Mercoledì, 13 Febbraio 2019 09:52

Pressenza. “Giornalisti indipendenti e attivisti: l’urgenza di fare rete”.

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ROMA - Tema del confronto “Giornalisti e attivisti, l’urgenza di fare rete,” ovvero come raccontare le disuguaglianze, discriminazioni, violenze affinché tocchino il cuore di platee, all’apparenza indifferenti:   grazie  alla direzione del giornalista e attivista per i diritti umani Dario Lo Scalzo, si è svolta a Roma nella Città dell’Altra Economia la seconda giornata di studi organizzata da Pressenza - Agenzia di stampa internazionale per la pace, la nonviolenza, l'umanesimo e la non discriminazione - in collaborazione con la Global Call to Action Against Poverty. In occasione dei dieci anni dalla nascita di Pressenza.

Il dibattito, moderato dalla giornalista free lance Lorella Beretta è stato introdotto da Domenico Musella, redattore di Pressenza e membro dello staff comunicazione del deputato umanista cileno Tomás Hirsch. Sono intervenuti Andrea Stocchiero, in rappresentanza della Coalizione italiana contro la povertà; Soumaïla Diawara, poeta del Mali; Marta Bellingreri, ricercatrice, giornalista freelance e volontaria di Alarm Phone; Riccardo Gatti, capo missione di Proactiva Open Arms; Alessandra Profilio, direttrice della testata online Italia che Cambia; Stefano Galieni, giornalista di Left; Sabika Shah Povia, giornalista dell’Associazione Carta di Roma; Stefano Corradino, direttore di Articolo 21.Per mettere a fuoco l’argomento i presenti si sono confrontati raccontando loro esperienze, dialogando sul presente, suggerendo prospettive future. Sentiti gli interventi del pubblico

Sumaila Diawara, un poeta del Mali che parla bene italiano, afferma come sia necessario fare rete non solo tra giornalisti e attivisti, ma anche tra artisti, scrittori, per creare una narrativa che aiuti a comprendere la realtà delle persone al di là di fake news e clichés.

Stefano Gallieni, giornalista di Left ritiene che se non si vogliono fare battaglie di retroguardia bisogna condividere le informazioni e dimostrarle con testimonianze, per fare un esempio raccontare Riace sul posto o i bambini di Lodi sul posto.

Sabika Shah Povia, giornalista italo - pakistana, precisa che seppur la sua sia una famiglia di migranti, tutti sono a posto, tutti perbene, tutti regolari: ne segue uno scoppio d’ilarità generale. Consiglia una maggiore capacità di fare squadra, di lavorare in gruppo, di non aver paura di una competizione alla quale le chiusure tra free-lance non sempre portano beneficio.

Marta Bellingreri volontaria di Alarm Phone ha raccontato le difficoltà di questa linea telefonica di Watch The Med, istituita nell’ottobre del 2014 da reti di attivisti e rappresentanti della società civile in Europa e NordAfrica. Alarm phone e una linea diretta e autorganizzata per rifugiati in difficoltà nelle acque del Mar Mediterraneo. Ma tale realtà sui media mainstream non riceve la giusta valutazione.

Per Andrea Stocchiero, il messaggio più forte resta quello della speranza.

Alessandra Profilio ritiene che si debba tenere conto e valorizzare quanto di buono esiste.

Per Anna Polo giornalista e attivista di Pressenza, bisogna rispondere a quelli che credono che in fondo ci si confronti sempre tra pochissimi, che a Piazza Della Scala a Milano, lo sciopero per il clima iniziato da una sola attivista, oggi è sempre più partecipato e continua a espandersi. In altre parole ciascuno è scintilla che alimenta la fiamma o goccia che scava il sasso.

Riccardo Gatti, comandante dell’Open Arms, uno degli eroi che salvano i migranti dal naufragio, osteggiati dall’ attuale governo giallo-verde, dice: “ Ora come ora, in mare non c’è nessuno ed è una conseguenza dell’atteggiamento dei governi europei che non rispettano le leggi del mare e i diritti umani. Abbiamo iniziato a lavorare quando le operazioni di salvataggio erano dirette dalla guardia costiera. Tutto ciò è stato distrutto. Posso fare un esempio di come si trovi il cavillo che mette in infrazione Open Arms e simili:’Le persone dovrebbero essere sbarcate prima possibile ma, qualora i porti maltesi o italiani non permettano lo sbarco, avendo superato il tempo stabilito le navi si trovano a violare la normativa”.  Continua Riccardo Gatti: “Ciò che è deficitario nell’informazione nasce dal fatto che sia così difficile sapere esattamente cosa avviene in mare, in aggiunta alla distruzione culturale degli ultimi decenni di governo in Italia, al bombardamento delle fake news. Tale distruzione culturale spiega come, attraverso menzogne, i sovranisti facciano breccia. Gatti racconta come lui stesso abbia dovuto recarsi dai responsabili di Sea Watch per capire cosa realmente fosse accaduto. Rileva come i migranti per mare non siano che il 10% del totale, a riprova di quanto sia falsata la narrativa della loro invasione. Riccardo Gatti spiega di aver soccorso in tre anni 60.000 persone e aggiunge che lasciarle morire è un omicidio. Poi termina con una metafora: “Quando un uomo col discorso incontra quello con lo slogan, l’uomo col discorso è un uomo morto”. Se ho capito il senso, ritengo che comunicare attraverso sintesi immediate e subliminali smuova sentimenti importanti. Ottimo sarebbe riuscire a riprodurlo per finalità di pace.

Stefano Corradino, da dieci anni direttore del quotidiano Articolo21, organo dell’associazione omonima nata il 27 febbraio 2002 che riunisce giornalisti, scrittori, registi, giuristi che si propongono di promuovere la libertà di pensiero, ha portato il suo saluto e l’adesione alla giornata di studio ricordando l’attività svolta negli anni da Articolo21, i reporter morti nel loro lavoro, rilevando come Articolo21 si muova anche a difesa di coloro i quali sono minacciati dalla mafia. Non c’è dubbio, infatti, che la qualità del futuro non possa non prescindere dal coraggio della verità.

Bruna Alasia

Giornalista e scrittrice

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