Venerdì, 13 Novembre 2020 10:00

38 Torino film festival. Istituto Luce-Cinecittà presenta “La rivoluzione siamo noi” (Arte in Italia 1967 – 1977)

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Sarà presentato in anteprima mondiale al 38. Torino Film Festival, La rivoluzione siamo noi, il film documentario diretto da Ilaria Freccia, da un’idea della regista e del curatore e critico d’arte Ludovico Pratesi, prodotto e distribuito da Istituto Luce-Cinecittà, che porta sullo schermo il racconto brillante, vivace e visionario di un momento straordinario e irripetibile nella storiadell’immaginario del nostro Paese.

Gli anni tra il Sessantotto e la fine dei ’70 in cui l’Italia fu uno dei centri propulsori e incandescenti a livello globale di un nuovo modo di leggere il mondo, le regole sociali e lo sguardo sulle cose e i rapporti, attraverso l’arte.

Un viaggio che si snoda attraverso racconti e immagini di alcuni nomi che hanno fatto e fanno la storia del contemporaneo: Marina Abramovic, Michelangelo Pistoletto, Andy Warhol, Luigi Ontani, Pino Pascali, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Joseph Beuys. Galleristi di fama internazionale e racconti epici, come Lia Rumma e Fabio Sargentini. E una raccolta impressionante di archivi filmici, visivi, fotografie, provenienti da istituzioni, musei, gallerie, collezionisti, in grado ancora oggi di stupire per bellezza, provocazione, vitalità creativa. Una festa per lo sguardo. Non una storia, ma un viaggio mobile dentro un movimento che ha messo per un pugno di anni, attraverso un pugno di divertiti eroi, l’Italia al centro del quadro mondiale.

‘Volevamo restituire il sapore di quegli anni attraverso i ricordi dei protagonisti, intervistati oggi, insieme alle testimonianze dell’epoca, per creare così un movimento continuo tra passato e presente. Abbiamo trascorso giorni e giorni negli archivi, per cercare attimi di vita vissuta da riportare alla luce: uno sforzo che ha dato una serie di frutti insperati grazie all’enorme disponibilità di protagonisti e testimoni del tempo, che ci hanno aiutato a restituire una narrazione in diretta di quegli anni. Un’occasione straordinaria di scoprire frammenti di vita quotidiana… in una fusione tra arte e vita che ha reso quegli anni indimenticabili’ [dalle note di Ilaria Freccia e Ludovico Pratesi]

SINOSSI

Tra la metà degli anni Sessanta e il 1980 l’arte in Italia conosce un momento di gloria sulla scena internazionale. La scena animata dagli artisti emergenti, suddivisa prevalentemente tra Torino, Roma e Napoli, si nutre di un clima vitale e dinamico, con continui e fertili scambi tra arti visive, teatro, letteratura, musica e cinema.

Il momento politico e culturale determinato dal ’68, porta l’arte a uscire dalle gallerie e dai musei per entrare a contatto con la vita quotidiana, spesso con opere strettamente collegate alle istanze della politica e ai profondi cambiamenti sociali in atto. Artisti come Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Alighiero Boetti e Jannis Kounellis sperimentano nuovi linguaggi come performance, installazioni e happening, in relazione con la scena internazionale, aperta alle sperimentazioni. L’arte esce dalla cornice del quadro per invadere il mondo, entrare nelle strade e nelle piazze, nei garage e nei parcheggi sotterranei, in un incredibile intreccio con la realtà quotidiana dell’epoca.

I galleristi e i critici italiani aprono le porte agli artisti internazionali più estremi, come Joseph Beuys, Herman Nitsch o Marina Abramovic, che trovano nel nostro paese occasioni di sperimentare linguaggi visionari e provocatori con grande libertà. In quegli anni diventiamo protagonisti della cultura contemporanea internazionale, con un’intensità straordinariamente vivace e radicale.

Il documentario illustra un periodo che vede l’Italia al centro dell’avanguardia, con gallerie sperimentali come l’Attico o lo Studio Morra, le grandi mostre come Arte Povera+ Azioni Povere negli Arsenali di Amalfi o Contemporanea nel parcheggio di Villa Borghese a Roma, insieme a festival di danza, teatro e poesia animati da personaggi come Philip Glass o Trisha Brown.

Un racconto visivo dal ritmo serrato, arricchito da materiali di repertorio, film d’arte e filmati inediti e dalle rare testimonianze di artisti, critici, galleristi e fotografi, protagonisti di quegli anni davvero incandescenti, per cogliere l’atmosfera di un paese travolto da un cambiamento vissuto all’ insegna della creatività.

ILARIA FRECCIA

Ha cominciato lavorando come assistente del fotografo Gianni Berengo Gardin. È stata produttrice associata per la serie di documentari The Great Pleasure Hunt diretti da Elliott Erwitt per l'H.B.O. Come filmaker ha collaborato con la compagnia di teatro sperimentale Mabu Mines al Public Theatre a New York. Ha diretto i seguenti documentari: Vision Quest e Strippers, prodotti da La Banda Magnetica/ Channel 4. Thangam, prodotto da RAI 3/Navert Film. Madras Eyes, prodotto da Rai Cinema Fiction, selezionato al Roma Film Festival, Rotterdam International Film Festival, Gay And Lesbian Film Festival di New York, San Francisco, London Film Festival. Premio Planet al Festival Libero Bizzarri 1999. L'iniziazione MK produzioni /Rai Tre, Festival Dei Popoli, edizione 2000. Un mondo senza povertà prodotto da Rai Tre/Intesa & C.P. Giusto un po’d’amore prodotto da Rai Tre/ Tele+/Intesa & C.P. Padre Pio Express, prodotto da Zeta Produzioni e Rai Tre, Premio Genova Film Festival, Cinquina miglior documentario David di Donatello 2004. In collaborazione con Salvatore Sansone ha scritto la sceneggiatura del lungometraggio Il tempo della confluenza Finalista al Premio Solinas 2004. Il lungometraggio You can be me con Nicholas Hunt. Nel 2012 dirige Il mondo che vorrei una serie di interviste a grandi personaggi contemporanei come Vandana Shiva, Serge Latouch, Grazia Marcanò, Mariangela Gualtieri e molti altri. Scrive con Mariolina Venezia la commedia Ognuno a suo modo. Il lungometraggio, Welcome to Loveland in sviluppo con Drama Filmes - Brasile. È autrice, con Marco Morana, della serie Tv A Priceless Gift - Vita e la morte di Jane Stanford, che ha ricevuto il contributo del MIBAC 2017 per la scrittura; e il lungometraggio Wildfire in sviluppo.

LUDOVICO PRATESI

Nato a Roma nel 1961, vive e lavora a Roma. Curatore e critico d'arte, dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro. Attualmente è Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea, Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti, e Direttore Artistico di Spazio Taverna. Professore di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Urbino dal 2018 e professore di Didattica dell’arte all’università IULM. Dal 2009 al 2011 è stato curatore scientifico di palazzo Fabroni di Pistoia. Dal 2006 al 2010 è stato Presidente dell’AICA, mentre dal 2012 al 2015 è stato Vice Presidente dell'AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italia. Critico del quotidiano La Repubblica, collabora regolarmente con Arte Mondadori, Artribune, Exibart e Treccani. Ha scritto diversi saggi, tra i quali Arte come identità, Perché l’Italia non ama più l’arte contemporanea e L’arte di collezionare arte contemporanea nel mondo globale, pubblicati da Castelvecchi.

LA RIVOLUZIONE SIAMO NOI  (Arte in Italia 1967/1977)

CREDITS

da un'idea di Ludovico Pratesi e  Ilaria Freccia

Sceneggiatura Ilaria Freccia e Ludovico Pratesi

Regia Ilaria Freccia

con la partecipazione di Marina Abramovic, Mario Franco, Sergio Lombardo, Beppe Morra, Paolo Mussat Sartor, Hermann Nitsch, Luigi Ontani, Luca Patella, Michelangelo Pistoletto, Paola Pitagora, Lia Rumma, Tucci Russo, Fabio Sargentini, Piero Sartogo

Interviste di repertorio

Lucio Amelio, Joseph Beuys, Alighiero Boetti, Achille Bonito Oliva, Germano Celant, Jannis Kounellis, Mario Merz, Pino Pascali, Gian Enzo Sperone, Andy Warhol

Fotografia  Sabrina Varani, Giovanni Zoppeddu

Montaggio Patrizia Penzo

Musiche originali Pietro Freddi

Consulenza Artistica e Storica Ludovico Pratesi

Sound Designer Marco Furlani

Grafica Luigi Cammuca

Colorist Ugo Laurenti

Fonico Di Mix Fabio Chiossi

una produzione e una distribuzione

ISTITUTO LUCE CINECITTÀ

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