Mercoledì, 29 Ottobre 2014 11:45

Matera capitale europea della cultura. Intervista al sindaco Salvatore Adduce

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Il sindaco di Matera Salvatore Adduce Il sindaco di Matera Salvatore Adduce

«Un progetto da 40/50 milioni di euro. C'è un Sud che non se la piange»

MATERA – È Matera la Capitale europea della cultura 2019 per l’Italia. Dopo l’annuncio del 17 ottobre 2014 al Ministero dei Beni culturali, “ArteMagazine” ha incontrato il sindaco di Matera, Salvatore Adduce. Con lui abbiamo parlato della tanto contestata mancanza della Stazione delle ferrovie dello Stato, di come la città accoglierà i numerosi turisti attesi, e di cosa c’è a Matera oltre i millenari Sassi.

A Matera non c’è la stazione delle Ferrovie dello Stato, e questo ultimamente ha generato parecchi titoli dal tono quasi scandalistico. Avete intenzione di provvedere?
«Il problema sostanzialmente non esiste. Matera non è meno accessibile di tante altre città italiane dove pure c’è la stazione delle ferrovie dello Stato. Abbiamo la ferrovia a scartamento ridotto, un’opera che ha oltre cento anni e che collega Matera a Bari, recentemente adeguata e resa più efficiente, e ora oggetto di ulteriori interventi con i quali si otterrà una maggiore velocità nei 60 chilometri che separano Matera da Bari. E Matera è anche vicinissima all’aeroporto di Bari Palese. Insomma, descrivere la città di Matera come il luogo meno accessibile del mondo è un’altra delle culture da sconfiggere, e sul quale spesso proprio le classi dirigenti meridionali si sono adagiate, trovando un facile alibi alla loro incompetenza e all’incapacità di guardare a soluzioni alternative. È evidente che c’è un deficit infrastrutturale che riguarda l’intero Sud del Paese, ma anche l’Italia intera. Ma dietro questo deficit non ci dobbiamo nascondere».

Quindi la stazione non verrà realizzata.
«La vittoria di Matera è il simbolo di una realtà che non utilizza questa mancanza come grimaldello per richiedere interventi e spesa pubblica e basta, senza nessuna assunzione di responsabilità e senza nessuna operazione capace di prospettare alternative con le forze che abbiamo. Inoltre la crisi che stiamo vivendo impone ancor più di ieri di ragionare così. I soldi vanno esaurendosi, se non sono già finiti. Sappiamo quanto è dolorosa la situazione della finanza pubblica. E non possiamo continuare a raccontarci che siccome non arriva il treno delle ferrovie dello stato è tutto perduto. A Matera c’è una grande accessibilità. Crediamo che la Commissione europea abbiamo anche voluto premiare il fatto che è abbondantemente possibile creare condizioni di arrivo e di presenze di milioni di turisti perché c’è un aeroporto, perché c’è una piccola ferrovia, perché c’è una strada che con 60 chilometri collega Matera a Bari. Tutto questo, tra l’altro, in un’ottica dell’utilizzo delle infrastrutture a rete che è un tema che riguarda le classi dirigenti: negli anni della Repubblica c’è stata la corsa a procurarsi tutti lo stesso ospedale, la stessa università, lo stesso aeroporto. Ognuno ha voluto la stessa cosa in casa propria, alla fine non abbiamo fatto funzionare niente. Noi siamo alternativi: abbiamo offerto all’Italia e all’Europa un’opportunità che può essere messa a valore e dare l’idea che c’è un Sud che non se la piange per tutta la vita».

Quanti soldi arriveranno a Matera?
«Ci sono i fondi che abbiamo già stanziato noi: il comune di Matera e la regione hanno stipulato un accordo per 30 milioni di euro: 25 li mette la regione, cinque il comune. Il governo nazionale è poi tenuto a cofinanziare, ma non so quanto darà. Forse tra i dieci e i 15 milioni. Per un totale di 40/50 milioni che finanzia il nostro programma culturale, che porteremo avanti in questi quattro anni e avrà il culmine nel 2019. Tutto il resto sono ricadute che non attengono a premialità particolari, se ma a un grande lavoro che faremo sulla città per il quale, lo dico con forza, ci aspettiamo investitori e imprenditori».

Quanti turisti sono attesi?
«Noi abbiamo presenze per oltre 220 mila persone all’anno che si fermano anche in albergo. Con il lavoro di Capitale europea della cultura contiamo di quintuplicare questo numero. E con le strutture ricettive che abbiamo siamo già in grado di poter rispondere a questa domanda, che sarà sicuramente forte. Credo che andremo a numeri anche superiori, ma qui entra in campo l’idea di cui parlavo prima, il coinvolgimento di un territorio molto più vasto».

Lei ha dichiarato che con Matera vince tutto il Sud. Cosa vuol dire in concreto?
«Lo sguardo prospettico che noi abbiamo nel dossier di candidatura tende a rappresentare un esempio del profondo Sud, per l’Italia e per l’Europa. Da questo punto di vista il coinvolgimento di un’area molto più vasta di Matera, della sua provincia e della Basilicata si concretizza: sono reduce da un incontro a Lecce, altra città che era in shortlist, con cui abbiamo concordato un’azione comune per valorizzare anche i loro progetti: ecco qual è concretamente il senso della dichiarazione che ho fatto un minuto dopo la proclamazione. Dal punto di vista generale e morale era una responsabilità che io sento di rappresentare, non soltanto come città di Matera ma come una spinta che l’intero Mezzogiorno può dare e può ricevere allo steso tempo. Nessuna pretesa di voler rappresentare il Mezzogiorno nella sua interezza, ma la pretesa di poter costruire un modello di riferimento».

Tutto questo è legato a quelli che, subito dopo la premiazione, ha definito “pregiudizi”.
«Sì. Siamo ancora in un clima denso di incertezze, luoghi comuni e pregiudizi nei confronti del Mezzogiorno del Paese, sempre definito “palla al piede” di tutta Italia: si dice che c’è soltanto consumo e niente produzione, il luogo in cui allignano emergenze straordinarie come le organizzazioni malavitose. E tuttavia questo non può farci indietreggiare. Dobbiamo mettere in piedi nuovi modelli e riferimenti per sconfiggere l’idea che al Sud le cose non possano modificarsi. Una città che è il cuore del Sud per noi costituisce un grande elemento di responsabilità. Ed è un tema culturale».

Come preparerete la città a livello urbanistico?
«Quella di non esaurire ogni azione nella città di Matera è una delle più interessanti caratteristiche del nostro progetto. Come accennavo lavoreremo in collaborazione con le altre città concorrenti: non soltanto Lecce ma anche Cagliari, Ravenna, Perugia e Siena. E anche con Bari, che ci ha fatto un importante invito proprio negli ultimi giorni, mettendo a disposizione numerosi spazi cittadini. Potremo così ottimizzare l’intero territorio all’accoglienza estendondoci alla Basilicata, che ci ha sostenuto con tutti i suoi 131 comuni, e alla Puglia: abbiamo un programma dal titolo “Rigenerazione urbana” che riguarda un esempio importante che vogliamo costruire, cioè dedicare le nostre energie alla sistemazione non solo del centro storico o, per quanto ci riguarda, dei Sassi, ma lavorare per una grande opera di rigenerazione anche guardando a una delle emergenze planetarie, il cemento armato: dopo 70 anni gli edifici in cemento armato vanno demoliti. Dobbiamo aprire una stagione in cui chiedere anche agli imprenditori di modificare l’approccio con la loro stessa missione, per realizzare nei prossimi decenni una condizione più vivibile e utile alle persone. E, continuando sul filo logico del modello, anche questo può essere un grande esempio. Ne abbiamo parlato poco fa con Lecce: tutte le città hanno i medesimi problemi. Noi abbiamo 65 mila abitanti e siamo facilitati ad affrontare una questione di questo tipo».

Matera è famosa per i Sassi, ma cosa c’è oltre i Sassi?
«Un po’ come “Siamo donne, oltre le gambe c’è di più”?»
«Oltre i Sassi c’è sicuramente una qualità urbanistica frutto delle scelte lungimiranti di chi ci ha preceduto: negli anni Cinquanta e Sessanta fu fatto il primo piano regolatore italiano. Matera visse lo svuotamento dei Sassi e la costruzione di una nuova città, con tutti i rischi che l’operazione comportava, fortunatamente evitati. Potevamo perdere la città e i cittadini, invece abbiamo recuperato completamente il patrimonio storico urbanistico dei Sassi con un’opera ciclopica di restauro per tutelare il patrimonio e, allo stesso tempo, si è realizzata una nuova città con un piano regolatore importante, grazie al quale la città ha risposto ai migliori criteri di qualità dell’abitare e della vita. e su questo continueremo a maturare esperimenti ed esperienza come quelli che ho descritto prima. Matera è un luogo straordinario, in cui ci sono state e ci sono azioni che vanno ancora ulteriormente esplorate. Qui ci sono ancora i buchi neri delle chiese rupestri e delle case abbandonate e c’è un centro di geografia spaziale che guarda i buchi neri nello spazio. A Matera si possono sperimentare laboratori della creatività, residenze artistiche; è il luogo scelto dai grandi cineasti della storia della cinematografia mondiale, come Pier Paolo Pasolini con Il Vangelo secondo Matteo di cui quest’anno ricorre il 50° anniversario e a cui abbiamo dedicato una mostra europea a Palazzo Lanfranchi. Stiamo poi sperimentando nuove forme di aggregazione e di esercizio democratico attraverso il lavoro che abbiamo fatto: abbiamo interpellato ragazzi e bambini. È un luogo in cui si possono sperimentare tante cose. Matera non soltanto non è solo i Sassi. È la sua storia millenaria. È molto, molto di più».

 

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