“Ridere rende liberi” è il titolo di uno studio di Antonella Ottai del Dipartimento di Storia dell’arte e spettacolo della Univ. Sapienza di Roma, porta il sottotitolo “comici nei campi nazisti”.

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Attuale e sconvolgente è “La governante”, per la prima volta in scena al teatro Quirino di Roma, per la regia di Guglielmo Ferro. 

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Dal 12 al 17 marzo al Teatro India in scena GIOIE E DOLORI NELLA VITA DELLE GIRAFFE del drammaturgo portoghese Tiago Rodrigues, portato in scena dal regista Teodoro Bonci del Bene. Una favola straniata e straniante sui contrasti, le disarmonie e gli opposti che caratterizzano la nostra sfuggente realtà. Un testo giocato su infiniti e sottilissimi scarti linguistici, delicati e profondi come sogni reali o come immagini rivelatrici e insensate, in cui tutto ci parla di contrasti e di dismisura, la vera cifra segreta del testo.

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ROMA – Salta agli occhi guardando questa commedia di Vitaliano Brancati, scritta nel lontano 1952, l’attualità delle problematiche che, ambientate nel perimetro della Sicilia baronale, tocca temi fondamentali per i diritti civili di ogni latitudine. Intorno al problema dell’omosessualità – che costò all’autore una censura italiana durata tredici anni – ruotano aspetti dell’etica, della responsabilità individuale, del perbenismo di comodo e di facciata, del quale si fa scudo il conformismo presente in ogni epoca, credo religioso e ideologico.

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PARIGI - Lo spettacolo dedicato a Clara Schumann, la famosa concertista moglie di Robert, scritto da Valeria Moretti, dopo essere stato messo in scena in Italia da Giuliana Lojodice con debutto al Festival di Ravello e in Croazia da Ksenja Prohaska, approda a Parigi al Théâtre de l’Ile Saint - Louis Paul Rey sabato 9 marzo alle ore 18,30 per l’interpretazione dell’attrice francese Christiane Mériel, che ne ha estratto brani salienti calandoli in un’atmosfera intimista e rarefatta. 

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ROMA - Questa commedia fu scritta nel 1952 e subito censurata. La scusa era quella del tema – allora molto scottante – dell’omosessualità, anche se Vitaliano Brancati sosteneva che «La sostanza della vicenda è più la calunnia che l’amore fra le due donne».

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Un’opera nata dall’idea di Gloria Imperi che permette di esplorare la complessità dell’universo femminile

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Sabato, 23 Febbraio 2019 12:09

Teatro Lo Spazio: MANGIA!

Uno spettacolo teatrale di e con Anna Piscopo sul desiderio di riscatto di una donna

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A recitare dieci detenuti con la partecipazione di Flavio Insinna

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ROMA - Chiamare le cose per nome è spesso l'unico modo di farle esistere. Il nome è il luogo della conoscenza, a volte dell'intimità. La dignità di essere nominati appartiene all’identità vera o definisce ciò che appare? L'importanza di chiamarsi Ernesto – che la regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia porta in scena alla Sala Umberto fino al 24 febbraio – è l'opera di Oscar Wilde nella quale il tema è affrontato con un'ironia dissacrante, paradossale, che la rende commedia piacevole e di grande attualità.

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