Lunedì, 16 Maggio 2016 11:26

Udine. “Metronomi & Rose. Le compositrici”, per superare la cultura del pregiudizio verso la donna

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UDINE – Sfaldare la cultura del pregiudizio verso l’immagine della donna in ambito creativo-musicale e divulgare le opere scritte da compositrici appartenenti a diversi periodi storici e contemporanee. E’ l’obiettivo della festa “Metronomi & Rose. Le compositrici” prevista il 26 maggio alle 20.30 (ingresso libero) all’Auditorium del Centro Balducci di Zugliano-Udine.

Contestualmente, verrà consegnato il Premio Le Metronome 2016 (giunto alla seconda edizione) al Maestro Giovanna Marini. La serata vedrà un Concerto dedicato alla diffusione delle opere musicali scritte da compositrici di diverse nazionalità e composte in un arco di tempo che copre circa 900 anni. Sarà una sorta di campione della creatività musicale femminile, tante volte negata nei manuali di Storia della Musica e nella programmazione dei teatri.

La manifestazione, che verrà presentata da Giusy Cozzutti, avrà un programma di sala con opere composte esclusivamente da compositrici. Ed è in questa prospettiva che il Premio Le Metronome 2016 verrà consegnato all’instancabile musicista, compositrice, ricercatrice, scrittrice, animatrice culturale e insegnante romana Giovanna Marini, che riceverà una creazione appositamente realizzata dall’artista del vetro Sara Valentina.

Nove gli artisti che si alterneranno sul palco del Balducci da Katia Marioni (ghironda) al Duo Rachele Glorioso (pianoforte) & Laura Micelli (clarinetto), da Paola Selva (chitarra) a Elisa Frausin (violoncello) & Pierpaolo Levi (pianoforte), dal Duo Michele Pucci & Alberto Chicayban (chitarra flamenca, chitarra classica, chitarra a 10 corde e voce) fino al Cantiere Armonico (coro) con la direzione di Marco Toller.

Ampio il ventaglio delle compositrici (ben quattordici) scelte come campione della creatività musicale femminile, provenienti da Italia e Brasile, Azerbaijan e Germania, Messico e Francia, Argentina e Olanda. A coprire una storia di quasi 900 anni, vi saranno le opere del XII secolo di Hildegard Von Bingen, del Cinquecento e Seicento di Francesca Caccini, dell’Ottocento e dei primi del Novecento composte da Clara Wieck Schumann e Chiquinha Gonzaga, del Novecento con Teresa De Rogatis, Henriëtte Hilda Bosmans e Ida Presti, fino ad arrivare ai giorni nostri con Eladia Blazquez, Paola Selva, Aziza Mustafa Zadeh e Giovanna Marini.

Se domandassimo a 100.000 persone i nomi di alcuni compositori di musica concertistica colta, la maggioranza riuscirebbe forse a pronunciare quelli arci noti di Bach, Mozart o Beethoven. Invece, se la domanda riguardasse i nomi di compositrici, forse non ne verrebbe in mente nemmeno uno. Neanche donne con buona formazione tecnico-musicale, o vere professioniste della Musica, saprebbero menzionare anche una sola compositrice al di fuori, forse, di Clara Wieck Schumann. È anche vero, però, che tante enciclopedie, dizionari musicali, trattati di Storia della Musica ed opere di pedagogia musicale ignorano del tutto l’immagine della compositrice, come se non fossero mai esistite donne con il talento della creazione musicale.

Una valutazione rispetto ai libri di Storia della Musica pubblicati negli Stati Uniti d’America tra il 1979 e il 1985 ha rivelato alcuni dati significativi: più del 45% di tutti quei libri menzionava una o nessuna compositrice, mentre il 18% ne indicava solo tre o più. Sono passati trent’anni da quella ricerca, ma la situazione nel mondo non è cambiata, nonostante qualche interessamento accademico qua e là. Tra la poliedrica Hildegard Von Bingen nata alla fine dell’anno Mille (Germania, 1098–1179) e Sofija Asgatovna Gubajdulina (Russia, 1931), nata ad 833 anni di distanza dalla prima, vi sono state certamente decine di compositrici geniali o, come minimo, interessanti. Dove sono finite le loro opere? Dove sono le compositrici dei nostri giorni?

Non si tratta qui di invocare una sciocca par condicio fra compositori e compositrici, ma di evidenziare l’assurda perpetuazione di un grave errore storico: quello di non prendere in considerazione nelle opere informative e didattiche, nella programmazione culturale dei mezzi di informazione e anche nell’organizzazione di concerti la musica delle compositrici, come se non fossero mai esistite.

Tornando al Premio Le Metronome, è stato assegnato a Giovanna Marini con le seguenti motivazioni.

Dal Ventesimo secolo la musica colta europea è invasa da pretese compositive di stampo scientifico o costruttivista che, in maniera paradossale, affermano di combattere l’affettività e l’eredità musicale dei popoli. È facile verificare anche l’insistente presenza di modelli musicali senza faccia, imposti da un certo colonialismo globalizzante. Dall’altra parte, nel panorama europeo della cosiddetta musica popolare, vige sottomissione pressoché totale a modelli nord americani con la quasi scomparsa dell’originalità, insieme alla trasformazione generale della vocalità per adattarla a vezzi modaioli di cantanti fabbricati negli Stati Uniti d’America.

La via musicale di Giovanna Marini è diametralmente opposta. Con ingredienti della tradizione popolare delle diverse regioni del Paese, associati ad elementi colti propri del mestiere di compositrice, Giovanna Marini ha saputo creare un linguaggio musicale originale, raffinato e profondamente rappresentativo dell’identità musicale italiana ed europea. Il linguaggio compositivo di Giovanna Marini, come quelli di Béla Bártok, Villa-Lobos o Zoltán Kodály, mantiene il colore dell’affettività, il sapere ed i segreti della tradizione musicale centenaria della sua gente, per regalare al Mondo una sonorità italiana ed europea rinnovata.

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