Giovedì, 05 Dicembre 2013 16:48

Palazzo delle Esposizioni. Anni '70 a Roma

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Alighiero Boetti, Mettere al mondo il mondo, 1972-1973  Penna biro su carta intelata, Collezione privata Courtesy Tornabuoni Arte, Firenze Alighiero Boetti, Mettere al mondo il mondo, 1972-1973 Penna biro su carta intelata, Collezione privata Courtesy Tornabuoni Arte, Firenze

ROMA - Le opere di circa ottanta autori italiani e internazionali saranno raccolte nel nome di un decennio e di una città. Un binomio, anni settanta e Roma, che ricondurrà a una realtà vitalizzata dall'intreccio di linguaggi differenti, teatro di sperimentazioni, accogliente bacino di culture visive diverse. Una realtà densa di avvenimenti di portata internazionale, dotata, al tempo stesso, di una sua propria identità.

Il Palazzo delle Esposizioni con questa iniziativa prosegue l'indagine avviata negli anni novanta con la serie di mostre dedicate a Roma e al tempo stesso porta a compimento la ricerca intrapresa nel 1995 con il volume e la mostra documentaria intitolati Roma in mostra 1970-1979. Materiali per la documentazione di mostre, azioni, performance, dibattiti.

Gli anni settanta del secolo scorso sono stati un decennio controverso. Identificato, generalmente, per i suoi conflitti, potrebbe, invece, essere inteso come fertile e costruttivo, segnato, soprattutto a Roma, dall'adesione ai valori visivi, di autonomia e di portato universale dell'opera. La mostra, sulle basi della ricerca che l'ha preceduta, lo testimonierà con una posizione di bilanciamento tra indagine storica e interpretazione.
Offrirà un'indagine allargata, proponendo insieme ad opere e autori acclamati, aspetti meno noti ma significativi, senza rinunciare ad articolare una determinata versione dei fatti.

Protagoniste assolute dell'intero percorso espositivo saranno le opere, tutte realizzate o mostrate negli anni settanta a Roma grazie alla presenza di una vitale compagine di artisti e al dinamismo di un eccezionale novero di gallerie e associazioni culturali, L'Attico di Fabio Sargentini, La Tartaruga di Plinio De Martiis, La Salita di Gian Tomaso Liverani, Gian Enzo Sperone, Konrad Fischer, Ugo Ferranti, gli Incontri Internazionali d'Arte fondati nel 1970 da Graziella Lonardi Buontempo e diretti da Achille Bonito Oliva, e numerose altre, alla cui attività va sommata quella della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e dello stesso Palazzo delle Esposizioni.

Avranno risalto le opere degli autori esordienti allo scorcio degli anni sessanta o nell'arco del decennio preso in esame: Gino De Dominicis, Vettor Pisani, Luigi Ontani, Salvo, Ketty La Rocca, Michele Zaza, Sandro Chia, Carlo Maria Mariani, Ettore Spalletti, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Ferruccio De Filippi, Maurizio Benveduti, Tullio Catalano e Franco Falasca con il loro Ufficio per l'immaginazione preventiva, il collettivo Videobase, Francesco Matarrese, Tomaso Binga, Verita Monselles, Suzanne Santoro, Gianfranco Notargiacomo, Franco Vaccari, Albero Garutti, Mimmo Germanà, Laura Grisi, Bruno Ceccobelli, Stefano Di Stasio, Franco Piruca, Vittorio Messina, Giuseppe Salvatori, Felice Levini. L'ossatura della mostra sarà costituita dagli autori di generazioni diverse che negli anni settanta hanno realizzato opere capitali, vere e proprie pietre miliari della storia dell'arte o che, nella continuità dello stile o in una differente declinazione del loro linguaggio, hanno mantenuto il privilegio dell'esemplarità, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Giuseppe Penone, Giovanni Anselmo, Maurizio Mochetti, Eliseo Mattiacci, Vincenzo Agnetti, Luca Patella, Nicola Carrino, Enrico Castellani, Marco Gastini, Marisa Merz, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio, Hidetoshi Nagasawa, Ettore Innocente, Fausto Melotti, Giuseppe Capogrossi, Carla Accardi, Giulio Turcato, Mario Schifano, Tano Festa, Fabio Mauri, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Cesare Tacchi, Renato Mambor, Gianfranco Baruchello. Una posizione di rilievo avranno le opere degli artisti più amati dalle giovani generazioni e attivi a Roma: Alberto Burri, Giorgio de Chirico e Cy Twombly. Parallelamente alle opere di questi autori, saranno esposte quelle delle più assidue e significative tra le numerose presenze internazionali: Joseph Beuys, Daniel Buren, Sol LeWitt, Joseph Kosuth, Richard Nonas, Richard Tuttle, Gilbert & George, Christian Boltanski, Jan Dibbets, Hamish Fulton,  Douglas Huebler, Jean Le Gac, Richard Long, Niele Toroni, Lawrence Weiner, Francesca Woodman, Michael Badura, Bill Beckley, Jochen Gerz, Peter Hutchinson, Urs Lüthi, Katharina Sieverding, André Cadere e altri. I loro lavori in mostra si intrecceranno a quelli degli autori italiani, così come accaduto nel tessuto della Città nel corso degli anni settanta.

La fotografia avrà un ruolo determinante nel percorso espositivo. Saranno esposti, tra gli altri, i lavori di Ugo Mulas, Claudio Abate, Mario Cresci, Elisabetta Catalano, Tano D'Amico, Duane Michals. I nuovi linguaggi, come quello della video arte saranno ugualmente testimoniati attraverso i lavori di alcuni artisti e l'operato del videomaker Luciano Giaccari.

Prendendo atto della complessità del panorama delle arti visive così come si configurò negli anni settanta a Roma, la mostra accoglierà una polifonia di voci, testimoniando le diverse compagini o poetiche: dall'Arte Povera agli artisti della cosiddetta scuola romana, dall'Arte Concettuale al Minimalismo e alla Pittura Analitica, dai Situazionisti alla Anarchitecture e all'arte intesa come partecipazione collettiva o militanza politica, dalla Narrative Art, alle opere che hanno condotto alla planetaria rivalutazione della pittura che ebbe come fulcro la Transavanguardia ed epicentro Roma.

Ma il percorso della mostra solo parzialmente sarà scandito dalle classificazioni già storicizzate. Sebbene queste saranno necessariamente considerate ed evidenziate, alcuni displacement verranno attuati sulla base di logiche diverse con l'intenzione di tracciare una ipotesi interpretativa e contribuire alla definizione di un nuovo racconto storico.

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