Giovedì, 11 Agosto 2011 13:19

Fontanonestate. “Paolo Borsellino essendo stato”: Di Palma perfetto nel ruolo dell’eroe borghese

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 ROMA - E’ 19 luglio 1992, quando una deflagrazione in Via D’Amelio, a Palermo, uccide Paolo Borsellino e la sua scorta. Sono passati appena cinquantaquattro giorni dalla morte di Giovanni Falcone, suo amico e collega. I rimorsi, i rimpianti, le riflessioni, l’amara ironia del magistrato palermitano sono i protagonisti del monologo scritto da Ruggero Cappuccio ed interpretato da Claudio Di Palma. I ricordi scorrono davanti ai suoi occhi nell’ultimo istante che lo separa alla morte, alle 16 e cinquantotto minuti di quel 19 luglio.

 

 

Una morte di cui Paolo Borsellino non ignorava l’imminenza, un martirio previsto che si verifica con il semplice innesco del motore della sua automobile, l’ultimo gesto della sua vita. L’ultimo degli infiniti gesti della sua vita che sarebbero potuti essere gli ultimi.
Il Borsellino di Cappuccio parla di Stato e mafia, dei bivi e delle scelte che la sua posizione gli imponeva e che significavano una condanna in un modo o nell’altro; incontra i suoi colleghi ed altri che morirono per mano della stessa organizzazione che né lui né l’amico Giovanni volevano considerare un mostro, una piovra imbattibile.

 

Un paradiso tutto siciliano fatto di uffici che la mafia aveva riempito con gran diligenza negli ultimi anni in cui Borsellino operava. Il Paolo Borsellino interpretato da Claudio Di Palma, che cammina con una giacchetta in mano, parla della sua terra, del sole, delle persone, dell’infanzia con l’amico Falcone in quella terra che amava ed odiava al contempo e che imparò ad amare sempre di più nell'atto di difenderla.  “Paolo Borsellino Essendo Stato” affronta la vicenda ultima e delicatissima di uno dei più grandi eroi italiani, lo fa senza cedere nella facile retorica: i ricordi e le riflessioni sulle organizzazioni mafiose sono solo una piccola parte del mosaico di pensieri del giudice, che già il cinema e la fiction hanno reso protagonista in diverse opere; qui manca l’elemento del thriller e della suspence, tutto è già successo e le sue parole, pensieri, introspezioni lucide ed eroicamente rassegnate, tra ironia e rimpianti.


La messa in scena è minimale, la regia gioca su pochi artifici che vanno da sobri giochi di luce alla presenza delle musiche di Matteo Musumeci, la recitazione di Claudio Di Palma è teatrale e felicemente poco accademica, perfetto nel ruolo dell’eroe borghese.Lo spettacolo ha avuto come suffestiva il Giardino della Fontana dell’acqua Paola al Gianicolo, location piccola ed elegante della sedicesima edizione del Fontanonestate, una manifestazione che andrà avanti fino al termine del mese di Agosto e che, se solo fosse più reclamizzata, potrebbe, almeno per qualcuno, rappresentare uno dei tanti motivi per cui non lamentarsi dell’estate nella capitale.

 

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