Venerdì, 20 Maggio 2016 16:05

Prima festa dei Borghi Autentici d’Italia

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L’Italia di pietra e buona volontà si racconterà il 22 maggio durante la prima Giornata Nazionale dei Borghi Autentici. La giornata del 22 maggio, come la stessa associazione Borghi Autentici d’Italia -  BAI -  servirà a dare forza alle comunità dei piccoli centri, a spingerle a offrire il meglio di sé e a rendersi visibili e attraenti.  E’ previsto anche un certificato di qualità

ROMA - C’è un’Italia di vicoli in salita e pomeriggi silenziosi, di ore in cui accarezzano l’aria soltanto lo scorrere pacifico della fontana in piazza e la legna che brucia. C’è un Paese di paesi, dove un campanile e un passaggio a livello scandiscono il tempo della vita. C’è molto di più. È l’Italia dei borghi e rischia di sparire. Qui i figli della città si rifugiano in certi fine settimana di amarezza, vengono a ritrovare se stessi, a dimenticare amori finiti, a recuperare geometrie della verità nella cucina instancabile di una nonna caparbia. Qui i figli della città passano a volte le loro vacanze, ma non sanno che i bei paesaggi e l’aria pulita nascondono tante opportunità. Quest’Italia di pietra e buona volontà si racconterà il 22 maggio durante la prima Giornata Nazionale dei Borghi Autentici, mostrerà il dinamismo e la vitalità di una bellezza che non vuole morire né essere considerata figlia di un dio minore. In 13 regioni italiane 48 dei 244 territori uniti nell’associazione Borghi Autentici d’Italia hanno organizzato una festa diffusa che prevede escursioni, attività ecologiche, concerti, concorsi fotografici, aperture straordinarie di musei, degustazioni, visite guidate gratuite, laboratori di artigianato tradizionale e altre iniziative. 

I Borghi Autentici d’Italia - La giornata del 22 maggio, come la stessa associazione Borghi Autentici d’Italia, servirà a dare forza alle comunità dei piccoli centri, a spingerle a offrire il meglio di sé e a rendersi visibili e attraenti. Se è vero quanto ci dice l’ISTAT, cioè che in Italia ci sono almeno 1000 “città fantasma”, molti paesi si spopolano e su oltre 8.000 comuni il 72 % ha meno di 5000 abitanti, si capisce che i borghi sono in pericolo. Anche Legambiente e Piccola Grande Italia hanno promosso per l’inizio di giugno un evento dal titolo Voler bene all’Italia. Piccoli comuni in festa. E quando le feste si moltiplicano così è perché di solito ci si sente in colpa o si hanno cattivi presagi. 

Il presidente di BAI, Ivan Stomeo, spiega che l’associazione si dedica prima di tutto alle comunità, perché è lì che si trova l’anima dei borghi. BAI cerca di aiutare i territori associati a raggiungere determinati standard ecologici, urbanistici, sociali, che permetteranno loro di attrarre nuovi residenti o almeno di far sì che quelli presenti non migrino verso le grandi città.

L’associazione si è dotata di un manifesto molto articolato, e a dire il vero a volte imperscrutabile, per indicare le linee guida verso il rinnovamento. Il documento prevede otto punti: 1) essere comunità aperte e solidali; 2) sostenere e attrarre i giovani e le loro idee;  3) riqualificazione urbana, tutela del paesaggio, gestione energetica sostenibile; 4) Welfare di comunità; 5) “saper fare” nell’agricoltura e nell’artigianato; 5)economia della cultura che coinvolga pubblico e privati; 6) il progetto Comunità ospitali; 8) pubblica amministrazione efficiente.   

Borghi autentici certificati - Uno strumento di cui si è dotato il BAI è la certificazione. Tutti gli associati devono infatti raggiungere degli standard minimi, ma quei comuni che vogliano un attestato di qualità possono volontariamente richiederlo. Dovranno allora redigere un Piano di miglioramento e conformarsi a 6 principi che riprendono gli 8 punti del manifesto. Un comitato di tecnici verificherà che gli obiettivi previsti dall’accordo vengano raggiunti e che questo avvenga nei tempi stabiliti. 

Come è inevitabile, questo meccanismo crea una divisione all’interno del BAI. Un borgo certificato sarà, almeno sulla carta, un borgo ‘ancora’ più autentico degli altri. Questo dovrebbe spingere molti comuni a intraprendere il percorso per comprovare la loro eccellenza. È evidente infatti che il presidente Ivan Stomeo vuole limitare quanto più il rischio che si proceda in ordine sparso (come a volte sembra che avvenga, basti leggere con attenzione il programma della giornata del 22 maggio), ed è impegnato perché, pur non omologandosi in senso negativo, i borghi si adeguino a una conformità di base definita dall’associazione con un approccio sistemico. Detto più semplicemente: il BAI vuole evitare che i comuni si associno solo per godere dei privilegi di una rete che attrae turisti, residenti, investimenti, senza però condividere in maniera efficace e impegnata i principi dell’associazione.   

Montesegale (Pv) è stato il primo Borgo Autentico Certificato. 

Comunità ospitali - Alberto Renzi,consulente del BAI per il turismo, ci spiega che alla base del “turismo di comunità” che i borghi autentici stanno sperimentando c’è la lunga esperienza della cooperazione internazionale. In molti Paesi poveri uno dei modi per creare economie consiste in una forma di turismo partecipato: la comunità è coinvolta nell’accoglienza del visitatore, lo guida, gli fa scoprire i punti di forza del territorio, fa sì che il viaggiatore possa vivere le atmosfere reali dei luoghi, che possa conoscere, anche grazie a laboratori, l’artigianato locale, le tradizioni. Una comunità impegnata e  imprenditrice di se stessa è una comunità meno soggetta a spopolamento e diaspore. 

Nella comunità ospitale i visitatori possono contare su un “tutor”, una figura professionale che diventa il loro punto di riferimento e li aiuta a diventare “cittadini temporanei”.

La comunità ospitale ha poi altri punti di forza come: la “Rete ricettiva diffusa” nel centro storico, che può dare occasioni di lavoro anche a molti giovani, le Case degli ospiti con funzioni organizzative e servizi per svolgere attività comuni, una rete di ristoranti a kilometri zero, un cartellone unico degli eventi  e, tra l’altro, un sito di e-commerce (attivo probabilmente prima dell’estate) dedicato alla vendita di prodotti enogastronomici e dell’artigianato delle Comunità ospitali.

Molti borghi, molte storie – Un sistema virtuoso aiuta anche i suoi cittadini a crescere. Sono molte le storie positive che i Borghi autentici possono raccontare. La Scurcola Marsicana, per esempio, per assicurare al suo comune un aspetto più ordinato, cerca di promuovere il rifacimento delle facciate del borgo, mettendo a disposizione 10.000 euro l’anno. E proprio in questo paesino è nata l’idea di Ernesto Papa, che converte le vecchie bici in e-bike, cioè biciclette con la pedalata assistita: una mobilità sostenibile che aiuta ad arrampicarsi per i vicoli e i viottoli dei paesini italiani. Oggi Ernesto Papa riesce a vivere di questo con una produzione non enorme ma continua di e-bike.

Vicino a Caserta è nato il laboratorio di scarpe artigianali “Marruca”, dove Elena di Cristo e altri artigiani realizzano calzature fatte quasi completamente a mano. Oggi si spostano in tutta Italia per far conoscere il loro prodotto e ricevono molti ordini dall’estero.

Marina Castaldini, che si occupa dei progetti culturali del BAI, ci racconta inoltre di altre belle esperienze nate nei borghi autentici. La casa del gusto della Costiera Amalfitana, un laboratorio permanente di ricerca, formazione ed educazione sensoriale e alimentare.  A Satriano di Lucania è nato invece un allestimento permanente dedicato al peperoncino Pepem Fabuleum. A Scontrone (L’Aquila) c’è il Museo Internazionale della Donna nell’Arte, a Civitacampomarano il Cvtà Street Fest, un festival dedicato alla street art, a Berceto(Parma) da 10 anni, lo Squinterno Festival, che prevede numerosi eventi culturali con artisti europei.

Tra le tante storie diverte e fa pensare infine quella del Museo Sa Corono Arrubia del comune di Collinas in Sardegna, nel Medio Campidano. Questa piccola realtà diretta da Paolo Arena è riuscita a vincere la medaglia d’argento del #MuseumWeek2016, la settimana mondiale dedicata alla promozione del patrimonio culturale. I ‘twittatori’ del museo hanno avuto la meglio persino sul British Museum e sul Louvre.

 

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