Martedì, 27 Settembre 2011 18:14

Il Sud non è per i giovani. Per il Rapporto Svimez 2011, aumentano gli anziani e diminuisce il lavoro

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«Il Mezzogiorno vede andar via parte del proprio futuro e, davanti a questo, il governo è vergognosamente inerte. Che fine hanno fatto i ministri del Sud? Dov'è il ministro Fitto? Cosa pensano le ministre Carfagna e Prestigiacomo? Dove sono tutti i figli del Mezzogiorno oggi sottosegretari?

Perchè hanno permesso che si arrivasse a questa situazione?». Lo chiede la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro commentando il rapporto Svimez. «Non sono anche loro - obietta - stufi dell'asse evidentemente sbilanciato a favore della Lega che penalizza drasticamente il Sud? Si sveglino e si attivino al più presto per il Mezzogiorno e perchè gli appelli del Presidente Napolitano non restino disattesi». «I dati resi oggi noti dallo Svimez sull'economia del Mezzogiorno presentano - sottolinea Anna Finocchiaro - una lucida analisi sui ritardi e i perduranti squilibri territoriali tra Nord e Sud dell'Italia. Sono la conferma che le differenze tra le due parti del Paese hanno ripreso ad aumentare nei principali dati economici, dal prodotto interno lordo all'occupazione, con un Mezzogiorno che paga ancora più pesantemente le conseguenze della grave crisi che ha investito l'Italia intera». «Ad aggravare una situazione già drammatica da anni, sono arrivate anche - conclude la capogruppo del Pd al Senato - le ultime manovre che, annuncia Svimez, peseranno al Sud quasi due punti di Pil in più rispetto al Nord e altro dato drammatico è quello dei giovani che emigrano verso Nord: oltre 600.000 in due anni».


Il Sud sta diventando un Paese per vecchi, con una senescenza demografica crescente e sempre meno lavoro per i giovani. La fotografia emerge dal Rapporto Svimez 2011 presentato oggi e dal quale si registra un incremento del fenomeno dell’emigrazione.


I DATI
Dal 2000 al 2009 ammontano a quasi 600mila gli emigrati dal Meridione. Circa uno su sei è napoletano. Nel solo 2009 sono partiti del Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord circa 109 mila abitanti. Riguardo alla provenienza, in testa per partenze la Campania, con una partenza su tre (33.800); 23.700 provengono dalla Sicilia, 19.600 dalla Puglia, 14,200 dalla Calabria. In direzione opposta, da Nord a Sud, 67mila persone. Lo rileva il Rapporto Svimez 2011. La regione preferita per il Mezzogiorno resta la Lombardia, che ha attratto nel 2009 quasi un migrante su quattro, seguita dalla Lombardia. Dal 2000 al 2009 583 mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno. La crisi del 2008-2009 ha colpito anche i pendolari meridionali, che hanno iniziato a non partire più in massa per il Centro-Nord. Nel 2010 i pendolari di lungo raggio da Sud a Nord sono stati 134mila, di cui 121mila diretti al Centro-Nord e oltre 13mila all’estero. Nel biennio 2008-2010, per effetto della crisi, i pendolari di lungo raggio si sono ridotti del 22,7%, in valori assoluti circa 40mila in meno del 2008.

Pur diminuendo in valori assoluti, è cresciuta però la componente laureata: dal 2004 sono stati il 6% in più del totale, a testimonianza dell’incapacità dell’area di assorbire manodopera qualificata. In totale, nel 2009, oltre il 54% aveva un titolo di studio medio-alto. I laureati emigrano soprattutto da Molise(27,8% del totale), Abruzzo (26,6%) e Puglia (24,8%). La maggior parte lavora nel settore industriale (56%).Nei prossimi venti anni il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro, nel Centro-Nord oltre un giovane su cinque sarà straniero.

Nel 2050 gli under 30 al Sud passeranno dagli attuali 7 milioni a meno di 5, mentre nel Centro-Nord saranno sopra gli 11 milioni. La quota di over 75 sulla popolazione complessiva passerà al Sud dall’attuale 8,3% al 18,4% nel 2050, superando il Centro-Nord dove raggiungerà il 16,5%.
Le cause secondo lo Svimez sarebbero da ricercare nella bassa natalità, bassissima attrazione di stranieri, emigrazione verso il Centro-Nord e l’estero. Il rischio è un vero e proprio «tsunami» demografico: da un’area giovane e ricca di menti e braccia il Mezzogiorno si trasformerà nel prossimo quarantennio in un’area spopolata, anziana, sempre più dipendente dal resto del Paese.
Il Mezzogiorno è in recessione, continua a crescere meno del Centro-Nord, e lavora ufficialmente meno di un giovane su tre con un tasso di disoccupazione reale che sarebbe del 25%. Un’area a rischio tsunami demografico, in cui nel 2050 gli over 75 cresceranno di dieci punti percentuali.


In base a valutazioni Svimez nel 2010 il Pil è aumentato nel Mezzogiorno dello 0,2%, in decisa controtendenza rispetto al -4,5% del 2009, ma distante di un punto e mezzo percentuale dalla performance del Centro-Nord (+1,7%). Non va meglio nel medio periodo: negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2010 il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa, -0,3%, decisamente distante dal + 3,5% del Centro-Nord, a testimonianza del perdurante divario di sviluppo tra le due aree.
In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno è passato dal 58,8% del valore del Centro Nord nel 2009 al 58,5% del 2010. In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil è stato di 25.583 euro, risultante dalla media tra i 29.869 euro del Centro-Nord e i 17.466 del Mezzogiorno. Nel 2010 la regione più ricca è stata la Lombardia, con 32.222 euro, seguita da Trentino Alto Adige (32.165 euro), Valle d’Aosta (31.993 euro), Emilia Romagna (30.798 euro) e Lazio (30.436 euro).
Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (21.574 euro), che comunque registra un valore di circa 2.200 euro al di sotto dell’Umbria, la regione più debole del Centro-Nord. Seguono il Molise (19.804), la Sardegna (19.552), la Basilicata (18.021 euro), la Sicilia (17.488), la Calabria (16.657) e la Puglia (16.932). La regione più povera è la Campania, con 16.372 euro.

Delle 533 mila unità perse in Italia tra il 2008 e il 2010, ben 281 mila sono nel Mezzogiorno. Nel Sud dunque pur essendo presenti meno del 30% degli occupati italiani si concentra il 60% delle perdite di lavoro determinate dalla crisi. Incide in questa area, più che altrove, il calo fortissimo dell’occupazione industriale (meno 120 mila addetti, che vuol dire quasi il 15% di calo, che diviene il 20% in Campania). Secondo la Svimez, per uscire dall’impasse occorre promuovere una nuova politica industriale specifica per il Sud, con risorse adeguate. Uno degli elementi fondamentali dovrebbe essere costituito dalla fiscalità di vantaggio. Svimez stima in 60,7 miliardi gli investimenti necessari a rilanciare il Mezzogiorno tra grandi infrastrutture di trasporto e logistica. Oltre ai 18 miliardi già disponibili sarebbero necessari altri 42,3 miliardi, da dedicare al potenziamento dell'Autostrada Salerno-Reggio Calabria e della Statale «Jonica», alla realizzazione di nuove tratte interne alla Sicilia, all'estensione dell'Alta Capacità (se non dell'Alta Velocità) nel tratto ferroviario Salerno-Reggio Calabria-Palermo-Catania e il nuovo asse ferroviario Napoli-Bari, e il Ponte sullo Stretto. Inoltre Svimez invita a puntare sulla produzione di energia da fonti rinnovabili (già oggi il 98% dell'energia eolica viene prodotta nel Mezzogiorno) e sulla geotermia.


DISOCCUPAZIONE 

Nel 2010 gli occupati in Italia sono stati 22 milioni 872mila unità, 153mila in meno rispetto al 2009, di cui 86.600 nel solo Mezzogiorno. Ma la vera e propria emergenza – rileva il Rapporto Svimez – è tra i giovani. Nel Mezzogiorno, il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (nel 2009 era del 33,3%): praticamente al Sud lavora meno di un gio-vane su tre. Situazione drammatica per le giovani donne, ferme nel 2010, al 23,3%, 25 punti in meno rispetto al Nord del Paese (56,5%). E' come se la «debolezza» sul mercato del lavoro, legata in tutto il Paese alla «condizione giovanile», al Sud si protraesse ben oltre l’età in cui ragionevolmente si può parlare di «giovani». Dal brain drain, cioè dalla «fuga dei cervelli», il drenaggio di capitale umano dalle aree deboli verso le aree a maggiore sviluppo, siamo ormai passati al brain waste, lo «spreco di cervelli», una sottoutilizzazione di dimensioni abnormi del capitale umano formato che non trova neppure più una valvola di sfogo nelle migrazioni. Nel 2010 il tasso di disoccupazione registrato uffi-cialmente è stato del 13,4% al Sud e del 6,4% al Centro-Nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro. Nel Centro-Nord la perdita di posti di lavoro tende a trasformarsi quasi interamente in ricerca di nuovi posti di lavoro; nel Mezzogiorno solo in minima parte diventa effetti-vamente ricerca di nuova occupazione. Rispetto all’anno precedente, i disoccupati sono aumentati più al Centro-Nord (+9,4%) che al Sud (+6,6%). In testa alla non invidiabile classifica, la Sicilia, con un tasso del 14,7%, seguita dalla Sardegna (14,1%) e dalla Campania (14%). In valori assoluti i disoccupati sono aumen-tati di 59.300 unità nel Mezzogiorno, di cui 18.500 in Campania e 12.600 in Puglia.


Il tasso di disoccupazione uf-ficiale rileva però una realtà in parte alterata. La zona grigia del mercato del lavoro continua ad ampliarsi per effetto in particolare dei disoccupati impliciti, di coloro cioè che non hanno effettuato azioni di ricerca nei sei mesi precedenti l’indagine. Considerando questa componente, il tasso di disoccupazione effettivo nel Centro-Nord supererebbe la soglia del 10% (ufficiale: 6,4) e al Sud raddoppierebbe, passan-do nel 2010 dal 13,4% al 25,3% (era stimato nel 23,9% nel 2009).
Dopo una riduzione di 110mila unità nel 2008, nel 2009 gli inattivi in età lavorativa sono cresciuti di 329mila unità nel 2009 e di 136mila nel 2010. Tra il 2003 e il 2010 gli inattivi in età da lavoro sono cresciuti nel Sud di oltre 750 mila unità.
Nel Sud – prosegue il Rapporto Svimez - cresce la domanda di lavoro in agricoltura (+2%), dopo la forte flessione del 2009 (-5,8%), con un forte boom in Calabria e Abruzzo, superiore al 10%. In calo l’industria, che segna -5,5%. Ancora peggio se consideriamo l’industria in senso stretto: -7,3%, più del doppio del Centro-Nord (-3,3%). La dinamica dell’occupazione industriale è sensibilmente negativa in tutte le regioni del Sud, particolarmente in Sicilia (-8,1%), Calabria (-6,9%) e Campania (-6,1%). Fa eccezione il Molise (+3,7%), per l’ampio ricorso alla cig. Giù anche i servizi, con un calo dello 0,4%, ben più marcato che nell’altra ripartizione (+0,2%). Particolarmente negativo il dato del Molise (-4,9%) e della Basilicata (-3,6%). In controtendenza la Sardegna (+3,1%).
In valori assoluti, il Sud ha perso nel 2010 77.500 unità nel settore industriale (-126.600 nel Centro-Nord), e 17.300 unità nei servizi (+52.100 nel Centro-Nord). Gli occupati in agricoltura sono cresciuti invece di 16.500 unità, di cui 8.400 al Centro-Nord e 8.100 al Sud (con una forbice compresa tra +5.800 in Calabria e -4.900 in Sardegna).


LE REAZIONI
«Le ultime manovre del governo non solo non servono a uscire dalla crisi, ma pesano più al sud che al nord». Lo ha detto il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario a commento dei dati dello Svimez diramati questa mattina. «Si tratta di numeri impressionanti perchè lo stesso rapporto, oltre a confermare che più di un terzo dei giovani del meridione è senza lavoro, certifica - sottolinea Belisario - una diversa crescita tra le due aree del Paese a vantaggio del settentrione. Insomma, chi produce meno paga di più». «È questa sarebbe l'equità sociale che il governo aveva promesso? Con questi numeri - sostiene Belisario - si producono soltanto danni terribili alle zone del Paese che avrebbero bisogno di maggiore sostegno e attenzione. Di fronte a numeri come questi qualsiasi esecutivo farebbe un passo indietro ammettendo il proprio fallimento». «I ministri e i parlamentari meridionali del centrodestra leggano attentamente il rapporto dello Svimez e su quella base - conclude Belisario- decidano se concedere ancora la fiducia a un governo fazioso che privilegia le regioni dove la Lega ha i suoi interessi elettorali».

«Il 2011 è trascorso fra tavole rotonde ed enunciazioni di fantomatici piani per il Sud e lo Svimez ci regala un altro quadro di un Mezzogiorno sempre più distante dal resto del Paese. Ribadiamo per questo ancora una volta la nostra richiesta al Governo per degli impegni precisi e concreti per lo sviluppo e l'occupazione al Sud. Su questi temi incalzeremo l'esecutivo senza sconti». Lo annuncia la senatrice di «Grande Sud» Adriana Poli Bortone. «Se i soldi ci sono - osserva Poli Bortone che fa parte del gruppo di Coesione Nazionale - ad esempio non capiamo perchè questo Piano per il Sud non decolla, vorremmo inoltre sapere se qualcuno è in grado di dirci quanti posti di lavoro si creerebbero attuando il piano. L'economia di un territorio si fa partendo dalle risorse umane, quindi dai nostri giovani, in fuga verso altri territori». «A chi dice che si tratta di flussi in parte naturali chiediamo - aggiunge la senatrice riferendosi alle dichiarazioni del ministro Fitto - se è giusto avere dei territori privi dei giovani. Il flusso è naturale se di fronte ad un giovane che lascia il Sud per andare al Nord c'è un altro giovane che fa il percorso inverso. Altrimenti si torna alle valige di cartone». «Infine - conclude la Poli Bortone - siamo d'accordo con Napolitano. Senza il rilancio del Mezzogiorno non c'è sviluppo per l'intero Paese».

«Il lavoro prima di tutto perchè non c'è crescita senza lavoro e non c'è lavoro senza crescita». Lo afferma il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy, commentando i dati diffusi dallo Svimez. «In un momento di estrema difficoltà finanziaria come l'attuale -osserva Loy- spetta alla politica tutta (nazionale e locale) passare una volta per tutte dalle parole ai fatti, indirizzando le risorse verso le vere emergenze del Mezzogiorno, a partire dall'occupazione giovanile e femminile e concentrandole su pochi e selezionati progetti in grado di costruire interventi coerenti, rendendo ad esempio finalmente operativo il credito di imposta per la nuova occupazione. Occorre, inoltre, prosegue il segretario, »investire nelle infrastrutture, quantificando le risorse disponibili per finanziare le opere già cantierabili che abbiano una valenza sovra regionale«. Secondo Loy se è condivisibile l'idea secondo la quale non ci può essere crescita aumentando il debito pubblico, è altrettanto vero che, da una parte, »non si possono sprecare le risorse europee spendendole poco e male e, dall'altra, non è più tollerabile che le risorse nazionali destinate al Mezzogiorno vengano utilizzate per fare cassa. È questo quello che la Uil si attende dalla politica. a partire già dai prossimi giorni«, conclude il segretario.


«I dati sul Mezzogiorno diffusi oggi dallo Svimez certificano il fallimento e l'inutilità del Piano per il Sud, spacciato dal Governo come la soluzione ai problemi del Meridione. Berlusconi aveva promesso 100 miliardi di investimenti, mentre fino a oggi ne sono stati impegnati soltanto 7 dal Cipe». Lo ha dichiarato Roberto Occhiuto, parlamentare dell'Udc e vicepresidente della Commissione Bilancio di Montecitorio. «La Banca del Mezzogiorno, proposta a inizio legislatura in pompa magna, è soltanto uno spot superato. Non c'è uno straccio di politica industriale. Insomma, il governo di Berlusconi e della Lega ha marginalizzato ancor di più il Sud -conclude Occhiuto- senza accontentare neanche il Nord. Complimenti!»

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