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Festival di Cannes

CANNES - La giuria dei cortometraggi e della Cinéfondation prresieduta da Claire Denis e composta da Stacy Martin, Eran Kolirin, Panos H. Koutras e Cătălin Mitulescu, ha assegnato i premi della Cinéfondation durante una cerimonia avvenuta alla sala Buñuel, seguita  dalla proiezione dei film arrivati primi.

CANNES -  “Il traditore”, film di Marco Bellocchio e unico italiano in concorso a Cannes,  ha per protagonista il famoso pentito di mafia Tommaso Buscetta, chiamato il “Boss dei Due Mondi”, quando nel 1984, estradato dal Brasile, tornò in Italia dove trovò una guerra sanguinosa per il traffico di stupefacenti scatenata da Riina e dal clan dei Corleonesi. 

CANNES – “Parasite”,  in italiano “Parassita” , è il film in concorso a Cannes del regista coreano Bong Joon Ho. Racconta di una famiglia di disoccupati composta di marito moglie, figlio e figlia, che vivono in un seminterrato dalle cui finestre  si vedono rifiuti e ubriachi pisciare per strada.

E’ un film del 1975, l’ottavo diretto da Lina Wertmuller, uno fra i pochi che non abbia un titolo chilometrico, un vezzo della nostra geniale regista, protagonista un bravissimo Giancarlo Giannini, già Mimi metallurgico e appena, insieme con Mariangela Melato, Travolti da un insolito  destino in un azzurro mare d’agosto.

Premiato come miglior film alla quarta edizione del festival di Cannes, nel 1951, Miracolo a Milano diretto in quell’anno da Vittorio De Sica si rifà a  Totò il buono, il film che nel 1940 Cesare Zavattini aveva tratto da un favola, quella appunto di Totò il buono che nasce sotto un cavolo  e viene adottato da una vecchina che ben presto muore.

CANNES - Franz Jagerstatter è un personaggio realmente esistito:  contadino austriaco, obiettore di coscienza, per aver rifiutato di giurare fedeltà a Hitler fu ghigliottinato.

CANNES – “Dolore e gloria” di Pedro Almodovar, in concorso al 72mo festival di Cannes, racconta di Salvador Mallo, regista in crisi creativa, provato da malesseri fisici  e non più giovane. Il duro mestiere di vivere gli fa guardare con distacco i successi  e gli riporta alla memoria i giorni dell’infanzia che, anche se fatti di povertà estrema, ora gli sembrano poetici.

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