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Festival di Cannes

CANNES (nostro inviato) -  Grans o anche Border, ovvero Confine, opera seconda dell’iraniano Ali Abbasi, ha vinto il premio quale miglior film nella sezione parallela “Un certain regard”. 

CANNES (nostro inviato) - A Roma, nel 1988, avvenne un omicidio efferato: un certo Pietro De Negri, soprannominato il Canaro della Magliana perché di mestiere faceva nel quartiere il toelettatore di cani, uccise il pugile Giancarlo Ricci, stando alle sue stesse deposizioni (messe in dubbio dai medici legali), torturandolo per ore e infliggendogli da vivo orribili mutilazioni.

Nonostante la fatica e i rischi di un film a basso budget, la regista franco-marocchina Myriam Benm'Barek è riuscita a ricostruire un ritratto credibile di quella che è la società marocchina e dei suoi pregiudizi, opera prima di ottima fattura, ci fa scoprire un mondo poco conosciuto.

CANNES (nostro inviato) - “En guerre” di Stephane Brizé, film francese in corsa per la Palma d’oro, immerge lo spettatore nell’epico conflitto tra 1100 dipendenti di una fabbrica i quali, dopo aver lavorato per due anni più ore con lo stesso stipendio per evitarne la chiusura, si vedono messi alla porta, anche se l’azienda ha avuto profitti record.

Non c’è festival che rinunci alla sua “galleria dei ricordi”. Cannes non fa eccezione: dopo aver celebrato il mezzo secolo di 2001 Odissea nello spazio, approfitta dei settant’anni di Ladri di biciclette e mercoledì 16, nella sala Bunuel, il film che Vittorio De Sica girò a Roma nel 1948, sarà presentato a un pubblico di cinefili che non mancherà di tributare in applauso un omaggio finora ininterrotto.

CANNES (nostro inviato) - E’ sempre un evento assistere a un film giapponese per l’esotismo di una cultura diversa dalla nostra. In “Netemo Sametemo (Asako I & II) ” di Ryusuke Hamaguchi tutto ha una misura e una musicalità inconfondibile e propria. Spicca l’eleganza del protagonista, l’attore e modello Masahiro Higashide, la grazia della co-protagonista Erika Karata.

CANNES (nostro inviato) -  Il ventenne ed esordiente Adriano Toniolo veste i panni di “Lazzaro felice”, candido legato alla terra che coltiva, di cui si nutre e per cui soffre: per lui il senso della vita è viverla in armonia con il creato.

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