Domenica, 17 Novembre 2013 19:03

Riflessioni sulla 55. Biennale Arte di Venezia in chiusura

Scritto da
Massimiliano Gioni, curatore della 55 Biennale Arte di Venezia Massimiliano Gioni, curatore della 55 Biennale Arte di Venezia

La conoscenza, l’inconscio e i dolori del giovane Gioni 

A una settimana dalla chiusura della 55.Esposizione d’Arte-la Biennale di Venezia, raccogliamo impressioni e appunti per proporre una breve riflessione intorno alla proposta del direttore di questa edizione, Massimiliano Gioni.

Alla giusta distanza dalla inaugurazione, appare evidente come il lavoro del curatore/direttore abbia segnato in maniera precipua il corso de la Biennale degli ultimi anni, attraverso un progetto complesso, stratificato e con elementi di personale guizzo curatoriale che non si vedevano a Venezia probabilmente dai tempi di Harald Zeeman.

Già il titolo – guida del progetto e sunto del suo senso – è un segno preciso.  Di contro alla scelta usuale di assegnare a la Biennale titoli spesso pretestuosi, cappelli ampi sotto cui far rientrare tutto il possibile, Gioni con “Il Palazzo Enciclopedico” ha invertito la rotta, proponendo un tema che raccoglie in sé il tutto ma segnando, al contempo, un limite concettuale preciso.

Il tema della mostra parte dall’idea (mai concretizzatasi) dell’artista italo-americano Marino Auriti, il quale nel 1955 depositò presso l’ufficio brevetti statunitense il progetto di un museo, che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell’umanità. Il palazzo, dalle enormi dimensioni, non fu mai realizzato, ma la visione di un unicum in grado di raccogliere, sintetizzare e diffondere la globalità del sapere è stata condivisa, come sfida, da Gioni.

Considerando l’ovvia impossibilità dell’impresa, la scelta del curatore di affrontare la questione dal punto di vista dell’approccio psicanalitico – soffermandosi sulla valenza strutturale dell’inconscio nella costruzione della conoscenza e della consapevolezza – ha consentito l’elaborazione di un discorso visivo organico e approfondito che non esclude arti minori (come il fumetto), artisti poco noti e finanche non artisti.

In questo modo Gioni ha effettivamente lavorato sulla transdisciplinarietà dell’arte contemporanea, evidenziando anche le contraddizioni del mercato – fermamente ancorato alla “purezza”  e alle regole della “notorietà” – e degli operatori (critici, curatori, fondazioni, riviste…) che pur promulgando le contaminazioni in realtà rimangono ancorati alle regole dello stretto mercato.

La numerosa presenza in mostra di artisti non professionisti (come quelli arrivati all’arte attraverso sperimentazione terapeutica personale) da una parte conferma il suddetto approccio innovativo, dall’altra però – a causa dell’insistenza sul profilo dell’autocoscienza e dell’inconscio come via conoscitiva – appare come precisa dichiarazione politica anche intorno all’arte e all’identità dell’artista, non condivisibile nella misura in cui esclude la conoscenza come risultato di lavoro scientifico e della ricerca continuativa che segna (e deve segnare) il percorso dell’artista in quanto tale. 

La mostra – che parte significativamente dal libro rosso di Jung – si sviluppa quasi come un percorso psicoanalitico, soffermandosi particolarmente (talvolta finanche troppo) su alcune tematiche tipiche, quali l’infanzia e la sessualità, vissuta perlopiù nei termini di perversione, sofferenza, oscurità. Risulta quasi l’esplorazione di un soggetto in analisi sebbene – e di qui l’ulteriore stratificazione – sia evidente uno studio curatoriale rigoroso che sottende, tradendolo, il concetto portante della mostra.

In generale emerge con chiarezza il segnale di un cambiamento, che si spera abbia un seguito nelle prossime edizioni. È evidente che Gioni ha elaborato un progetto complesso, quale è sempre quello de la  Biennale, senza cedere a facili scelte (come è accaduto in altre edizioni) riuscendo a compiere un’impresa difficile, elaborando un chiaro pensiero critico al centro del progetto e processo espositivo. Dovrebbe essere ovvio, ma non sempre lo è.

   Federica La Paglia

Critica, curatrice di arte contemporanea e consulente comunicazione

Correlati

LAB.jpg

ITC.jpg

SIAMO.jpg

Cerca nel sito

300x300.jpg

Poesia

La fragile follia

In noi è la visione dell’essere la follia… Le fragili ragioni del cuore un mondo perduto in silenzi in lacrime nell’indifferenza.

Mirella Narducci - avatar Mirella Narducci

Madre ti troverò

Sento la tua voce tra le foglie del melo son piene di sapore calore…racchiudono sospiri da tanto trattenuti.

Mirella Narducci - avatar Mirella Narducci

Speech Art

La cultura dentro e fuori l’Accademia. Intervista a Julia Draganović

Abbiamo incontrato la neodirettrice di Villa Massimo, Accademia tedesca a Roma. Con lei abbiamo parlato di promozione culturale, del senso della Istituzione che guida e di come la cultura sia...

   Federica La Paglia   - avatar Federica La Paglia

Coaching Cafè

Coaching: cosa potenzia le probabilità di superare una sfida personale?

Se stai leggendo queste poche righe, forse è perché stai riponendo attenzione a tematiche legate alla crescita personale, forse ti stai ponendo un nuovo obiettivo, forse stai pensando di attuare...

Caterina Carbonardi - avatar Caterina Carbonardi

Opinioni

Feltrinelli.“Gli inganni di Pandora” di Eva Cantarella. Recensione

L’origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica.

Alessandra Rinaldi - avatar Alessandra Rinaldi

Sinergie nella «Silicon Valley italiana». A Roma un nuovo «polo aggregativo» tr…

La Formazione Professionale incontra il mondo scolastico,  imprenditoriale, ecclesiale, sindacale e politico

Greta Crea - avatar Greta Crea

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Velletri n. 1/2011 del 27/01/2011
Direttore responsabile Alessandro Ambrosin Redazione +39 338 4911077
per info scrivi a: [email protected]