Domenica, 11 Settembre 2011 20:43

Venezia 68. Il fascino del leone fragile

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LIDO DI VENEZIA (dal nostro inviato) -  Vedere un film alla mostra di Venezia, uno dei templi gloriosi alzati all’uomo delle stelle, non è come vederlo altrove. Spira un venticello di mare dentro le sale, il pubblico è attento, ci sono i registi e gli attori,  gli appassionati battono le mani fino a sfiancarsi, la sensazione  è di comunione,  un rito in qualche modo sacro



Di questa sacralità il Leone d’oro è suggello anche se, in ogni dopo festival, i commenti sono tanti e non tutti favorevoli. L’unanimità del Leone assegnato all’elitario  “Faust” é una garanzia,  pur se personalmente preferisco opere con linguaggio più semplice, diciamo pure più popolare -  che non vuol dire superficiale -  pur se il Cronenberg di “A dangerous method”, rimasto a mani vuote, fa pensare.

Ma ogni Leone d’oro è un Leone fragile, soltanto il tempo sarà vero arbitro dello spessore artistico di un film, come lo è di ogni altra cosa.  Luchino Visconti nel 1954, in concorso con “Senso” si vide superare dal film Giulietta e Romeo  di Renato Castellani,  nel 1960 a Rocco e i suoi fratelli, fu preferito un film d'oltralpe, Il passaggio del Reno di André Cayatte. Ce li ricordiamo? I premi restano importanti, ma sono indicazioni. Inossidabile diverrà  il racconto che più appassiona e che più ci serve, le immagini realmente cibo per la nostra anima.



Si può scommettere intanto che una delle opere meritevoli che daranno fiato al botteghino è “Shame” di Steve Mac Queen, protagonista il  bravissimo Michael Fassbender, al quale è andata la coppa Volpi per la migliore interpretazione. Un Leone d’oro Mc Queen non avrebbe mai potuto vincerlo (lo hanno premiato gli stagisti di Cinemavvenire, ma loro non hanno condizionamenti) dato che il suo attore, tra l’altro bellissimo, per quasi tutto il tempo è nudo. Però  la gente andrà a vedere il film perché “parla come magna”, penserà a qualcuno che ha realmente conosciuto, si sentirà toccata nelle  problematiche più profonde - la solitudine malgrado un’indigestione di sesso -  e si chiederà, con un filo d’angoscia, come mai questo accade.

Bruna Alasia

Giornalista e scrittrice

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