Lunedì, 21 Gennaio 2019 12:16

Street art a Roma: l’opera di Riccardo Rapone, in arte Beetroot

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Un artista romano di assoluta qualità che da tempo opera nel panorama artistico internazionale

E’ da tempo ormai che artisti del calibro di Bansky, Blu, Etnik, Sepe e tanti altri hanno rubato la scena internazionale, imponendosi per la qualità dei loro lavori e per la loro carica espressiva e di denuncia sociale. Eppure, oltre a questi nomi, ci sono altri creativi che, con la loro opera e passione, hanno saputo elaborare un linguaggio artistico di assoluto spessore. Tra questi va ricordato certamente Riccardo Rapone, in arte Beetroot. Nato a Roma nel 1974, ha iniziato il suo precorso nella Street Art nel 2009, mettendosi subito in evidenza per l’estrema perizia tecnica e la qualità indiscussa delle sue opere.

Beetroot opera su due fronti diversi: da una parte elabora le sue creazioni su tela ed altri supporti, dall’altra agisce direttamente per strada, sviluppando un prodotto sorprendente e affascinante. Da qui parte prende vita la sua concezione di “libertà creativa” e di libera appropriazione dell’atto creativo una volta lasciato per strada, affinché tutti possano usufruirne. Interessante è la sua continua sperimentazione di materiali che lo porta ad utilizzare stucco e acrilici Spray in stretta unione per poi modellare il tutto con il trapano per ottenere un’opera nuova con effetti evocativi e coinvolgenti.

Ha esposto a Roma presso  la galleria Mondo Bizzarro, il MAAM, il  Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz, il centro culturale Piastoletto di Biella, la Graffik gallery di Londra, ma soprattutto ha realizzato numerose opere sui muri di Roma, d'Europa e non solo. Ma soffermarsi solo sulla capacità artistica di Beetroot è troppo riduttivo, occorre esplorare il pensiero che sta alla base delle sue opere. La sua riflessione infatti è superiore e mira a creare un intimo legame tra artista e osservatore per realizzare una comunicazione non verbale capace di stimolare le nostre menti, spesso rattrappite in visure preconcette e schematiche della realtà dettate dalla società consumistica, e sviluppare il cosiddetto “corto circuito” emotivo.

Soprattutto è interessante l’esplorazione di varie tematiche che vanno dalla denuncia sociale alla rievocazione di esperienze creative del nostro passato fino a toccare un estremo lirismo poetico che intende risollevare l’anima umana dalla sua quotidianità, fin troppo infima e mediocre, portandola ad un piano superiore. In recenti interviste, del resto, Beetroot afferma di aver sacrificato molto alla decisione di “fare l’artista”, ma di non essersi mai pentito perché l’opera di Street Art è unica ed è un “regalo” che si fa ad un quartiere, ad una città. Lì c’è condensato tutto il cuore e la passione di un uomo che intende donare messaggi di pace, speranza, poesia ma anche provocazione e denuncia per far riflettere le persone e obbligarle a guardarsi dentro. Non si tratta della classica opera che finisce dentro un museo o nelle collezioni private di qualcuno, ma si va oltre.

Non si cerca il “bello”, l’artificio retorico, ma si vuole creare un muro parlante che possa raccontare storie di rinascita, di rivincita, trasformando il luogo abitativo esterno in una realtà colorata, multiforme che superi il degrado e il graffitismo volgare e inutile fine a s stesso che deturpa la periferia urbana rendendola, se possibile, ancora più squallida. 

Riccardo Beetroot Rapone è, dunque, un alfiere di una diversa e più fruttuosa concezione dell’arte che traccia una strada nuova e dinamica verso altre prospettive. Non è possibile parlare di Street Art senza ricordare il suo nome e il suo sogno.

www.beetrooart.it

 

 

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