Venerdì, 26 Aprile 2019 12:01

Ariele Vincenti in “Marocchinate”, one man show per un 25 aprile che liberi dalle guerre

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ROMA - A fine rappresentazione il produttore Marcello Corvino - che nella piéce ha eseguito al violino la “Ciaccona” di Johann Sebastian Bach e ha sottolineato l’intero spettacolo di efficaci intermezzi musicali di sua composizione - ha detto in merito a “Marocchinate”: “La guerra è sempre guerra e non bisogna dimenticare la linea di confine che porta alla razzia e alla violenza gratuita”.

Qui sta l’importanza di quest’atto unico, strepitoso one man show con Ariele Vincenti, che insieme a Simone Cristicchi ha scritto il testo, perché alza il livello di riflessione sul giorno del 25 aprile quale liberazione da ogni forma di lotta armata, ricordandoci gandhianamente come per la soluzione di futuri conflitti “il sentiero della nonviolenza richiede molto più coraggio di quello della violenza.” “Marocchinate”, racconta i momenti successivi allo sfondamento da parte degli alleati della linea di Montecassino, ultimo baluardo tedesco. La guerra era finita e l’Italia avrebbe dovuto essere al riparo da soprusi, ma non fu questa la realtà per le popolazioni del basso Lazio.”. Ricordate “La ciociara”, romanzo di Alberto Moravia? Testimonia uno stupro subito da madre e figlia a opera di soldati che loro chiamavano “li turchi”. Oggi, con “ marocchinate” sono definiti atti simili, di violenza sia sessuale che fisica, ai danni di migliaia e migliaia di donne, bambini, uomini effettuati dai goumier, in altre parole le truppe di nazionalità marocchina inserite nel corpo di spedizione francese in Italia. E questa è l’altra faccia della Liberazione, dice Ariele Vincenti sul palco: “Aspettavamo ji salvatori … so’ arrivati ji diavoli”.

Siamo in un paese della Ciociaria e l’intenso Ariele Vincenti interpreta Angelino, pastore che in un’immaginaria intervista a Enzo Biagi per Epoca (l’episodio è tratto dalla biografia del giornalista) narra la sua già faticosa vita prima della guerra, stravolta dall’arrivo delle truppe Marocchine, cui era stato affidato il compito di rompere la difesa tedesca. Assolto l’incarico, “le truppe di colore” come ricompensa ottennero il diritto di predare la popolazione civile: cinquanta ore di carta bianca, cinquanta ore in cui razziarono tutto quel che potevano, donne soprattutto.  Tra queste c’era Silvina la moglie di Angelino, di cui Vincenti ci racconta lo strazio. Tuttavia una realtà così grave è interpretata dall’attore non con ritmo pesante, la bravura di Vincenti sta nell’essere capace di far scoppiare la risata, sdrammatizzante e coinvolgente, nei momenti in cui la vita è davvero tragicomica. Qui sta il valore dello spettacolo, che si fa seguire per naturalezza della sceneggiatura, giusta durata, mentre ci illumina su una storia per lo più dimenticata: tra cui anche l’interrogazione di una deputata, che chiese al parlamento per quale ragione a queste donne non fosse stato dato il riconoscimento di vittime di guerra. Applausi scroscianti.

Corvino Produzioni

presenta

ARIELE VINCENTI 

MAROCCHINATE

di Simone Cristicchi e Ariele Vincenti

musiche eseguite dal vivo da MARCELLO CORVINO

costumi Sandra Cardini | Disegno luci Marco Laudando

voci off Elisabetta De Vito, Massimo De Rossi, Aurora Guido

aiuto regia Teodora Mammoliti

regia 

NICOLA PISTOIA

25 aprile 2019 ore 21,00

Bruna Alasia

Giornalista e scrittrice

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