Martedì, 06 Novembre 2018 14:38

Teatro dell’Opera. Figaro: le nozze e l’elefante

Scritto da

ROMA - È un Figaro sorprendente quello che va in scena al Teatro dell'Opera di Roma fino al prossimo 11 novembre. E non poteva essere altrimenti, grazie alla regia di Graham Vick e alla direzione di Stefano Montanari. Il regista britannico, dopo aver curato Così fan tutte nel 2017, prosegue la trilogia di Mozart-Da Ponte con queste sue innovative Nozze di Figaro e si prepara alla messa in scena, fra un anno, di un Don Giovanni sicuramente poco tradizionale. I ruo

li principali sono affidati a due cast differenti, ognuno dei quali si trova a recitare su una scena completamente rinnovata. Il sipario non si apre mai: lo spettatore lo trova già spalancato sugli attori che prendono il loro posto sul palcoscenico. Così, mentre ancora in sala si chiacchiera o si guarda lo schermo del cellulare, le cameriere, tutte uguali e tutte diverse, iniziano inaspettatamente a lucidare senza sosta, con olio di gomito, un pavimento già pulito e gelido. Le vediamo poi, durante l'ouverture, gridare senza voce, disperate, picchiate da uomini immaginari; le vediamo scappare via terrorizzate, rincorse da qualcuno che ha già strappato loro i vestiti. Perché non c'è, in questo Figaro di Vick, un confine netto tra la finzione del palco e la realtà di un pubblico quasi incosciente dietro i propri telefonini. Per questo, forse, il palcoscenico rompe la quarta parete fino a portare i personaggi in bilico sul golfo mistico: perché sia chiaro che ciò che avviene di fronte agli occhi dello spettatore non è poi così distante dalla realtà in cui egli stesso vive.

La felice collaborazione tra Vick e lo scenografo-costumista Samal Blak porta dunque in scena un Figaro contemporaneo non solo nei costumi e nelle scenografie (jeans strappati e camere arredate come moderni loft), ma anche in una regia incentrata sulla condanna del tema portante dell'opera di Mozart: non il classico “ius primae noctis”, ma la violenza sulle donne e l'abuso di potere. In un intreccio tipico della commedia classica (scambi di ruolo, tradimenti, avance esplicite), quella che dovrebbe essere “un'opera buffa” si rivela terreno fertile per raccontare un problema che appare chiaro a tutti, ma nessuno ha il coraggio di denunciarlo. Come un ingombrante elefante dentro una stanza, famoso detto inglese ( “the elephant in the room”), la violenza e l'abuso su Susanna (Elena Sancho Pereg e Benedetta Torre) e su tutte quelle come lei, l'umiliazione subita dalla Contessa (Federica Lombardi e Valentina Varriale) più volte tradita dal Conte (Andrey Zhilikhovsky e Alessandro Luongo)  vestito come uno dei protagonisti di programmi trash della nostra tv - diventa il perno centrale della messa in scena. L'elefante appare fisicamente di fronte ai nostri occhi: dapprima dipinto sulla parete della camera della Contessa, intento a sfondare il muro in preda alla sua corsa furiosa, e poi direttamente in scena, con le sue enormi zampe pronte a schiacciare i personaggi-formichine. Il presagio di qualcosa di orribile e taciuto si concretizza quando la scena si popola di corpi di donne uccise, spogliate, impiccate, agonizzanti, mentre Figaro (Vito Priante e Simone Del Savio) intona leggero il suo “Aprite un po' quegl'occhi, / uomini incauti e sciocchi,/guardate queste femmine, / guardate cosa son!”. E il contrasto appare evidente perché qui le “streghe che incantano”, le “maestre d'inganni”, sono invece corpi inermi, macabra cornice alle parole dell'infelice Contessa che canta “dove sono i bei momenti”, aggrappata all'elefante che la minaccia e insieme la sorregge.

La recitazione ha la meglio, su tutto: sulle voci delicate, talvolta sussurrate, forse volute per lasciare spazio alla denuncia e all'espressività che accompagna, più del solito, il bel canto. Salvo esplodere, poi, nei cori pieni. Si lascia spazio a un'interpretazione nuova e, a tratti, comica, con un piacevole ed esilarante Figaro o attraverso dettagli come la cuffia per ascoltare musica tutta ricoperta di paillettes e piume.

L'estrema contemporaneità dell'intera messinscena può far storcere il naso o comunque confondere. Ma resta il fatto che, in una veste frizzante e leggera, costringe a riflettere e a mettere in discussione il pubblico di oggi e le sue contraddizioni. Questa fu già prerogativa di Mozart e Da Ponte più di duecento anni fa. Il regista inglese e il suo scenografo hanno magistralmente fatto in modo che quell'ingombrante elefante diventasse ben visibile a tutti.

Il Figaro di Vick si chiude inevitabilmente con la risoluzione felice di tutte le contese. Tutto si perdona, in virtù di una felicità chiaramente falsa. Come le banconote sparse ovunque sulla scena. Come il sorriso forzato - ghigno di sofferenza - della Contessa.

labo.jpg

Cerca nel sito

IMG_4883.jpg

Poesia

Compagni

La parola data  sguardo che è marea Braccia che intrecciano ideali Tessere raccolti di lana Canti che narrano audacia Mistura di umanità legamenti di rivoluzione Susi Ciolella

Susi Ciolella - avatar Susi Ciolella

Violeta

(Violeta Senchiu bruciata viva dal convivente) Violeta. Nessun fiore alla tua finestra Solo un lumino spento mentre tutto brucia

Susi Ciolella - avatar Susi Ciolella

Coaching Cafè

Coaching: cosa potenzia le probabilità di superare una sfida personale?

Se stai leggendo queste poche righe, forse è perché stai riponendo attenzione a tematiche legate alla crescita personale, forse ti stai ponendo un nuovo obiettivo, forse stai pensando di attuare...

Caterina Carbonardi - avatar Caterina Carbonardi

L'angolo dei classici

Opinioni

Nel 2100 è previsto che il 40% degli abitanti della terra sia africano

Nel 2040 l’Africa sarà la più grande forza lavoro giovanile. In Africa vive il 17% della popolazione del nostro Pianeta con solo il 3% del PIL totale, mentre nella parte...

Luigi Campanella - avatar Luigi Campanella

A Firenze Banksi. Gianluca Marziani: “le immagini chiave per comprendere l’artis…

Un’esposizione molto “asciutta e analitica”. Ventidue immagini selezionate, supportate da un grande lavoro testuale. “Da questa mostra si esce sicuramente con una idea più chiara”

Rita Salvadei - avatar Rita Salvadei

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Velletri n. 1/2011 del 27/01/2011 Direttore responsabile Alessandro Ambrosin Redazione +39 338 4911077