Lunedì, 18 Maggio 2015 18:00

Cannes 68. “The Sea of Trees”, il più fischiato sulla Croisette. Trailer

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CANNES -  Gus Van Sant,  regista di “The Sea of trees”  presentato quest’anno a Cannes, ha vinto per due volte la Palma d’oro, nel 2003 per “Elephant” e nel 2007 per “Paranoid Park” ed è stato candidato per due volte anche all’Oscar come miglior regista: nel 1997 con “Will Hunting” e la seconda per “Milk” nel 2009. 

Ma con i cinefili della Croisette (il viale lungo il quale i festivalieri fanno “lo struscio”), smaliziati e tutt’altro che provinciali, non vale il detto “diventa famoso e va a dormire”, dal momento che, senza farsi condizionare dalla firma, si sono sperticati a fischiarlo.    

“The sea of trees” racconta le vicende di un giovane che vuole farla finita e che, arrivato nella foresta dei suicidi alle falde del monte Fuji, in Giappone, conosce un uomo  - interpretato dall’attore giapponese Ken Watanabe -  con il quale affronta un viaggio del tutto imprevedibile dove aleggiano sospesi gli interrogativi sulla vita, sull’amore e sulla morte. Matthew McConaughey, l’attore principale, nelle interviste di questi giorni non aveva celato la difficoltà di calarsi nel personaggio voluto da Van Sant e aveva dichiarato la fatica di  immedesimarsi: cosa che deve aver trasmesso al pubblico, dal momento che si è lanciato in cotanta contestazione. McConaughey, presente  con un’insolita barba folta, ha preso con filosofia l’atteggiamento ostile della sala e ha affermato che gli spettatori hanno tutto il diritto di manifestare la propria delusione.

Vediamo, nei fatti,  cosa ne dicono i critici. Per Fabio Ferzetti del Messaggero, il più cauto nei giudizi: “ Un film corretto, ben fatto, pieno di belle musiche e belle immagini, ma convenzionale e perfino retorico nel taglio e nei toni del racconto”.  Per Federico Gironi di Cooming Soon: “Van Sant si perde in un mare che non è fatto di alberi ma di estetismi inutili e, soprattutto, di una retorica del dolore che diventa da zuccherosa a grottesca”.       Pierpaolo Festa scrive su Film.it:    “Nel terzo atto, in cui Van Sant ha totalmente perso la nostra attenzione, il regista si avventura alla cieca sfruttando simbolismi e antiche leggende nipponiche, sovrapposte al prodotto finale in maniera frettolosa”. E infine Marzia Gandolfi su Mymovies : “The Sea of Trees non si interroga e non ci interroga, abbandonandoci ai bordi della foresta a ripensare il cinema di Gus Van Sant, città perduta e terra d'esilio”. Insomma unanime pollice verso.  La vetrina di un festival non è una garanzia: non a caso alla Mostra di Venezia è stata istituita con successo La “COPPA CODACONS – Ridateci i soldi”, premio ogni anno destinato all’autore della migliore stroncatura relativa ai film o alla rassegna in corso al lido. 

Sea of trees - Trailer

 

Bruna Alasia

Giornalista e scrittrice

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