Martedì, 12 Giugno 2012 14:22

Galleria Nazionale d’Arte Moderna. “Warhol: Headlines” fino al 9 settembre

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ROMA - “FATE PRESTO” è stato consacrato titolo dell’anno 2011: in prima pagina  “Il sole 24 ore” sollecitava cosi interventi urgenti per salvarsi dalla crisi economica.

Lo stesso direttore  ha confessato di averlo “rubato” al quotidiano di Napoli “Il mattino” il quale, il 23 novembre del 1980 - tre giorni dopo il terremoto che sconvolse l'Irpinia, migliaia di morti e una terra straziata -  supplicava le autorità a “salvare chi è ancora vivo, ad aiutare chi non ha più nulla". A dargli risonanza mondiale e conferirgli dignità artistica, ci pensò Andy Warhol immortalandolo in tre pannelli in acrilico di 2,70 metri per 2 commissionatigli nel 1981 dal gallerista napoletano Lucio Amelio proprio per ricordare il tragico evento e conservati nel Palazzo Reale di Caserta. Dal 12 giugno è possibile vederli nella romana Galleria nazionale d’arte moderna nella mostra “Warhol: Headlines”  aperta fino al 9 settembre.


 I titoli dei giornali hanno rappresentato per l’artista una delle tante sue fonti di ispirazione e a Roma “la miriade dei lavori in cui Warhol li riprodusse o vi fece riferimento viene definita e presentata come un corpus coerente per la prima volta”. Un’idea che l’artista  maturò quando lavorava come grafico pubblicitario a New York agli inizi degli anni 50, era poco più che ventenne, osservando il lavoro di selezione dei giornalisti per presentare le notizie. “Le opere con i titoli di giornale, dimostrano – ha spiegato la curatrice  Molly Donovan nel corso della presentazione della mostra alla Galleria nazionale d’arte moderna – che l’artista assunse sia il ruolo di redattore che quello di autore, scegliendo articoli già pubblicati che poi raccontava di nuovo usando nuovi formati”. I suoi giornali preferiti erano quelli che vengono chiamati in America tabloid, e che noi definiamo scandalistici, attratto com’era dal loro linguaggio melodrammatico che preferiva a quelli con una reputazione più seria tipo il “New York Times” o, se fossimo in Italia, “La Stampa” o “Il Corriere della sera”. La filosofia che guidava Warhol in questa scelta era la convinzione che “la società è composta da persone nobili e comuni, da omosessuali ed eterosessuali, da bianchi e da neri e in questo tipo di giornali gli scandali ricevono lo stesso trattamento degli eventi naturali o delle tragedie che coinvolgono l’umanità”. Un trattamento che fu poi riservato a lui stesso quando rimase vittima di un attentato che lo costrinse in ospedale per due mesi e sul quale è stato realizzato anche un film, “I Shot Andy Warhol” (Ho sparato a Andy Warhol), che ricostruisce le ragioni per le quali Valerie Solanas, una femminista radicale, gli esplose alcuni colpi di pistola.  


I materiali sui quali l’artista lavorava erano, come ben sappiamo, tra i più disparati e tra questi, appunto, i giornali che collezionava con diligenza maniacale tirandoli fuori da scatoloni numerati per trasformarli in opere d’arte seriali. Un concetto comune a tutta l’opera di Warhol e che ha rivoluzionato il paradigma dell’unicità dell’opera d’arte.
A Roma è possibile vedere un centinaio di “Headlines” provenienti da collezioni europee e americane. La mostra è organizzata dalla National Gallery di Washington, in collaborazione con l’Andy Warhol Museum di Pittsburgh (dove andrà da ottobre di quest’anno a gennaio 2013), con la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, il Museum fur Moderne Kunst di Francoforte e la sponsorizzazione della Terra Foundation.

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