Da una antica Stazione Ferroviaria dismessa, la Leopolda, è partita l'Offerta Pubblica di Acquisto sulla sinistra italiana.

Una scalata al potere rapida e senza sostanziale resistenza, capace di affascinare intellettuali e dirigenti di primo piano provenienti dalle grandi tradizioni della sinistra. Oggi, col Congresso che si sta celebrando, il Partito Democratico, da erede dell'Ulivo, compie la sua mutazione genetica in PDR. Viene alla mente, guardando all'impostazione congressuale di Renzi, dopo la sconfitta del 4 dicembre, Bertolt Brecht: "il Comitato Centrale ha deciso: poiché il popolo non è d'accordo, bisogna nominare un nuovo popolo". Maggioranza nel Partito e minoranza nella società.  

 

C'è bisogno di tutti quelli che condividono questo punto di vista. L'avevo auspicato, qualche giorno fa, su queste colonne. Ho ritrovato in molti spunti degli interventi di Napoli-da Roberto Speranza a Enrico Rossi, da Cecilia Guerra a Guglielmo Epifani- questo spirito plurale e inclusivo.  

Nessuno ha la verità, o una ricetta già pronta. Intanto occorre dar vita a un grande movimento politico dal basso, fortemente sociale, che organizzi e difenda chi è sfruttato, chi è solo, chi non ce la fa.  

Sentirsi a casa propria non vuol dire tornare in un edificio che non c'è più; di quell'edificio esistono reperti, bandiere, simboli, canzoni, oltreché macerie, che vanno curati, studiati ed esposti, e di cui va rinnovata la memoria, perché senza passato non si ha futuro. Il futuro ha un cuore antico.

Sentirsi a casa propria vuol dire invece navigare in mare aperto -memori di quanto in fondo al mare, in questi anni, sia affogata una generazione che fuggiva da guerre o cercava di vivere-, senza un cielo di stelle fisse, ma mossi da valori incrollabili. Avanti!, titolava la gloriosa testata socialista.

Si tratta di un'impresa non facile, che dovrà fare i conti con la contingenza -la maggioranza di Governo, i provvedimenti da votare in Parlamento, le elezioni amministrative-: ma solo dei pensieri lunghi possono far attraversare le tempeste più ravvicinate.

La politica, prima di tutto chi si definisce di sinistra, oggi sa poco della società: studia poco e ascolta poco. Sente , addirittura, poco le ansie e le sofferenze sociali. "Ama il prossimo tuo come te stesso": in politica, è un atto rivoluzionario. Gesù Cristo come primo socialista della storia. Camillo Prampolini, alla fine dell'800, che a quell'idea si ispirava, fondò un giornale che si chiamava "Lo scamiciato". Oggi i nuovi scamiciati fatichiamo a vederli, da quelli che attraversano a rischio della vita la linea di faglia tra Sud e Nord del mondo a quelli che ieri garantiti o ceto medio, la camicia nuova non ce la fanno a comprarla, fino alla generazione dei voucher e senza pensione. Non penso certo che un nuovo pauperismo possa far crescere la sinistra: ma occorre partire dal pauperismo che c'è, creato dai liberisti e anche da tutti quelli che, nel passato comunisti e socialisti, hanno creduto alla favola della fine della storia di Francis Fukuyama, per proporre invece una nuova distribuzione delle ricchezze, imposizioni ai grandi capitali finanziari, alle grandi rendite e ai più ricchi, investimenti, scuola, sanità, messa in sicurezza del territorio. Non è la sinistra della camicia bianca -"quella che non ho è la camicia bianca", cantava Fabrizio de André- col suo linguaggio e col suo parlare a chi è già forte, che può darci un futuro. La sinistra è di destra, scriveva qualche tempo fa Piero Sansonetti.

"Per conquistarmi il cielo, per guadagnarmi il sole" devi fare tue le ragioni degli scamiciati. I valori di un socialismo nuovo nei metodi e nelle soluzioni "affondano le proprie radici" -scrivevano i socialdemocratici a Bad Godesberg nel 1959- "nell'etica cristiana, nell'umanesimo e nella filosofia classica". Dopo il 1968, di cui ricorre fra qualche mese il 50°, con la rivoluzione delle donne e con la consapevolezza che va preservata la vita delle specie animali, vegetali e dell'ecosistema del pianeta, queste radici si sono allargate.

Articolo Uno, speriamo presto federazione di tutte le realtà progressiste e di sinistra, deve fare ora atti forti, simbolici, che dimostrino di voler realizzare una nuova prassi politica. Penso a due prime scelte, urgenti. Una grande inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, con un questionario che crei un legame di conoscenza, e di organizzazione con il lavoro così com'è. Ho già suggerito di pensare a vere e proprie "quote blu", sul modello di quelle rosa, che prevedano la partecipazione dei lavoratori a tutte le sedi decisionali del movimento, con una percentuale almeno del 30%.La seconda scelta è l'anagrafe, in tutti i territori, di associazioni, volontariato, gruppi, comitati locali e tematici che condividono un'istanza di trasformazione sociale, e a cui proporre di stipulare patti federativi. Bisognerebbe che già la Convenzione programmatica di Milano, a maggio, fosse pensata in questa forma aperta.

Alla Stazione Marittima le premesse c'erano tutte. Ora senza paura occorre andare in mare aperto.

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ROMA - Potrebbe avere conseguenze giudiziarie la testimonianza resa ieri al processo 'Mafia Capitale' dalla parlamentare Pd Micaela Campana che, tra qualche 'non ricordo' e spiegazioni smentite da fatti oggettivi, e' stata piu' volte invitata dal presidente del tribunale Rosanna Ianniello a "dire la verita'".

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ROMA - Alcuni risultati erano scontati (Roma, Napoli e Bologna), altri molto incerti (Milano e Trieste), uno (Torino) del tutto inatteso. A sorprenderci, dunque, non deve essere tanto l'esito di questi ballottaggi amministrativi quanto, più che mai, le proporzioni nelle quali sono maturati.

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ROMA - Il Movimento 5 Stelle trionfa a Roma e spazza via il Partito democratico D’altra parte il risultato era abbastanza scontato.

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ROMA - Più che una cronaca di quanto è avvenuto oggi al Palazzo dei Congressi dell'EUR, in uno dei quartieri più raffinati della Capitale, intendo fornirvi qui alcune impressioni che ho ricavato da questo ennesimo tentativo della sinistra di rimettersi in cammino.

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Martedì, 09 Febbraio 2016 07:38

A Milano è morto il centrosinistra. E adesso?

ROMA - Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sulla scomparsa definitiva del centrosinistra e del suo nobile progetto, le primarie di Milano hanno contribuito a fugarli. La vittoria di Giuseppe Sala, manager con importanti esperienze professionali alle spalle nonché commissario unico di Expo, spazza via in un colpo solo l’illusione di quanti ci spiegavano che, nonostante il renzismo arrembante, almeno sotto la Madonnina fosse possibile portare avanti la buona esperienza di governo del sindaco Pisapia.

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ROMA - Qualche tempo fa, venne fuori una disputa sul numero degli iscritti al Partito Democratico:  a lanciare l’allarme fu l’ex segretario del partito Pier Luigi Bersani: fu lui a dire che,da quando era segretario Renzi, gli iscritti erano diminuiti di ben 400 mila unità.

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ROMA - Ho assistito ad una parte dell'assemblea che ha segnato la nascita di Sinistra Italiana. Vorrei qui, con chiarezza e libertà di pensiero -anche ascoltando e leggendo gli anatemi incrociati di queste ore- dire cosa mi è piaciuto e cosa non mi è piaciuto, e dare due consigli. 

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Sabato, 31 Ottobre 2015 15:16

Roma, adesso voltare pagina

ROMA - Ora che finalmente Ignazio Marino è ex sindaco di Roma, nella capitale è necessario voltare pagina. La gestione commissariale affidata tempestivamente al prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, dovrà fronteggiare diverse sfide, prima fra tutte garantire un sano avvio del Giubileo che si aprirà l’8 dicembre, e assicurare un equilibrato ritorno alla ‘normalità’ di una città disorientata dagli ultimi accadimenti. Nel frattempo, i partiti serrano le file in vista delle elezioni che con ogni probabilità si terranno la prossima primavera.

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Giovedì, 29 Ottobre 2015 14:00

Caso Marino, “Non smettiamo di indignarci”

ROMA - E’ ufficiale dunque: Marino ha ritirato le dimissioni e vuole andare alla conta in Aula, sperando di recuperare agli occhi del mondo politico e dell’opinione pubblica un minimo di credibilità. Questo però non accadrà. Al di là dell’esito di questa vicenda, difficilmente il sindaco - sul piano formale lo è ancora - potrà sanare la ferita che ha aperto in seno a questa città.

Le lotte interne al Pd romano, figlie legittime di quelle aperte nel partito a livello nazionale, in questi giorni sono emerse in maniera prepotente, quasi a far pagare un conto che si era aperto con la candidatura mal digerita di questo genovese, dal primo momento corpo estraneo rispetto alla città e alla sua politica. Quella candidatura, insomma, era nata male e di conseguenza anche la sua elezione a sindaco. Qualcuno ha osservato che non tutta l’esperienza della Giunta guidata da Marino va giudicata negativamente. Ma una cosa è certa: mai nessuno avrebbe potuto immaginare un esito più imbarazzante e avvilente. Per la città innanzitutto e per i suoi cittadini. E’ vero, i romani ne hanno viste tante e sono abituati alla tracotanza del palazzo, ma questa volta c’è qualcosa di inedito. E’ il modo con cui si stanno trattando le istituzioni cittadine con un balletto indecoroso di decisioni, dietrofront, annunci e ‘ci penserò’. E il ceto politico che ruota attorno a tutto questo appare ancora più disorientato, privo di incidenza politica. Il partito di maggioranza, ovvero il Pd, in primis.

Ma quello che è ancora più grave è che si sta alzando l’asticella, sì l’asticella del degrado e dell’irresponsabilità della politica. Ciò vuol dire che se ora siamo almeno sconcertati per quanto sta accadendo, la prossima volta (anche se speriamo vivamente che non ci sarà), lo saremo un po’ meno fino a quando non ci scandalizzeremo affatto. Insomma, il pericolo è l’assuefazione. Così come ci siamo assuefatti agli scandali, alle tangenti, alle ‘dame nere’ e agli arresti per corruzione per appalti e gare truccate. Nel ’92 ai tempi di Mani Pulite c’era stato un sussulto da parte dell’opinione pubblica per le ruberie dei partiti. L’intero Paese si era indignato e aveva alzato la voce. A distanza di 14 anni, a quanto pare le mazzette non hanno mai smesso di girare, gli scandali ci sono ancora, ma nessuno si indigna più.

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