un referendum abrogativo riguardo le diverse norme pro-trivelle che hanno riaperto la corsa all'oro nero nel mare italiano. Ci sono inoltre alcune azioni che possono e devono essere attivate fin da subito, quali l'impugnazione di fronte al Tar degli atti autorizzativi emanati di recente o un intervento da parte delle Regioni sul ministero dell'ambiente per chiedere la moratoria dei decreti di Via sino a quando non verranno adottati i piani delle aree previsti dal comma 1-bis dell'art. 38 del decreto legge n. 133/2014 da sottoporre a Vas. Su tutto questo ci aspettiamo che le Regioni escano dall'incontro di domani con decisioni comuni su azioni concrete e immediate. Ai presidenti vogliamo ricordare inoltre che si esce dal petrolio non solo fermando le trivelle – aggiunge Muroni -, ma proponendo e praticando un modello energetico e di sviluppo diverso, efficiente e rinnovabile, aprendo prospettive di nuovi settori produttivi e con importanti ricadu¬te anche occupazionali, oltre che ambientali”.

Secondo Legambiente – che dallo scorso mese sta ospitando a bordo della Goletta Verde amministratori regionali e locali, sindaci, enti locali, aree protette marine e costiere, operatori turistici, balneatori, pescatori, cittadini, che con il loro impegno e la loro voce hanno detto chiaramente no al petrolio – la scelta del Governo italiano è un frutto di una strategia energetica insensata e impattante. Le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sarebbero infatti assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante. Infatti, stando ai consumi attuali, basterebbero solo per 8 settimane. A fronte di questi quantitativi irrisori di greggio si stanno ipotecando circa 130mila kmq  di aree marine. Solo nel basso e medio Adriatico, nel mar Ionio e nel Canale di Sicilia (le aree maggiormente interessate dai giacimenti petroliferi) sono infatti attivi 15 permessi di ricerca rilasciati (5.424 kmq), 44 richieste avanzate dalle compagnie per la ricerca (26.060 kmq) e 8 per la prospezione (97.275 kmq), oltre le 5 richieste di concessione per l’estrazione di petrolio (558,7 kmq).

Ma di questi fattori non sembra tener conto il Governo italiano, come testimoniano i dieci decreti di VIA positiva su altrettante richieste fatte in Adriatico da compagnie petrolifere, emanati dai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali solo da inizio giugno.

Tutto questo a discapito delle ricchezze naturali, di biodiversità, ambientali e in termini di risorsa, anche economica, per le comunità locali che ancora oggi il nostro mare offre.

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