Domenica, 16 Marzo 2014 11:47

E' morto a Roma Cesare Tacchi protagonista della Pop Art italiana

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Cesare Tacchi, Com’è liscia la tua pelle, smalto su stoffa imbottita, cm 70x90,5, 1966 Cesare Tacchi, Com’è liscia la tua pelle, smalto su stoffa imbottita, cm 70x90,5, 1966

E’ morto a Roma, (dove era nato nel 1940) Cesare Tacchi, l’artista che insieme a Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa, Sergio Lombardo, Mario Ceroli, Pino Pascali, fu protagonista della Pop Art italiana, che si esplicò essenzialmente nella cosidetta ’Scuola di Piazza del Popolo’ . 

“Quella di Piazza del Popolo fu una densa e fertile stagione vissuta da quegli artisti che seppero assorbire lo straordinario clima della città creando unostile. Uno stile in bilico tra opera e comportamento, tra materia e immagine, tra impegno e nichilismo. Il loro andirivieni nella magia di questa piazza , ha tessuto quella trama che oggi possiamo riconoscere come una delle esperienze più esaltanti dell’avventura moderna in Italia.” (Plinio de Martiis, Galleria L'Attico) 

Cesare Tacchi, ‘il trovarobe di genio’, l’Arcimboldi della tappezzeria’, esordisce nel 1959 presso la Galleria Appia Antica insieme a Renato Mambor e Mario Schifano. Ma è fondamentalmente attorno alle gallerie La Salita di Gian Tommaso Liverani, L’Attico di Fabio Sargentini e La Tartaruga di Plinio De Martiis che si svolgerà l’attività di questi giovani artisti.

L’opera di Tacchi rappresenta un punto fondamentale nell’ambito della ricerca linguistica degli anni ’60 a Roma. I suoi quadri 'imbottiti',  sono simulacri che delineano il tentativo dell’artista di articolazione nello spazio dell’opera, di superamento dei limiti del supporto del quadro stesso. In questo modo  la ricerca di Tacchi, artista-artigiano, approda alla realizzazione di quadri-oggetto. “Il punto di partenza di Tacchi è la poltrona, il divano ovvero il contenitore naturale della figura umana in riposo, che ad esso viene come ad incorporasi …” (Maurizio Calvesi)

“I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo, e i divani entrano in noi”. Tacchi sembra prendere alla lettera questo passaggio del Manifesto Tecnico della pittura Futurista del 1910. 

Nascono delle opere in cui immagini di amici, di personaggi famosi si stagliano, attraverso una spessa linea nera, sugli arabeschi e sui pattern di superfici di stoffa ‘imbottite’.

La poltrona insomma è il punto di partenza di Cesare Tacchi, ma anche il punto di arrivo in un certo senso. Il quadro infatti sconfina nell’oggetto stesso. Dall’utilizzo della tappezzeria per la produzioni di quadri aggettanti, Tacchi passa successivamente alla realizzazione di una vera e propria poltrona, un’opera quindi non più solo aggettante, ma un vero e proprio oggetto tridimensionale e quindi monumentale. E’ del 1967 infatti “La poltrona inutile”. 

Molti comunque sono i progetti di Tacchi di quegli anni (quasi tutti non realizzati) volti a un maggiore coinvolgimento sensoriale dello spettatore. 

Memorabile infine la sua performance del 1968 alla Galleria La Tartaruga, in occasione de ‘Il Teatro delle Mostre’, in cui Tacchi realizza la “ Cancellazione d’artista”, un tentativo forse dell’artista  di non incorrere nel pericolo di essere etichettato come pop artista in eterno. Quello di Tacchi fu un gesto forte in cui si esprimeva il disagio di una intera generazione. E’ infatti il 1968, quello delle grandi contestazioni, un anno che avrebbe chiuso un’epoca.

“La Cancellazione d’Artista, nel ’68, è stata una intuizione del cambiamento storico che mi coinvolgeva. Questo mi ha portato a un cambiamento globale sia della mia vita che del mio lavoro, del quale sentivo l’inadeguatezza”. Così Tacchi a proposito della sua performance.

Negli anni ’70, dopo un periodo di silenzio,Tacchi partecipa a importanti rassegne presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, la Galleria d'Arte Moderna di Bologna, la Quadriennale di Roma.

Il funerale dell’artista si terrà lunedì alla Chiesa degli Artisti di piazza del Popolo alle 15.

 

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