Giovedì, 26 Maggio 2011 20:49

La mano di De Magistris

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NAPOLI - Ad essere proprio sinceri, in molti militanti della sinistra, la simpatia nei confronti dei magistrati non è una conquista che data da molto tempo e, sicuramente, non prima delle stragi di Capaci e di via d’Amelio.



Certo avevamo avuto pietà per i vari morti ammazzati - vittime della superbia mafiosa e della follia terroristica - da Ciaccio Montalto a Rosario Livatino, da Vittorio Occorsio all’ex deputato di sinistra indipendente, Cesare Terranova, morto sparato, a colpi di carabina Winchester, a fianco del suo fido maresciallo Lenin Mancuso.

Forse, però, accanto alla “stima” per alcuni, nutrivamo anche un timore che diremo “di classe” frutto, senza dubbio, anche dell’immagine - rimandataci da Faber - che voleva la mano del giudice con il dito indice più lungo del dito medio a noi, invece, tanto utile nelle nostre prime manifestazioni di dissenso.

Timore, dunque, ma simpatia, diciamoci la verità, proprio no! Quella sarebbe venuta da li a qualche qualche anno quando, dopo la “discesa in campo” (una sola passerà alla storia), abbiamo imparato a comprendere anche le ragioni dei magistrati che, normalmente e tutti i giorni, hanno a che fare con malandrini e grandi lestofanti, con furbetti e malfattori veri, con corrotti, corruttori e professionisti della menzogna e del sopruso, con chi si sente potente e di chi potente lo è davvero e tenta di intimorirli e piegarli alle proprie ragioni ed interessi.

é stato da quel momento, dunque, che abbiamo imparato a guardare i magistrati con altri occhi; non dico di simpatia (siamo ancora troppo convinti che amministrino una legge e dei codici, fondamentalmente classisti) ma, quanto meno, abbiamo imparato a comprendere le ragioni del disagio di alcuni di loro anche se, sempre vigili, temiamo e ci aspettiamo un rigurgito di superbia e di supponenza proprie di chi è abituato a “giudicare” per mestiere.

Ci sentiamo, per questo motivo, molto più simili e contigui a Giuliano Pisapia, l’uomo che - dopo la “discesa in campo” - ha ridato valore e dignità alla parola “garantismo”, che non al candidato sindaco di Napoli, l’euro deputato, ex magistrato inquirente, Luigi De Magistris rispetto al quale, domenica prossima, se la posta in gioco non fosse quella di “sperare” nella liberazione dai miasmi   e dalle follie della destra nostrana, nn avremmo avuto dubbi ad andarcene al mare.

Al di la della stizza che sentiamo da quando ha “contribuito” alla caduta del “II Prodi” (che pure non ci faceva impazzire), lo affermiamo alla luce del fatto che, da dopo i risultati del 15 e 16 maggio, sembra abbia ripreso a crescergli il dito indice della mano destra che ha nuovamente superato il suo medio.

Ce ne siamo accorti perché da qualche giorno ha ripreso quel tono, altezzoso e un pò sgradevole, del saputello; di quello che non dice: “Ve l’avevo detto che avevo ragione io” ma lo fa capire in ogni modo. Ma, soprattutto, perché insieme agli apparentamenti - peraltro non richiestigli - ha rifiutato anche l’appoggio del PD e delle altre forze di centro-sinistra sostenendo, con la bonomia e la grazia propria del magistrato, che tanto lo avrebbero votato i cittadini “a prescindere”.

Ci dispiace doverlo ripetere ma, se la posta in gioco non fosse alta, visti i “contendenti in campo” ci verrebbe da invitare i cittadini ad andare al mare perché, crediamo che Napoli di tutto abbia bisogno meno che di arroganti e faccendieri.

In una città dove diventa inutile persino fare le multe, perché sono pochi quelli che hanno qualcosa da perdere (anche le ganasce sono inutili a Napoli), crediamo che la prima dote che un sindaco debba avere sia la modestia, quindi la pazienza e la capacità d’ascolto.

Sono finiti i tempi dei napoletani autorevoli (l’ultimo, crediamo sia stato Valenzi) a cui la città portava rispetto “a prescindere” e per cui era pronta anche a fare sacrifici. Da allora chiunque dovrebbe avere - crediamo - la modestia dell’uomo che ascolta e propone e non di quello che giudica e dispone. Anche perché con la supponenza e la superbia, non solo si rischia di non governare ma, quasi sicuramente, nemmeno si viene eletti.

Alessandro Bongarzone

?ubblicista, esperto di comunicazione e multimedialità si occupa di formazione e comunicazione

www.dazebaonews.it

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