Venerdì, 26 Novembre 2010 16:55

“La voce degli Spiriti Eroici”. Omaggio a Yukio Mishima

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ROMA - Il 25 novembre del 1970 lo scrittore giapponese Yukio Mishima metteva fine ai suoi giorni praticando il “seppuku”, una forma rituale del suicidio.

Nel quarantennale della morte di Mishima, il laboratorio teatrale “SetteCinqueTre” ha portato in scena l’opera “La voce degli Spiriti Eroici” alla presenza dell’ambasciatore giapponese in Italia, Hiroyasu Ando. Il testo, del 1966, è il terzo racconto di una trilogia che comprende anche “Patriottismo” e “Crisantemi del decimo giorno”. Nell’ambito dell’iniziativa “Roma in Scena”, il luogo scelto per la rappresentazione è stato il Museo della Civiltà Romana, uno spazio particolarmente evocativo e suggestivo per ricordare nella città eterna, luogo di infiniti scambi di culture, la poliedricità dell’artista giapponese. Un abbinamento che a prima vista può sembrare audace ma che nella rappresentazione teatrale svela i suoi punti di contatto: lo scritto di Mishima è infatti  l'occasione per esaltare la purezza degli ideali e il patriottismo dei giovani eroi, nulla di più vicino ai valori della  romanità classica.

Gli attori, privi di esperienza tecnica ma dotati di grande passione, sotto la guida capace di Mario Merlino, hanno dato voce ad un testo, liberamente ispirato all’omonimo romanzo, raffinato e denso di metafore e allegorie, sulle inquiete note di un accompagnamento musicale tradizionale nipponico. Uno shamisen, una sorta di banjo, emette i suoni del ricordo, il taiko e lo shimé rullano i ritmi della tragedia, il fue e il dragon flute, le voci dei flauti, suonano le note delle intense melodie giapponesi. In scena viene rappresentata una seduta spiritica alla quale lo stesso Mishima prende parte, dove vengono evocati gli spiriti irati di coloro che presero parte a due momenti fondamentali della storia contemporanea giapponese. Episodi che hanno profondamente segnato la sensibilità dello scrittore, che di lì a pochi anni metterà in atto  la pratica del “seppuku”.

Sono gli spiriti dei giovani ufficiali che presero parte alla rivolta finita nel sangue del 26 febbraio del 1936 il cui obiettivo era di riportare al potere assoluto l’imperatore. Sono gli  spiriti  dei piloti kamikaze, morti durante la seconda guerra mondiale.  Entrambi sono i Kami: il fuoco e l’acqua, “le forze primordiali che diedero vita all’arcipelago giapponese”, il primo come lava incandescente scese sul secondo, il mare. Con questa sacralità nacque il Giappone, e con il Paese nacquero gli spiriti di chi si sacrificò per un essere divino, come era l’imperatore, nella convinzione di salvare le sorti del Paese e di divenire essi stessi divinità. Diventeranno eroi e modelli di riferimento per la popolazione intera ma saranno traditi dalla storia. Gli Spiriti Eroici sono morti per un divino imperatore che si è fatto un “semplice” uomo, rinunciando per sempre al suo essere Dio. Questo rimproverano all’imperatore Hirohito e il loro sdegno cresce insieme all’ira. L’assenza dell’imperatore-divinità lascia un vuoto improvviso nel Giappone, e lo lascia galleggiare nel sangue dei propri morti.

In questo viaggio spirituale Mishima è accompagnato dal maestro Kimura e dalla medium Kawasaki. Attraverso quest’ultima gli spiriti eroici prendono voce. Per il maestro Kimura è l’occasione di ripercorrere e indagare su quei momenti storici, per Mishima si fa strada l’idea per  riunire corpo e spirito in una sublime riconciliazione è necessaria la spada: un “cristallo acuminato, un concentrato di puro potere, la forma naturale assunta dallo spirito e dalla carne, quando sono uniti in un unico strale di pura luce”. Nel giro di pochi anni, Yukio Mishima lacerato dal contrasto tra la decadente modernità del Giappone dopo la fine della seconda guerra mondiale, e gli antichi valori, ormai irrecuperabili, si ucciderà, praticando il “seppuku”, scegliendo per sempre il Giappone delle antiche tradizioni, dell’antica etica e morale, del culto dell’imperatore, mitico ideale del Giappone tradizionale.

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