Mercoledì, 28 Marzo 2012 13:47

Alzheimer collettivo o rilancio del settore cultura? Ripartire dalle donne per fermare la perdita di memoria

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ROMA - La Sala della Crociera del Collegio Romano, la magnifica biblioteca del Ministero per i Beni e le attività Culturali, ha ospitato il seminario Storie di Donne, d’Arte e di Cultura, il lavoro non tutelato di chi tutela, chiudendo il ciclo di incontri del progetto ‘L’unità delle donne: 150 anni di lavoro femminile in Italia’ organizzato dalle Associazioni ‘Amici delle Biblioteche’ e ‘Vento di Tramontana’ e  premiato con medaglia dal Presidente della Repubblica.



L’incontro, pianificato in collaborazione con Fillea CGIL, Legambiente e il Coordinamento Donne in Bilico per la Cultura, ha voluto puntare il dito sul ‘paradosso Italia’, il paese con più alta concentrazione di patrimonio artistico ma con risorse dedicate al settore ridotte al minimo e attenzione politica spesso irrisoria.
Il settore, che vede una netta prevalenza femminile, da secoli dà lustro e prestigio a un’intera nazione, ma giace dimenticato tra precarietà, professioni destinate a rapida estinzione e finanziamenti esangui e mancato turn-over.

Il seminario, lontano da intenti autocommiserativi, ha scelto di inquadrare la questione, collocandola tra economia e mercato del lavoro: la vera Grande Opera, in grado di dare lavoro, di rilanciare sapere, formazione e turismo in Italia è quella che punta a investire nella cultura.
Nel nostro paese, in realtà, a fronte di una richiesta minima di spesa per la produzione di beni e servizi culturali stimata attorno al 2,6% del Pil, si investe solo lo 0,19%. Da noi, si ha una conoscenza dettagliata del numero dei capi di bestiame presenti, ma non si conosce nemmeno lontanamente quanti siano i lavoratori e le lavoratrici del settore cultura.

Snodandosi tra interventi di rappresentanti delle istituzioni, testimonianze di lavoratrici e lavoratori, relazioni di esponenti del mondo del lavoro e proposte di protagonisti di nuovi modelli di sviluppo economico sul territorio, il seminario ha proposto una visione innovativa e suggerito piste immediatamente operative e percorribili. Tra queste, il progetto presentato nel corso del dibattito di un vero e proprio censimento rivolto a tutti gli operatori dei beni e delle attività culturali per offrire dati certi atti a realizzare misure adeguate di programmazione e gestione del settore.

Dal seminario è emerso, inoltre, come la questione della differenza di genere, data l’altissima presenza femminile nel settore, possa rappresentare l’elemento determinante per ripensare una corretta gestione delle attività di tutela e valorizzazione dei beni culturali.
Parlare di cultura, lavoro, donna, rivalutare le professioni che ruotano attorno a questo settore così cruciale, esaltare il valore di beni non consumabili in una società che tutto esaurisce, è la ricetta che propone l’incontro, per evitare uno scivolamento progressivo verso un Alzheimer collettivo e la successiva perdita di contatto e memoria di quanto di più prezioso il nostro paese ha da sempre prodotto.

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