Sabato, 22 Settembre 2018 11:05

“La libertà non deve morire in mare”, per conoscere e non aver paura. Recensione

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Il regista Alfredo Lo Piero ha all’attivo premi e riconoscimenti, uno per tutti “Benevenuta provvidenza” nel 2005 ispirato alla terra trema di Luchino Visconti da lui scritto e diretto. Dal 2006 dirige a Catania il centro di formazione artistico - culturale A.L. Centro Studi Laboratorio d’Arte da lui fondato e, sempre a Catania la Scuola di Cinema cui aderiscono, tra gli altri, Giancarlo Giannini, Lina Wertmüller, Dario Argento, Giovanni Veronesi. 

“La libertà non deve morire in mare” è l’intenso documentario diretto e prodotto dal giovane Alfredo Lo Piero, diffuso da Distribuzione Indipendente e presentato a Roma dal regista con Gabriele Eminente, direttore generale Medici Senza Frontiere; Riccardo Noury, portavoce nazionale Amnesty International Italia; Guardia di Finanza e Guardia Costiera. L’’incontro è stato moderato dallo scrittore e opinionista Emiliano Rubbi. Girato tra il 2016 e il 2017 con la collaborazione di Guardia Costiera, Medici senza Frontiere, Guardia di Finanza e con il patrocinio di Amnesty International Italia, il film documenta in maniera drammatica la situazione degli sbarchi a Lampedusa, attraverso testimonianze dirette di volontari, sopravvissuti, medici, associazioni, organi di Stato; persone che sono fuggite da qualcuno o qualcosa e altre che – per mestiere, caso, carità cristiana, scelta politica – le hanno accolte e salvate.

 A soli due anni di distanza l’Italia però è cambiata moltissimo, i porti sono stati chiusi ed è aumentata la sofferenza degli uomini e le morti. Perché la civiltà cosiddetta evoluta ha tanta paura dello straniero?  Il film e il dibattito seguito alla sua presentazione, ha lasciato nei presenti l’impressione che la nostra evoluzione non sia poi tale: è diffusa l’ignoranza che si nutre di paura, apre la porta agli istinti più bassi e connota di violenza le epoche. In “La libertà non deve morire in mare” si dice “Ci si interroga spesso sulle ragioni che possono spingere un uomo a disfarsi del suo passato, seppellire tutto in un ricordo per affidarsi all’ignoto, a una possibile buona sorte. Affidarsi al mare aperto, senza nemmeno un soldo, un buon vestito, un indirizzo”, e nei fatti il documentario è un passo verso la comprensione, la conoscenza dell’altro, uno come noi.  Nelle parole del film: “Il sangue degli uomini è rosso, sopra e sotto il mare, e le lacrime hanno lo stesso sapore dell’acqua salata, sotto qualsiasi latitudine”.

Alfredo Lo Piero dice “Il mio non è un film politico, lotterò sempre per non farlo strumentalizzare o percepire come tale; è un film umano, realizzato in un periodo storico, se pur recente, differente da quello attuale: mai avrei immaginato che a distanza di appena due anni quegli stessi “eroi”, con e senza divisa, potessero essere additati, vincolati, obbligati a nuovi protocolli, drastici e fuori da ogni ragione“. E dunque, a maggior ragione e proprio per questo, il film andrebbe visto e aiutato a essere conosciuto nei modi con i quali ciascuno può.

Settantasette minuti toccanti, protagonisti migranti e uomini che li hanno salvati e che raccontano una realtà della quale molti media non parlano e non conoscono la quale, nel momento storico che attraversiamo, è una voce necessaria a dimostrare di cosa siamo capaci: uomini del soccorso in mare che salvano la vita ad altri uomini, con tenacia e con il cuore in gola, gente che Dante metterebbe in Paradiso. Poi un uomo, del quale non viene fatto il nome, che scrive lettere d’insulti al “terrone”medico dell’isola che soccorre i naufraghi, definiti “merdaccia” da lasciare annegare. Questo secondo tipo psicologico immaginiamo a quale girone dantesco sarebbe destinato. Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, invitato alla proiezione, ha rifiutato.

 “La libertà non deve morire in mare” uscirà nelle sale giovedì 27 settembre con Distribuzione Indipendente.

Bruna Alasia

Giornalista e scrittrice

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