Giovedì, 26 Novembre 2015 14:42

Udine. Teatro San Giorgio. Scrosci d’applausi per la prima de ”Il sole e gli sguardi”. Recensione

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Salutato con strabiliante successo di pubblico, il debutto di Luigi Lo Cascio in veste di regista-protagonista non delude le aspettative

UDINE - Mercoledì 25 novembre, ore 21:00. Si chiudono le porte, calano pesanti tendaggi scuri. Il chiacchiericcio dei presenti si dissolve. Scende un silenzio che, in un teatro intimo e contenuto come il San Giorgio di Udine, pare quasi surreale. È la prima assoluta de “Il sole e gli sguardi. La poesia di Pier Paolo Pasolini in forma di autoritratto” e, come ogni esordio che si rispetti, le emozioni non si contano, ma ci si limita all’ascolto. 

Dopo alcuni minuti di trepidante attesa, eccolo. Lo Cascio compare in platea, facendo capolino in medias res. Indossa abiti di scena anonimi, un foliage di marroni, un trionfo di sobrietà che si riflette in una scenografia volutamente scarna: una lunga panca, qualche sedia, grigie pareti che poi si riveleranno mobili, mutevoli nello spazio come i parametri di quella società che Pasolini in vita tanto criticò. Ed è proprio la sua verve polemica a emergere, a riversarsi sullo sfondo, a riempirne gli intervalli vuoti, incombendo infine sugli spettatori.

Non c’è cappello introduttivo, nemmeno un coro “alla greca” che rimbalzi la parola all’attore: a dialogare col protagonista – lettore di poesie scelte ancora poco note – disegni su tela, dipinti in vernice nera, chiarori che contrastano con la buia sera.

La maggiore novità risiede proprio nell’accuratezza spesa nel creare fasci di luce mirati, parallelogrammi che riverberano accecanti e che ricadono ora su Lo Cascio, ora sugli elementi di scena, interagendo con essi: bidimensionalità e realtà in 3D si compenetrano senza soluzione di continuità, raccontandosi l’un l’altra.

Il merito di una simile resa è materia da distribuire in parti uguali. Complice una consolidata sinergia, Lo Cascio e l’artista Nicola Console regalano al pubblico uno spettacolo votato alla contaminazione di genere, in cui il primo si riscopre cantore del lirismo pasoliniano, mentre il secondo ne risulta il più concreto rappresentatore visivo. Un cortocircuito di figure e parole che comunicano fra loro, che si esplicano vicendevolmente: l’obiettivo è quello di restituire alla società la multidimensionalità del Pasolini non solo cineasta e grande produttore di immagini, ma anche poeta e pittore dell’animo umano più tormentato.

È un’opera di luci e ombre, una pièce fatta di chiaroscuri e contrasti che sanno di “disperata vitalità”, d’infelice consapevolezza. Molti i temi trattati, sviscerati con pathos e profondità: il rapporto con la madre, il dolore per la scomparsa prematura dell’amato fratello Guido, la nostalgia contadina proiettata su Casarsa, la rapacità crudele di Roma, la guerra, la morte, il martirio, l’eros lacerato da una sessualità libera ma non serena, l’insospettata religiosità e l’instancabile ricerca di purezza di un uomo bifronte, “feto adulto, più moderno di ogni moderno”, “poeta e cittadino dimenticato”.

Un mondo di affetti familiari, un diario di confessioni inaspettate, un intenso autoritratto che, dopo decenni d’imbarazzante silenzio, “Il sole e gli sguardi” ha il merito di portare alla ribalta, aprendo una breccia nella memoria collettiva atta a riscattare quell’immagine – a torto in voga e piuttosto anacronistica – di un Pasolini scomodo, divisivo, difficile da maneggiare.

Dopo gli insabbiamenti, i tentativi di ridimensionamento e quelli di seppellimento, le innumerevoli accuse e i pochi passi indietro [come quello del Vaticano su “Il Vangelo secondo Matteo”, NdA], “Il sole e gli sguardi” si impone con straordinaria potenza espressiva su una scena non soltanto strettamente culturale, ma anche politica e intellettuale. Un discorso poetico articolato tutto d’un fiato, “pronunciato alla luce del sole e offerto agli sguardi del mondo”, a quelli dell’opinione pubblica nella sua interezza. Ai nostri, in primis.

TITOLO: “Il sole e gli sguardi. La poesia di Pier Paolo Pasolini in forma di autoritratto”

REGIA: Luigi Lo Cascio

ASSISTENTE ALLA REGIA: Marco Serafino Cecchi

INTERPRETI: Luigi Lo Cascio e i disegni di Nicola Console

SCENE/COSTUMI: Alice Mangano e Nicola Console

DISEGNO LUCI: Alberto Bevilacqua

MUSICHE: Andrea Rocca

DISEGNO SUONO: Mauro Forte

PRODUZIONE: coproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG /

Teatro Metastasio Stabile della Toscana

QUANDO / DOVE: 25-26-27-29 novembre, 1-2-3 dicembre (ore 21:00)

28 novembre, 4-5 dicembre 2015 (ore 20:00)

Udine, Teatro S. Giorgio / Viva Pasolini!

7 dicembre 2015 (ore 20:45)

Maniago (PN), Teatro Verdi

20 dicembre 2015 (ore 21:00)

Riccione (RN), Spazio Tondelli

13-22 maggio 2016 (feriali ore 21:00, festivi ore 16:00)

Prato, Teatro Magnolfi

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