Sabato, 07 Novembre 2015 09:40

Torna in Italia Pablo Fajardo, l’avvocato delle vittime del disastro ecologico causato dalla Chevron in Ecuador Featured

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Torna in Italia Pablo Fajardo, l’avvocato delle vittime del disastro ecologico causato dalla Chevron in Ecuador Nella foto, Pablo Fajardo (a destra) intervistato da Roberto Malini l’anno scorso a Genova

MILANO -  L’avvocato Pablo Fajardo, eroe della lotta giuridica degli indigeni dell’Amazzonia ecuadoriana contro il gigante del petrolio Chevron Texaco, che con le sue trivellazioni illecite ha avvelenato l’ambiente naturale provocando un numero altissimo di vittime, oltre a un disastro ecologico-umanitario senza precedenti, ha ottenuto due grandi vittorie.

Un risultato tanto giusto quanto insperato, dopo la campagna diffamatoria messa in atto dalla Chevron Texaco, che per non corrispondere alle vittime del disastro i 18 miliari di euro di risarcimenti riconosciuto da un tribunale ecuadoriano, ha accusato gli indigeni di corruzione. “Chevron Texaco è arrivata a pagare l’ex giudice Guerra per farlo mentire in suo favore con il fine di ottenere un’ingiusta vittoria in tribunale”. L’ex magistrato Guerra, però ha recentemente ammesso, sotto giuramento, di aver mentito, così la calunniosa teoria cospiratrice di Chevron ha perduto qualsiasi fondamento e mette in luce la totale mancanza di scrupoli della multinazionale. Ricordiamo che fra il 1964 e il 1990, la Chevron Texaco avvelenò il delicato sistema ecologico della foresta pluviale ecuadoriana versano in esso 80 miliardi di metri cubi di sostanze altamente tossiche e 70 milioni di litri di petrolio, causando una strage presso le popolazioni indigene e compromettendo irreparabilmente un ambiente unico al mondo per la ricchezza della sua biodiversità. Dal 1993, quando un gruppo sparuto di indigeni denunciò la compagnia americana, ci sono voluti diciotto anni per ottenere il pronunciamento di un tribunale dell’Ecuador che mettesse la Chevron Texaco di fronte alle proprie responsabilità nel più tragico disastro ambientale di cui si abbia memoria. Tuttavia, finora la compagnia petrolifera non ha pagato un solo dollaro, perché in seguito alla sentenza del tribunale ecuadoriano, abbandonò il Paese portano con sé ogni risorsa economica, salvo la somma irrisoria di duemila dollari su un conto corrente. Questo, dopo essere riuscita a far dimezzare il risarcimento, da diciotto a novemila dollari. Una volta recisi i legami con l’Ecuador, la multinazionale ha tentato di trasformare le vittime delle sue trivellazioni irresponsabili in una banda di criminali ed estorsioni. L’avvocato Fajardo, nonostante le terribili pressioni, le minacce e le calunnie dall’azienda statunitense, ha tenuto duro e, come David contro Golia, ha assestato un colpo che potrebbe risultare decisivo al gigante arrogante e assassino. Ma le ammissioni dell’ex giudice Guerra non sono il solo risultato positivo che ha ottenuto l’avvocato, perché altrettanto importante è la recente decisione della Corte suprema del Canada, che ha riconosciuto la propria giurisdizione riguardo alle istanze presentate degli indigeni dell’Amazzonia ecuadoriana affinché sia omologata nel paese nordamericano la sentenza definitiva di condanna contro Chevron Texaco. Se ora la Corte suprema canadese riconoscerà l’omologazione, le vittime del disastro potrebbero accedere ai fondi che la compagnia petrolifera ha in Canada, ottenendo concretamente i primi risarcimenti. Presto Pablo Fajardo tornerà in Europa per una tournée che lo vedrà nelle principali capitali, dove riferirà in un ciclo di conferenze le novità in relazione a questo caso giuridico così significativo per le vittime del disastro in Ecuador e, in prospettiva, per le vittime di altre tragedie ecologiche e umanitarie causate dalla multinazionale in altre nazioni. Si prevede un incontro anche in Italia, a Milano, organizzato da un coraggioso giornalista, occasione in cui l’avvocato e un rappresentante delle popolazioni colpite dalla tragedia incontreranno Roberto Malini, Dario Picciau, Glenys Robinson, Fabio Patronelli, Steed Gamero e Daniela Malini, i difensori dei diritti umani membri di EveryOne Group che da tempo seguono e affiancano l’azione dell’avvocato e dell’Associazione delle vittime del disastro ecologico nell’Amazonia ecuadoriana.

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