Martedì, 02 Agosto 2011 19:55

Strage di Oslo. Il sorriso ebefrenico di Anders Behring Breivik

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Scorrendo le foto Anders Behring Breivik, l’uomo che nell’isola di Utoya, a pochi chilometri da Oslo, ha ucciso a sangue freddo 74 persone, si rimane inorriditi di fronte al suo sorriso beffardo.
L’enorme atrocità del gesto rende dissonante quel sorriso che vediamo stampato sulle labbra del pluriomicida. E ci si chiede quale può essere il senso di quel sorriso, che uno psichiatra chiamerebbe ‘ebefrenico’. Ci si chiede anche se abbia un senso.

Cosa vuole comunicare Breivik con quella maschera assurda posta sul viso? Perché è chiaro che anche il linguaggio della fisiognomica del volto ha un significato, gli psichiatri lo sanno bene. Contestualizzando quella maschera agghiacciate si può pensare che sia una sfida alla società democratica norvegese che fino al poche ore prima della strage era sicura della propria identità democratica. Ma leggendo meglio c’è molto di più in quel sorriso che l’assassino esibisce, sicuro di sé. Assassino per niente dispiaciuto per ciò che ha fatto, perché per lui quei ragazzi morti, come lui ha detto, sono solo ‘effetti collaterali’ del suo disegno di moralizzazione dell’occidente cristiano: Breivik si è autodefinito “Un eroe, salvatore del nostro popolo e della Cristianità europea, un distruttore del male e un portatore di luce”. Anche nelle sue lucide testimonianze egli non prova neppure a mitigare i propri pensieri violenti cha hanno portato alla morte dei giovani innocenti.


Quel sorriso ebefrenico diviene poi molto eloquente per chi vuole leggerne il significato occulto. Sembra dire: “Voi siete come me, non lo dite … ma voi siete tutti come me , perché l’essere umano è per la morte dell’altro diverso da sé”. E, puntualmente, pochi giorni dopo la strage, cominciano ad arrivare conferme e legittimazioni al suo lucido pensiero divenuto tragedia.
Il primo è stato il membro della Lega Nord Mauro Borghezio il quale, durante la trasmissione la ‘Zanzara’ , su Radio 24, ha dichiarato che alcune delle posizioni espresse dal killer di Oslo sono “sicuramente condivisibili” come quella di “sostenere una necessità” di una “crociata”.  
“In Europa un 100 milioni di persone la pensano così”, ha detto Borghezio, ma non solo: “Molte idee di Anders Behring Breivik sono buone, alcune ottime. È stato strumentalizzato. È per colpa dell’invasione degli immigrati se poi sono sfociate nella violenza”. Sembra di stare in uno sketch demenziale nel quale Covatta affermava “Non siamo noi settentrionali ad essere razzisti siete voi che siete meridionali”. Questi sono i livelli culturali.
Dopo queste dichiarazioni La lega non ha potuto far altro che sospenderlo per tre mesi. Borghezio chiede scusa alla Norvegia, ma dopo qualche ora dai microfoni di  La7, nella trasmissione ‘In Onda’, esprime di nuovo il suo ‘sistema filosofico’: “Sono innocente, non ho detto niente di così grave da meritare la sanzione che considero ingiusta e infondata che però accetto perché sono un soldato militante (…) Le autorità norvegesi hanno accettato le mie condoglianze e le scuse per le mie parole pronunciate in modo inopportuno. Io condivido non quello che dice Breivik, ma le sue idee”.
Qualcuno ci illumini su questo discorso quantomeno contradditorio. Ma non è finita qui: “Io non meritavo la sospensione, al massimo un rimprovero scritto (…) Non confermo quelle parole (le sue N.d.R.) mi sono solo espresso male (…) I militanti sono con me. Basta registrare Radio Padania. La base ha capito le mie buone intenzioni”.
Basterebbero queste parole di Borghezio per capire il sorriso di Breivik: “In Europa un 100 milioni di persone la pensano così” e “I militanti sono con me.”


Poi venerdì 29 luglio, commentando la tragedia norvegese, l’ex leader del partito dell’estrema destra francese, Le Pen, ha dichiarato che le stragi di Oslo e Utoya siano “da collegare molto più all’ingenuità del governo norvegese che non alla follia di un pazzo”. Stesse frasi schizofreniche che dicono: non è stato un pazzo a compiere le atrocità ma il governo norvegese che ha sottovalutato l’immigrazione. Anche Le Pen, dice tra le righe, che la colpa non è di Breivik  ma degli immigrati. Per Le Pen il mostro di Oslo è solo “un individuo che, in preda a una follia passeggera, si mette a massacrare dei concittadini”.
È chiaro il discorso di Le Pen: per lui Breivik è un bravo cittadino qualunque che stufo dell’immigrazione che contamina l’occidente cristiano, un bel giorno prepara una bomba poi prende il fucile e fa una strage. Salta un particolare: la “follia passeggera” è durata vari anni; tanto ci è voluto perché Breivik pensasse, preparasse, e poi eseguisse la strage.
E allora, dato che lo capiscono anche i cretini che non si è trattato di una “follia passeggera”, cos’è accaduto nella mente di Anders Behring Breivik?
Leggiamo ciò che ne pensa lo psichiatra dell’analisi collettiva Massimo Fagioli intervistato dal settimanale ‘Left’ in edicola da venerdì 29 luglio: “In Breivik c’è un’onnipotenza di anaffettività. Queste persone non hanno rapporto interumano. Ad armarli è la perdita di ogni rapporto con la realtà umana. Vedono soltanto il male assoluto. È l’estremismo della ragione, questo radicalismo razionale che finisce nel fascismo nazismo.  Il professor Fagioli si sofferma soprattutto sulla patologia di Breivik, “Sono convinto, vista tutta la preparazione, che questa sia schizofrenia paranoide - chiarisce lo psichiatra - c'è il delirio assurdo, mostruoso fuori da ogni realtà. A differenza della sindrome paranoicale, qui c'è la percezione delirante, per cui d'improvviso in un’altra persona si vede Satana”.
Fagioli spiega anche matrici ideologiche del gesto e vede le radici di questa violenza assurda nella cultura della destra: “Non bisogna dimenticare che il nazismo è nazionalsocialismo, cioè spesso questi movimenti hanno una matrice popolare, di sinistra. Poi diventano delle dittature: lucide, fredde, pazze, come quelle di Hitler. E questa percezione delirante arriva alle conseguenze di eliminare il primo diverso, gli ebrei. Poi il secondo diverso, gli zingari. Di seguito il terzo diverso, i comunisti. Fino all'eliminazione di tutta l'umanità per restare da soli”. E conclude “Alla base c'è il fondamentalismo cristiano, quello che storicamente parte da Paolo di Tarso. – la logica che ha spinto alla strage Breivik  - “è una logica nettissimamente nazista, che passa per Spinoza, Hegel, Heidegger, Binswanger”.


Ora, dopo le parole dello psichiatra Massimo Fagioli, diviene più comprensibile sia la malattia mentale di Anders Behring Breivik, sia le radici culturali che gli hanno fatto scegliere quei bersagli che, secondo il suo delirio paranoide, erano ostacoli che si frapponevano alla purificazione cristiana dell’occidente. E comprendiamo ancora meglio quella maschera stampata sul suo volto perché egli con quel sorriso ci dice che è assolutamente tranquillo, perché si sente protetto dalla cultura occidentale che cerca la sua identità nelle radici cristiane da lui difese fino al martirio. Breivik è, secondo lui, eroe e martire di questa cultura che ha il difetto, per ora, di riconoscersi anche negli ideali della democrazia. Nel suo delirio Breivik crede fermamente che è la società occidentale ad essere schizofrenica , non se stesso: lui agisce quello che pensa, non c’è scissione tra il suo pensiero, malato, e l’atto, mentre l’occidente cristiano nascostamente pensa in un modo (che è quello di Breivik) e agisce in un altro. Ciò che il killer non capisce - come non capì la Germania nazista - perché è un malato di mente, è che sono queste credenze, di un’occidente purificato da altre etnie, che vanno combattute culturalmente. Ma come abbiamo visto è in buona compagnia, il suo pensiero malato è molto più comune di quanto ci si può aspettare e, purtroppo, non abita solo le stanze dei politici di destra, ma anche quelle di chi si definisce di sinistra, come il filosofo Gianni Vattimo, il quale afferma che le basi ideologiche della sinistra starebbero nel pensiero del cristiano-nazista Heidegger.
Sulle pagine di ‘MicroMega’, Vattimo non sembra aver dubbi nel considerare il sistema filosofico del pensatore tedesco come “la migliore base teoretica per iniziative politiche e sociali di sinistra”. Vattimo, come ha scritto Armando Torno sulle pagine del Corriere della Sera il 19 luglio, citando il filosofo statunitense Richard Rorty: “tesse insieme cristianesimo, Heidegger e ideali democratici”.
Il filosofo Vattimo, anche se non lo dice - e forse senza rendersene conto, - come Borghezio, il francese Le Pen, l’olandese Geert Wilders, l’ungherese Jobbik, pensa ad un’occidente cristiano, nazista, e democratico, dove, l’ultimo aggettivo, ‘democratico’, deve diventare solo la maschera dal sorriso ebefrenico della società occidentale, razzista, xenofoba, cristiano-fondamentalista.

 

 

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