Sabato, 28 Maggio 2011 11:17

Se guidare è far l’amore…

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ROMA - C'era stato un temporale estivo nel pomeriggio; squarci viola nel cielo e rulli di tamburi e grandine come perle impazzite a rotolare sui tetti. Poi la voglia di partecipare fisicamente alla festa mescolandomi al vento e alla pioggia tiepida per le strade deserte della città. camminavo felice a piedi nudi per la via del Corso e piazza di Spagna accumulando piacere e freschezza, facendo mie tutte le pozzanghere color acciaio sorte fra i sampietrini consumati. Era venuta l'ora dell'arcobaleno. Il posto migliore per goderne era il bar dello zodiaco in cima alla collina di Monte Mario. Salii a bordo di Penelope, il mio maggiolone degli anni 70.


L'inseguimento iniziò sul lungotevere. Al primo semaforo si fermò accanto a me un uomo che vidi solamente con la coda dell'occhio sporgersi dal finestrino della sua auto e gesticolare nella mia direzione. La scena si ripetè ad ogni semaforo rosso e io chiusi il finestrino dalla parte destra della mia macchina e rimasi impassibile. Parcheggiai davanti al bar deserto. I tavoli e le sedie erano ancora gocciolanti di pioggia e mi affacciai su Roma divenuta
rosa e un arcobaleno memorabile; un gigantesco ponte color ghiaccioli che consentiva alla terra di raggiungere il cielo per pochi minuti. Riconosco l'uomo dell'inseguimento che raggiunge il mio tavolino trafelato e sento la sua voce rotta dall' emozione: "Mi scusi Signora, ma è una vita che la inseguo e che la sogno, che la desidero più di ogni cosa al mondo. Sono pronto  a fare follie per lei, rappresenta la perfezione, la bellezza assoluta, la grazia che non tramonta mai: tutto è sublime in lei; le rotondità, la grinta, l'eleganza ma cosa dico, di più, di più, una classe intramontabile e un aria, come dire, giovane e anticonformista, si, qualcosa di antico ma moderno, innocenza e trasgressione...sono pronto a tutto pur di averla, la prego mi dica una cifra, posso pagare qualunque prezzo glielo assicuro, lei è esattamente quello che ho sempre sognato, desiderato sia fuori che dentro e ora che le sono vicino vedo che è rimasta intatta, priva di interventi che avrebbero offeso la sua leggiadria. La supplico, mi dica quanto vuole e le faccio subito un assegno. Non mi respinga la prego, la supplico, me la faccia vedere: posso toccarla, entrare dentro solo per pochi istanti e respirare il suo profumo, almeno questo la prego ? "

Io, non ho parole per esprimere la mia indignazione e rimango pietrificata dall'orrore per alcuni secondi. E allora, lo vedo girarmi le spalle, avvicinarsi alla mia macchina, accarezzarla con dita tremanti, sussurrarle parole che non posso udire e timidamente aprire la portiera e sedersi davanti al grande volante nero. No, non mi sbaglio, sta piangendo come un bambino che ha ritrovato la madre persa nel mezzo della folla di una grande stazione ferroviaria.

Last modified on Sabato, 28 Maggio 2011 11:19

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