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Teatro Eliseo. Fascino lancinante di “Romeo e Giulietta”. Recensione

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ROMA - La forza di Romeo e Giulietta sembra davvero invulnerabile allo scorrere del tempo. Tra i testi più noti di William Shakespeare, la storia dei due giovani innamorati “da maligna fortuna contrastati”, è stata raccontata in centinaia di modi diversi.

E ogni volta non ha mai mancato di consegnare quel suo nucleo universale: qualcosa in grado di entrare in risonanza con lo spirito di qualsiasi epoca, al pari dell’amore tormentato di cui parla. Ed è proprio questa atemporalità, che emerge come uno degli elementi più potenti ed efficaci nel Romeo e Giulietta affidato alla regia di Andrea Baracco, in scena al teatro Eliseo di Roma dal 14 febbraio al 5 marzo 2017. Il respiro universale del testo si manifesta attraverso la mano calcata sui contrasti: quello tra gli abiti contemporanei su cui spiccano gorgiere di foggia seicentesca, così come quello tra la traduzione di Salvatore Quasimodo e le musiche che passano da De Andrè allo Stabat Mater in latino, per approdare poi a “Rock ’n’ roll suicide” di David Bowie. Tradizione e modernità, che irrompono sul palco fin da quando si alza il sipario per la prima volta: con due strutture quasi gemelle in metallo e plexiglass, forti di un cupo sapore contemporaneo, su cui campeggiano tuttavia i nomi senza tempo delle famiglie dei due giovani innamorati: Montecchi e Capuleti, parole scritte a mano, con movimenti rabbiosi come l’odio che le divide, e rosse, come il sangue e come la passione.

Non manca il contrasto generazionale, che vede misurarsi adulti ormai ingabbiati nella guerra tra le famiglie, e giovani pronti a farsi trascinare da passioni ora amorose, ora violente, verso il bene ma anche verso il male. E proprio qui sta il contrasto principale, quello psicologico. Degna di nota, in questo senso, è l’interpretazione di Alessandro Preziosi, che restituisce un Mercuzio carismatico ma anche fragile, virile e femminile allo stesso tempo, pronto a farsi beffe dell’amore, ma trascinato pure lui dai sentimenti. Bravissimi Lucia Lavia, che dà profondità e forza alla sua Giulietta, e Antonio Folletto, che interpreta un ottimo Romeo animato dai sentimenti eterni della tragedia, ma anche da un’irruenza adolescenziale dal sapore assai contemporaneo. E tra questi due estremi oscilla anche il pendolo della narrazione: da una parte la fedeltà alla traduzione di Quasimodo, dall’altra la miscela di atmosfere che si spinge oltre i confini tradizionali. Fino alla libertà che il regista si prende sul finale, quando fa incontrare un’ultima volta Romeo e Giulietta al cimitero: il veleno è ormai stato bevuto, la morte è inevitabile. Ma a loro viene concessa la possibilità di un ultimo sguardo, mentre fumano una sigaretta sulle note del già citato brano di Bowie. Una licenza in cui però non manca la forza di quel sentimento che anima l’epilogo e l’opera originali: qualcosa che, ancora una volta, si dimostra in grado di trascendere i contesti e le epoche.

ROMEO E GIULIETTA

di William Shakespeare 

Traduzione di Salvatore Quasimodo

Regia di Andrea Baracco

Con Lucia Lavia, Antonio Follletto, Alessandro Preziosi, Gabriele Portoghese, Elisa Di Eusanio, Woody Neri, Roberta Zanardo, Giacomo Vezzani, Mauro Conte, Dario Iubatti, Laurence Mazzoni, Daniele Paoloni, Alessia Pellegrino.

Scene di Marta Crisolini Malatesta.

Costumi di Irene Monti.

Luci di Piero Sperduti.

Musiche di Giacomo Vezzani.

Produzione KHORA.teatro / Teatro Stabile d’Abruzzo

Dal 14 febbraio al 5 marzo 2017

Martedì - Giovedì - Venerdì - Sabato: ore 20.00

Mercoledì - Domenica: ore 17.00

Primo sabato: 16.00 - 20.00 

TEATRO ELISEO

Via Nazionale 183, 00184 Roma

Biglietteria: 0683510216

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