Brevissime
Vincenzo Musacchio

Vincenzo Musacchio

Giurista e docente di diritto penale, Direttore della Scuola di Legalità “Don Peppe Diana” di Roma e del Molise

Il titolo dell’articolo, è un pensiero di Paolo Borsellino, ci conferma che il contrasto alle mafie non si esaurisce nel lavoro della magistratura e delle forze di polizia. La lotta alle mafie è anche un’attività culturale di squadra, di gruppo, di unità.  C’è ancora tantissimo da fare perché le mafie nonostante gli sforzi e i risultati ottenuti non sono per nulla sconfitte, anzi sono più forti di prima. 

Venerdì, 20 Ottobre 2017 13:28

Il quarto livello delle mafie

Dopo il  fallito attentato dell’ Addaura del 21 giugno 1989, Giovanni Falcone affermò testualmente: "Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa Nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi.

Nel 2015 il commerciante napoletano Salvatore Castelluccio aveva detto no agli estorsori e senza esitare si era rivolto alle autorità di polizia per denunciare. Da allora vive sotto scorta. Purtroppo la “camorra” l’ha punito in modo esemplare: nel suo locale, non entra più nessuno. Pochi giorni fa, ha deciso di abbassare la saracinesca per sempre.

Domenica, 10 Settembre 2017 09:02

Le mafie sostituiranno lo Stato?

Che le mafie sono ormai organizzazioni potentissime è un dato inconfutabile. In questo momento le più potenti sono 'ndrangheta, camorra, mafia siciliana e pugliese. La prima organizzazione criminale gestisce la quasi totalità del traffico di cocaina e di stupefacenti.

Lunedì, 21 Agosto 2017 18:07

Lo Stato si consegna alle mafie

Pochi giorni fa il Procuratore Nazionale Antimafia nella sua relazione annuale sulla criminalità organizzata e sul terrorismo ha puntualizzato alcuni aspetti che in pochi hanno letto e in pochissimi hanno visto in tv e nei telegiornali. A tal proposito, come presidente dell’Osservatorio Regionale Antimafia del Molise, vorrei tornare sull’argomento. Franco Roberti ha detto, senza mezzi termini, che la mafia ormai si è infiltrata in tutti i gangli vitali dello Stato italiano.

L’usura, il pizzo, la prostituzione, gli affari nel settore turistico e i traffici di droga con l'Albania sono solo alcuni dei settori criminali da colpire. Per far questo occorre risolvere due principali problematiche. La prima: la sensibilizzazione del territorio; la seconda: la professionalità della magistratura e delle forze dell’ordine.

Crolla l'associazione di stampo mafioso. Così hanno stabilito i giudici del tribunale penale di Roma a conclusione del processo denominato “Mafia Capitale”. Da qui a dire che a Roma non ci sia la mafia mi sembra tuttavia un azzardo. Non entro nel merito della sentenza poiché attendo le motivazioni, ma una riflessione di politica criminale credo sia dovuta. Da questo processo (così come da altri della stessa specie) emerge un’esigenza ormai improrogabile.

Negli ultimi anni la Campania sta subendo un crescente livello d’insicurezza, raggiungendo picchi preoccupanti e, di fatto, ancora in aumento. Una parte di questa insicurezza è causata dalla delinquenza minorile, che sembra comporsi sui modelli della criminalità organizzata.

Domenica, 02 Luglio 2017 21:19

Politica, democrazia e lotta alle mafie

Vincenzo Musacchio, da sempre impegnato nella diffusione della legalità, contro la corruzione e le mafie. E’ presidente della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise nonché giurista e docente di diritto penale in varie Università italiane ed estere. Ha scritto molti articoli e saggi in materia di corruzione, criminalità organizzata e delitti dei colletti bianchi. E’ stato uno degli ultimi allievi di Giuliano Vassalli 

Angelo Niceta sta raccontando alla magistratura requirente palermitana le collusioni della sua famiglia con il gotha mafioso (da Bernardo Provenzano a Matteo Messina Denaro). Sia Antonino Di Matteo sia Pierangelo Padova hanno chiesto per lui l’estensione dello status giuridico di testimone di giustizia. La Commissione Centrale del Ministero dell’Interno ha primo concesso e poi negato tale beneficio ritenendo Niceta un collaboratore di giustizia.

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