Venerdì, 17 Giugno 2011 12:07

“Abbracciami”, un racconto ‘parascientifico’ di Giorgio Mereu

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Continuiamo con la serie di racconti brevi, scritti da vari autori, che verranno pubblicati con una cadenza di circa dieci giorni. Vi presentiamo “ Abbracciami”, un racconto ‘parascientifico’ di Giorgio Mereu




ABBRACCIAMI

Per i figli si fa qualsiasi sacrificio, questo è vero; nel mio caso si fa qualsiasi sacrificio pur di averli e di averli sani. Io e Francesca, mia moglie, abbiamo aspettato qualche anno, giusto il tempo di goderci il matrimonio: qualche vacanzetta, piccoli sfizi e appena si è potuto avere una casa un po’ più grande abbiamo comprato una bella station wagon a rate e ci siamo dichiarati pronti per avere un figlio.
Abbiamo tribolato un pochino, anzi sembrava che ci fossero problemi ad avere figli. “Signora”, diceva il suo ginecologo, “ i figli si fanno quando si è un po’ più giovani, magari se ne fanno uno dietro l’altro, così crescono insieme e si fanno compagnia, non si governa la natura”. Allora giù di brutto con ormoni, conteggi, esami, e così via. Poi abbiamo avuto il dubbio che fossi io il problema, allora vai dall’andrologo, fai il test di fertilità, la storia di tutta la vita: che hai mangiato, che malattie hai avuto, dove lavori….Proprio sul dove lavoro erano sorti i primi dubbi. Che lavoro faccio? Io sono tecnico specializzato alla sala controllo reattori della centrale nucleare di Foce Rossa, non lontano dalla capitale.


Insomma, sicurezza o no, i dubbi stavano diventando una certezza: la causa ero io. E giù lacrime ed imprecazioni, poi un bel giorno toh! Un ritardino, che poi è diventato un ritardo e poi una gioia inaspettata. Francesca incinta, di me per fortuna, perché il dubbio viene a tutti, figurarsi nel mio caso.
Insomma una gravidanza nata sotto il segno della gioia ma con ascendente in ANSIA.
Difatti eccoci qui, nella sala di attesa del più importante centro nazionale di diagnostica prenatale, non lo passa solo il servizio sanitario, ovvero è mutuabile ma i tempi di attesa sono talmente lunghi che il bambino potrebbe nascere prima della visita. Però c’è la possibilità “solvibili” ovvero, se paghi in attività “intramoenia”, il tempo di attesa scende ad una settimana. Il giorno della visita vai alla cassa, gli lasci un pacco di soldi (anche con il bancomat) ed un professorone con il suo codazzo di aiuti ti fa una ecografia tridimensionale a colori, esame mineralometrico, densitometrico e neuromagnetico, con il nuovissimo macchinario giapponese CENKO 9000 della Hazoma Industries Corporation . Praticamente, in un solo esame, non invasivo, hai la certezza che la creatura nel grembo della mamma sia sana e pronta per venire al mondo.
Certo che avrei evitato di spendere tutti questi soldi, però è stato proprio il ginecologo di mia moglie a suggerirci questo esame. L’ultima visita aveva avuto problemi di “lettura” dei dati; sviluppo, battito cardiaco e sesso (a proposito sappiamo già che è un maschietto) ma non aveva stampato le solite foto ovvero le aveva visualizzate e aveva guardato e riguardato a lungo.
Digitato dati e orientato cursori e coordinate, ma aveva un’espressione non convinta.
Finito l’esame, ci aveva rassicurato, ma aveva dei dubbi su alcuni dati, probabilmente era lo strumento ma forse sarebbe stato meglio un controllo con un sistema più preciso, così tanto per stare tranquilli al 101%.
Quindi eccoci qui e tanto per stare tranquilli con il macchinario ed il professore meglio del meglio. Mentre faccio finta di leggere e sembrare tranquillo arriva una giovane dottoressa in tenuta da sala operatoria azzurra, si prende mia moglie e la porta alla visita. “Lei no, attenda qui”, mi dice.
Ora posso lasciarmi andare all’ansia, colpetti di tosse stizzosa, strizzate di occhi a tutto spiano, piede nervoso. Mi allontano per un caffè alla macchinetta, e spero di tornare con mia moglie già fuori che mi dice che è tutto a posto. Di caffè faccio a tempo a prenderne due, fuori il pomeriggio si fa sera, dalla finestra della sala di attesa vedo diminuire le auto nel parcheggio. Quando ormai il nervosismo è prossimo al panico, arriva un dottore giovane, anche lui in tenuta operatoria ma è solo un fatto di igiene e comodità mi spiega. Si affaccia sulla porta, cortesemente mi dà la mano e si presenta, penso che sia lui il Professore. Mi accompagna in un ambulatorio, schermi di computer, stampanti, un macchinario che sembra il sedile di un aereo da caccia ed il solito ronzio degli impianti di raffreddamento dei sistemi elettronici.
Fa un po’ freddino difatti, ma per fortuna mi scorta in una stanza adiacente, dove dietro una scrivania dirigenziale siede il professore.
Mia moglie è seduta di fronte a lui, sembra infreddolita e sfinita. Il Professore è cortese e sembra distratto dai fogli che sta osservando.
I due giovani medici suoi aiuti entrano, gli portano una serie di fotografie e una cartella di fogli e hanno l’espressione di chi non vuole mancare a un evento speciale.
Mi siedo accanto a mia moglie, ha le mani gelate e mi guarda con espressione interrogativa.
“Il suo ginecologo ha fatto bene a mandarla qui”, esordisce il professore e fa un cenno alla giovane dottoressa che accende un monitor a schermo piatto davanti a noi. Compare una foto a colori, di un corpicino. Sembra essere fatta con quelle telecamere che leggono il calore; ad ogni parte del corpo corrisponde un colore, poi un paio di colpi di tasto e diventa una fotografia vera e propria, altamente definita.
“Il feto, come già sapevate, è maschio. Tutti i dati vitali sono regolari così come le analisi che riguardano lo sviluppo neuronale, scheletrico e degli organi interni. In sostanza è sano e vitale… ”
E fin qui tutto bene, pensavo.
“Abbiamo prolungato l’indagine per acquisire alcuni dati su una particolare conformazione” - riprese il professore - “questa particolarità, che non è una malformazione. E’ che il feto ha quattro braccia dotate di articolazioni di congiunzione alle spalle, muscolatura  e mani normali. Dicevo che abbiamo prolungato l’esame per verificare la mobilità che non sia la solita fluttuazione libera all’interno del sacco amniotico. Abbiamo registrato contrazioni delle dita della mani ed abbiamo sufficiente certezza di credere che si tratti di arti perfettamente funzionanti e neurologicamente controllati…”.
L’abisso si spalanca nel mio stomaco, non ho il coraggio di guardare mia moglie, sento i sensi di colpa artigliarmi i polmoni: mio figlio è un ragno e la colpa è mia perché lavoro in una centrale nucleare, io sono un padre untore che ha generato un figlio alieno.
Poi mi sento benissimo, una leggera nausea, vedo tutto bianco poi nero.

Mi riprendo su un lettino, con le gambe in alto e la dottoressa che mi sveglia con un tampone di acqua fredda sulla fronte.
Mi riprendo e mi fanno sedere sul bordo del lettino, non c’è biasimo o desolazione, anzi mia moglie mi sorride dolcemente, i medici sdrammatizzano, il professore aspetta che mi sia ripreso e ci chiede di rivederci dopodomani per un nuovo controllo (stavolta gratuito) e in attesa delle decisioni del caso si offre di seguire il caso clinico insieme a tutta la sua equipe.
La notte passerà senza sonno, discutendo come fare e cosa fare, decidendo una cosa e poi ritrattandola. Il giorno dopo non vado a lavorare, mi prendo un paio di giorni di ferie. Senza riposo o comunque con una breve sonno agitatissimo. Il resto della giornata è come la notte, fare e disfare decisioni ed infine la determinazione: nostro figlio sarebbe un infelice, un fenomeno da circo, la sua infelicità sarebbe stata la nostra, ci saremmo autodistrutti e lui con noi. Non si poteva andare avanti.
Il giorno seguente il professore ci fa chiamare dalla sua segretaria, l’appuntamento non è in clinica ma nel suo studio alle 16. Non ci preoccupiamo dei vestiti o della barba lunga, andiamo alla visita con l’idea di chiudere questo incubo.
Lo studio del professore è in una bellissima palazzina del miglior quartiere residenziale della città.
Niente mobilio usato o riviste stantie, stile e opulenza fanno a gara anche nella sala di attesa.
Il professore ci riceve insieme a lui un signore altrettanto distinto. Ce lo presenta; è il direttore ricerche di una della più grandi società farmaceutiche a livello mondiale.
Non siamo quindi lì per una visita, d’altronde il Professore dispone del modernissimo macchinario diagnostico solo in una struttura pubblica, in quanto non potrebbe mai permettersi i costi di acquisto e di mantenimento di tale meraviglia della tecnologia.
Dopo aver ricapitolato i risultati delle analisi, prende la parola il suo ospite: “E’ comprensibile che una situazione come questa sia una specie di tempesta che travolge tutte le speranze e le aspettative di una coppia. E’ anche normale che ci sia un desiderio di fuga da questa realtà e si prendano decisioni drastiche dettate dall’emozione o anche da una sorta di panico per il futuro, sia della creatura che della famiglia. Però bisogna trovare il coraggio di essere razionali e realisti”.
Per un attimo pensò che invece di essere il dirigente di una grande industria sia una specie di santone pronto a farci la morale, il che mi darebbe l’estro per sfogarmi un po’ con i soliti dispensatori di consigli, ma è quello che dice dopo a colpirmi: “ Per entrare nel merito delle cose, io sono qui, grazie al Professore che mi ha voluto informare con molta discrezione della situazione, per proporvi un accordo con la nostra azienda. Ovvero, la signora porterà avanti la gravidanza ed il parto avverrà, con la massima discrezione,  in una clinica estera di primissima qualità e di garanzia per la salute della signora e del ‘piccolo”.
“Il bambino sarà poi ospitato in una nostra struttura clinica per un periodo da determinare in seguito. In cambio della possibilità di poter approfondire i nostri studi sulle cause che hanno determinato la straordinaria struttura fisica del neonato, la nostra azienda è disposta ad offrirvi cinque milioni di euro. Inoltre ci accolleremo qualsiasi spesa di soggiorno, casa o albergo per voi, trasporto ed altro che possa esservi utile in modo da essere vicino al bambino e poterlo vedere quando vorrete.”
“Lei ci sta proponendo di darvi nostro figlio in cambio di soldi, cioè nascondere un fenomeno da circo facendolo passare per un caso scientifico…ma lei ... lei è….”.
“Si contenga - intervenne il professore - vostro figlio non è un fenomeno da baraccone, forse non ha capito che ci troviamo di fronte alla nuova frontiera dell’umanità. Di casi da circo ne ho visti assai nella mia carriera, ma questa volta non è così. Vostro figlio ha una vitalità e parametri fisici talmente nella norma che posso giurarvi che sarà un uomo normale intellettivamente e fisicamente.”
“Ecco, vede…- si rinserì  lo scienziato dopo l’assist del professore - quella del vostro bambino non è una deformazione, ma è probabilmente l’inizio di una mutazione della specie umana e voi siete il primo caso in tutta l’umanità. - Fece una pausa e riprese -  E’ comprensibile che voi non siate preparati a questo fatto, come non lo sarebbe la società. Non voglio dire che vostro figlio sarebbe un superuomo ma sarebbe il nuovo punto di riferimento o di ripartenza di tutto, dal mondo del lavoro allo sport, sarebbe un nuovo eccezionale tipo di atleta e su di lui si baserebbe anche tutta  una nuova giurisprudenza per definire il suo pieno titolo di essere umano…”.
Ci rimbambirono di chiacchiere, lo scienziato ci offrì di tutto, dall’assistenza psicologica, alla scorta, dalle vacanze dopo il parto, fino ad una macchina con autista.
Mia moglie, che poi era molto più parte in causa di me, ascoltava ed ogni tanto deglutiva ma non una sola parola. Io ero nella massima confusione ed esplosi: ”Ora basta!!” urlai senza sapere cosa però dire dopo, presi Francesca per il polso e la portai fuori. Il professore ci raggiunse sul portone:
”Ragionate, pensateci su, non siate impulsivi, è in gioco il vostro futuro. Andate a casa e pensateci, domani sera vi richiamo io.” Andammo via ammutoliti, a casa fu anche peggio.
Francesca non sapeva cosa fare, ad ogni domanda di cosa pensasse era tutto un “... non lo so, non lo so!”.
Cenammo con latte e biscotti, prima di andare a dormire Francesca mi guardò e mi disse sommessamente: “Ti prego, aiutami tu, decidi tu, non so che fare!”.
Una parola, decidi tu! Erano ormai tre giorni senza sonno e di non vivere. Il dramma era piombato nelle nostre esistenze. Poi senza decenza, due baroni della medicina ci chiedevano di dargli nostro figlio, Ahh! Ci mancherebbe altro!! Lo facciano con i figli loro!!
Figli, io penso a lui come se fosse già qui ... però… che frase ha usato lo scienziato? Ah sì, la nuova frontiera dell’umanità, ha detto pure ‘superuomo’, frasi ad effetto….Certo che se nascesse così, figlio di gente normale,  sarebbe un bel problema per lui la vita eh, pensa a scuola.
Mi sdraiai sul divano e lentamente mi addormentai. Sognai mio figlio in tutti i modi: lo vedevo in catene come King Kong, poi come un’astronauta, poi come il portiere della nazionale di calcio.
Mi svegliai con le ossa rotte, erano le tre di notte. Rimasi sul divano e accesi la tv, davano la replica di un reality show, di quelli dove dei ragazzi vivono insieme nella stessa casa e fanno di tutto pur di rimanere per ultimi e avere un posticino nel mondo dello spettacolo. Che non fa la gente per soldi, eh? Ce di peggio, c’è anche chi manda i figli in mezzo ad una strada a lavorare e che diamine di lavori!!
Certo è che mio figlio, se mi dessero tutti quei soldi, non avrebbe preoccupazioni per tutta la vita.
Manco sarebbe nato e già avrebbe avuto assicurata una vita tranquilla, cure, agiatezza e poi … eh superuomo. Io, il padre del superuomo, assaporai diversamente questa parola.
Francesca mi aveva detto: decidi tu. Alle sei del mattino chiamai il Professore sul cellulare, mi rispose insonnolito ma speranzoso: “Professore, accettiamo.”
“Bravi ... - rispose - … non parli con nessuno, ci vediamo alle 16 nel mio studio”.
Io, poi,  ho preso l’aspettativa per motivi di famiglia.
Ci hanno fatto firmare un contratto presso uno studio legale.
Ora siamo qui in aereo, prima classe , tra dieci ore saremo a destinazione, intanto provo a dormire.
Mentre l’aereo vola verso la sua destinazione transatlantica, in Giappone sono le dieci del mattino.
Nella sala riunioni, il direttore tecnico della più grande azienda di apparecchiature per le ecografie la Hazoma Industries Corporation, ha appena rassegnato le dimissioni dal suo incarico al consiglio di amministrazione.
L’azienda, leader del settore, dovrà ritirare tutti i macchinari della serie CENKO 9000.
La causa; un dipendente infedele, per vendetta, a causa di un mancato aumento di stipendio, ha infettato con un virus il programma elettronico di una  macchina. Una macchina sola, ma che mette in discussione tutta la serie prodotta.
Il virus provoca un’alterazione dei dati di lettura ma soprattutto contiene uno scherzo terribile: raddoppia a caso la visione degli arti del feto.

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