Mercoledì, 11 Novembre 2015 09:57

Visoni Fuori Raccordo Film Festival. I documentari sulle periferie urbane ed esistenziali

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ROMA (nostro inviato) -  Arrivato alla sua ottava edizione il Visioni Fuori Raccordo Film Festival, la rassegna dedicata ai docu film sulle periferie cittadine e su quelle esistenziali, che si svolge a Roma dall’11 al 15 novembre, cambia casa: non sarà più il Nuovo Cinema Aquila di Roma ad ospitarlo, ma il Detour Cinclub, nel cuore del quartiere Monti. Una novità dettata dalla necessità. Perché il Nuovo Cinema Aquila è chiuso da mesi, dopo la revoca della concessione alla cooperativa che lo gestiva dal 2008, e la neo assegnazione alla Fondazione Cinema per Roma che dovrebbe far ripartire l’attività del cinema.

Abbiamo cercato una sala che avesse uno sguardo sulle produzioni piccole e indipendenti, quelle che spesso non trovano spazio”, spiega Giacomo Ravesi, coordinatore artistico del Visioni Fuori Raccordo.La kermesse guarda non solo all’Italia. Quella di quest’anno è infatti un’edizione internazionale e sarà il Cinema Farnese Persol, a Campo dé Fiori, ad ospitare mercoledì 11 novembre alle 20.30 il film d’apertura, In Jackson Heights, del regista Frederick Wiseman, Leone d’oro alla carriera nel 2014.

Presentato alla Mostra Internazionale del cinema di Venezia, la pellicola racconta il multietnico quartiere di Jackson Heights, nel Queens a New York. Uno spazio newyorkese dove Sud America, Messico, Bangladesh, India e Cina si mescolano in una lotta quotidiana per far convivere le diverse tradizioni culturali, linguistiche e religiose degli abitanti del quartiere. Altra anteprima internazionale è The Event dell’ucraino Sergei Loznitsa, sul fallito colpo di Stato del 1991 in Russia. “Volevamo che a Roma si vedessero dei bei documentari che qui non si vedono spesso. Siamo soddisfatti: prima eravamo riconosciuti come Festival dentro al Raccordo anulare, ora siamo conosciuti anche fuori. L’obiettivo ora è continuare ad approfondir questo aspetto internazionale, mantenendo alta l’attenzione sui documentari italiani.”, spiega Giacomo Ravesi.

Fuori concorso sarà presentato Showbiz, il docu film di Luca Ferrari (regista di Pezzi), prodotto da Kimera Film e Valerio Mastandrea (che l’ha definito "il lato B della Grande bellezza), e presentato alla Festa del Cinema di Roma. Si raccontano le vite di quattro personaggi da trent’anni immersi nel grigio mondo dello spettacolo romano. Da Massimo Marino, verace narratore televisivo delle notti romane ne I protagonisti della notte e Viviroma, a Shultz, microfonista del Maurizio Costanzo Show; da Riccardo Modesti, storico organizzatore di concorsi di bellezza, vedi Miss Intimo, a Stefano Natali, amico di Carlo Verdone e preziosa fonte di ispirazione, come per la parlata del protagonista di Un sacco bello. Per finire, altri due cortometraggi agli antipodi: Quasi eroi e Se avessi le parole di Giovanni Piperno, girati nel quartiere di Tor Sapienza. Due lavori in bianco e nero, dall’eco pasoliniana, scritti e interpretati dai ragazzi del quartiere, nell’ambito del progetto Tor Sapienza Film Lab.

Dodici le pellicole in concorso. Sempre le periferie, in senso stretto e metaforico, le protagoniste. Sulle città si concentra Habitat – Note personali di Emiliano Dante, che racconta L’Aquila dopo il terremoto del 2009; MaldiMare di Matteo Bastianelli, su Taranto, e Napolislam di Ernesto Pagano, uno spaccato della vita di chi si è convertito al Corano nel capoluogo campano. “Abbiamo metaforizzato il concetto di periferie a esperienze individuali, a ritratti umani”, dice Ravesi. Ne è un esempio Uomini proibiti, di Angelita Fiore, che indaga il percorso di  uomini che lasciano sacerdozio e si sposano. Oppure le storie di incontri interculturali e intergenerazionali, come quello raccontato in Dal ritorno di Giovanni Cioni o in Doris e Hong. Qui il regista Leonardo Cinieri Lombroso, descrive l’arrivo a Roma per studiare all’Accademia belle arti di una ragazza cinese, che si confronta con la proprietaria della stanza in affitto nel quartiere di San Lorenzo, una donna eritrea. Periferie in senso lato sono anche i luoghi della malattia e dell’emarginazione. Ne parla La malattia del desiderio di Claudia Brignone, The Perfect Circle di Claudia Tosi, e Roma Termini di Bartolomeo Pampaloni. In concorso anche lavori che si concentrano sulla dimensione autobiografica del diario conoscitivo: Memorie – In viaggio verso Auschwitz di Danilo Monte, Ogni preziosa giornata di Francesco Adolini e Samsara Diary di Ram Pace.

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