Mercoledì, 20 Luglio 2011 14:56

Sono di parte. Scelgo la Democrazia!

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RAVENNA - Ho letto e riletto, più volte, il “proclama”, sarebbe meglio dire, il “cahier de doleance”, con cui questo sedicente signor “Spider Truman”, il nuovo vendicatore mascherato delle rete, svela - dice lui - la sua identità.



Letto e riletto, dicevo, perché - a prima vista - quelle che in definitiva non sono che elucubrazioni e (false) invettive, potrebbero anche apparire sensate.

Se non fosse... che, purtroppo, anche anagraficamente, quelli come me, iniziano ad essere adulti (il primo che dice: “Vecchi”, lo tronco). Ma, soprattutto, grazie proprio alla nostra età, abbiamo avuto modo, piacere, voglia e opportunità di partecipare ad una stagione di lotte: per la democrazia; per i diritti del lavoro e perché Costituzione e Diritti non si fermassero ai cancelli delle fabbriche; per l’emancipazione femminile; per l’emancipazione dei poveri a livello planetario e per l’autodeterminazione dei popoli.

In una parola, abbiamo avuto l’onore di batterci per il Socialismo. Per un grande ideale che ha segnato di se - nel bene e nel male - la storia del Novecento e dei secoli a venire. E di questa opportunità, non possiamo che ringraziare le grandi organizzazioni di massa. In primo luogo il Sindacato che ha fornito, ad un ragazzo di borgata, una grande ragione di vita e d’impegno che ancora perdura.

Quindi al “Partito” nel quale, io non marxista, ho scelto di dare, insieme ad altri credenti, il mio contributo di elaborazione e di lotta perché, come diceva Manfredi in un memorabile film del maestro Scola, “Le mezze porzioni potessero diventare intere per tutti”. Quel Partito Comunista, il più grande dell’occidente solo perché abbiamo avuto il peggior Partito Socialista del mondo, che ancora, ad ormai 20 anni esatti dal suo suicidio, spaventa i sonni della borghesia nazionale - sia quella cresciuta qui che quella importata dal Canada o dagli USA - solo perché predicava un mondo in cui si potesse “essere felici solo se lo erano davvero tutti gli altri”.

è per questo motivo, quindi, che il signor “Spider Truman” non m’incanta! Nel suo ragionamento sulla “casta” - badate bene, indifendibile, arrogante, impreparata, corrotta e corruttiva (mi fermo per amor di Patria) - non v’è una parola sulla democrazia; su un progetto alternativo di società. Solo minacce (di chissà quali “rivelazioni” gossippare) e patetici tentativi di creare coesione (?) e complicità (!) affermando che “Spider Truman è ovunque” perché sarebbe da cercare tra “il disoccupato che non trova lavoro perchè non ha santi in paradiso” e “ogni uomo e ogni donna che a luglio ed agosto non può permettersi nemmeno una settimana al mare”.

é su questa massificazione indistinta e mimetizzazione dei problemi veri delle persone in carne e ossa che cade il signor “Spider Truman”. Prima di tutto perché, quelli come me sono abituati a fare la “lotta a viso aperto”; ai presidi ai cancelli e nei luoghi di lavoro, senza caschi né maschere. Quelli come me hanno conosciuto persone (eroi) che  - nella lotta per i diritti, per il lavoro, la democrazia, il Sindacato - non hanno avuto paura di  pagare di persona le proprie scelte personali, professionali e politiche. Di cui, peraltro, ha fruito anche chi li irrideva o stava dall’altra parte.

Tutto il contrario del signor “Spider Truman”. Le sue accuse - come minimo - appaiono postume e, comunque, risentono del livore e del senso di rivalsa dello “scaricato”. Mettiamo, senza dubbio, la mano sul fuoco rispetto al fatto che avrebbe denunciato il malcostume e i privilegi della casta anche se fosse rimasto con “lei”. Ma ci si lasci il beneficio del dubbio rispetto alle modalità con cui è entrato in contatto con la casta procurandosi “il posto”.

Infine, in attesa di scoprire quale assemblea IMPORTANTE io abbia bucato per ritrovarmi con alcuni amici e parenti tra i fan del signor “Spider Truman”, mi preme ricordare che la corruzione è il prezzo, che si paga - un pò dappertutto - (in attesa dell’uomo nuovo del Che) alla democrazia partecipativa della politica organizzata in partiti.

Non mi piacerebbe che, per risolvere il problema di una politica monopolizzata dai ladri, solo perché l’articolo 49 è tra quelli inapplicati della nostra Costituzione, ci ritrovassimo a sancire che in Parlamento possono andare soltanto i “ricchi” che, sia durante il “ventennio” sia nella seconda Repubblica, non sono stati proprio uno specchio di virtù.

Combattere corruzione e privilegi sbagliati non vuol dire comprimere la democrazia e ridurla a barzelletta calderoliana. Il rischio è che, come quando abbiamo voluto dare un “mercato” all’Italia, abbiamo venduto indiscriminatamente gioielli e carrozzoni invece di cacciare via i boiardi di Stato (addebitandogli i costi dei fallimenti), oggi ci si metta nelle mani dei vendicatori mascherati invece di tornare alla partecipazione democratica e di massa.

Alessandro Bongarzone

?ubblicista, esperto di comunicazione e multimedialità si occupa di formazione e comunicazione

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