Martedì, 28 Dicembre 2010 18:28

Al cinema "La versione di Barney", dal famoso romanzo di Mordecai Richler

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E’ in uscita il 14 gennaio il film del regista Richard J. Lewis. Al centro della storia il sessantenne Barney Panofsky, alter ego dell'autore di un romanzo diventato ben presto un vero e proprio "cult"

Presentato alla 67° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia il film “La Versione di Barney” è stato molto apprezzato e anche molto criticato, soprattutto dai cultori dell’omonimo libro di Mordecai Richler da cui è tratto il film. E’ indubbio che gli ingredienti del personaggio centrale, Barney Panofsky, ironia e accenti amari utilizzati per tratteggiare la comunità ebraica, rendono la trasposizione cinematografica assai accattivante.

Al centro della trama (e del libro, rappresentato abbastanza fedelmente dal regista) c’è il sessantenne Barney Panofsky, figlio di un poliziotto, che decide di scrivere la sua autobiografia. Il motivo scatenante è la voglia di Barney di dare la sua “versione” dei fatti riguardo alla morte del suo amico Boogie.  Tutto gira intorno a Barney-Giamatti, vero fulcro del film, personaggio politicamente scorretto, produttore televisivo di fiction di dubbia qualità e uomo carico di vizi: l’alcol, le donne, il denaro, il fumo non mancano nella sua vita dissennata.

Non era facile imbarcarsi nella trasposizione cinematografica del libro di Mordecai Richler, tant’è vero che originariamente era previsto che la sceneggiatura fosse scritta direttamente  dallo scrittore, ma la morte dello stesso avvenuta nel 2001 fa cambiare i piani al regista.

Barney ha avuto tre mogli e lo scorrere dei ricordi si fa confuso e non privo di lacune e interrogativi; la trama si sviluppa soprattutto sul rapporto con le terza moglie, l’unica che il protagonista amerà veramente. Il Barney tratteggiato da Paul Giamatti perde un po’ la verve e il sarcasmo del suo omologo cartaceo, ma il personaggio ne guadagna nel tono disincantato e nella latente malinconia. Un plus del film è il rapporto che il protagonista ha col padre ex poliziotto (un fantastico Dustin Hoffman), come per magia si concretizza un’osmosi e tutto il cinismo e la rozzezza di Panofsky si trasferiscono sul padre, con scene memorabili. Il ruolo femminile di maggior spicco è affidato alla terza moglie, la bravissima attrice inglese Rosamund Pike, che da un tocco di compostezza e saggezza alla Miriam del film.

Il regista Richard J. Lewis ha saputo creare un film ricco di toni alti, sarcasmo e sentimenti si alternano con stile, non c’è compiacimento verso un target di pubblico predeterminato ma c’è condivisione. Il segreto del film sta nel cast eccezionale di attori che è stato messo in piedi, ma la cura formale delle scenografie non è da meno, così come il commento sonoro.  La vera curiosità per lo spettatore è scoprire pian piano chi è veramente Barney dietro quella scorza di cinismo e solitudine.

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