ROMA – Dopo la tappa romana al teatro Argentina, continuerà la tournée di Profumo di Corea, uno spettacolo che racconta la millenaria cultura coreana, mettendo al centro, con la musica, il canto e la danza, il sentimento ‘Han¿’, ovvero il dolore e la speranza di un solo popolo purtroppo diviso da travagliati conflitti.

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Un viaggio affascinante nella musica tradizionale coreana promosso dall’Istituto Culturale Coreano in collaborazione con il Teatro di Roma

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ROMA - Il 2 novembre del 1975 moriva all'idroscalo di Ostia Pier Paolo Pasolini. Trentanove anni dopo, il 2 novembre del 2014, Fabrizio Gifuni lo ricorda sul palco del Teatro Argentina, inaugurando con qualche mese di anticipo l'apertura dell'”anno pasoliniano” 2015. Del resto è tutt'altro che nuovo l'impegno di Gifuni verso l'opera del grande scrittore.

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ROMA - Festival di particolare interesse per la vita culturale della Città, Short Theatre 9, ideato e organizzato da AREA06 con la direzione artistica di Fabrizio Arcuri, è realizzato con il sostegno di Regione Lazio e Roma Capitale, in collaborazione con La Pelanda. Centro di produzione culturale, Factory, Zetema Progetto Cultura, Teatro di Roma, ACEA e SIAE ed è inserito nel cartellone dell'Estate Romana 2014. 

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ROMA - E’ in scena in questi giorni al teatro Argentina la rassegna “Altri amori”, scenari di teatro omosessuale.

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ROMA - È il duello televisivo che ha cambiato per sempre il volto della politica americana e del giornalismo mondiale ad andare in scena al Teatro Argentina di Roma: Frost versus Nixon, scritto dal drammaturgo e sceneggiatore britannico Peter Morgan. Una co-produzione del Teatro Elfo Puccini di Milano e del Teatro Stabile dell’Umbria, per la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, che nella pièce interpretano rispettivamente il giornalista britannico David Frost e il presidente Richard Nixon, coinvolto nello scandalo Watergate. 

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ROMA - Gran debutto ieri al Teatro Argentina per i diciannove diplomandi dell’accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, diretti da Gabriele Lavia. Per il loro ultimo saggio conclusivo, il maestro porta in scena un folto campionario di clochard. In un alternarsi di disperati e disparati monologhi, si racconta la vita dei senza tetto nel buio della capitale capitolina. Il teatro sperimenta la strada e lo fa a partire da micro-drammaturgie di emarginazione sociale, raccontate attraverso le testimonianze, confessioni e pezzi di esistenza vissuta, che ognuno dei ragazzi della scuola ha raccolto per le strade di una inedita capitale.

“Avevo in mente uno spettacolo strano, una danza, un canto. Una specie di ballata” - rivela Lavia – “Di giorno, si sa, c’è luce; di notte c’è il buio”.

Gli homeless o i barboni sono individui rovesciati all’ordinario dell’esistenza. Nella platonica dicotomia buio-luce rivelano tale inversione.

“Camminavo per le strade di San Francisco, dove stava allestendo il Don Giovanni di Mozart. Si vive spesso per la strada, ma la sera, si sa, non c’è luce” ci dice Gabriele Lavia.

I giorni del buio  da San Francisco, giungono a Roma. Il buio fa vedere quello che di giorno non si vede. Reietti, uomini, donne, giovani e vecchi dell’Italia più disparata e stranieri, disegnano l’immagine delle loro esistenze. Sfilano durante la scena come anime andanti. Raccolte in un apparente girone dantesco, sfilano in enorme mucchio di corpi nudi , sradicati, nomadi, vocianti, inoffensivi, matti, poetici, emarginati assemblati in una piramide di carelli del supermercato, simboleggianti, non da meno, la civiltà equivoca del consumo e della miseria. Come dannati dell’ inferno dantesco, si trascinano indistinti. Sono come magma sgretolante. Raccontano la loro storia. Il buio concede loro uno spazio di racconto tutto per sé. La loro storia appare fioca luce di poesia dolorosa e dolce. La strada disegna incontro con la varietà umana di questi senza tetto o “barboni” così come amano chiamarsi: per chi desidera la libertà o se ne ribella, per chi si ritrova vittima di un licenziamento o di una crisi che ha sdradicato casa e famiglia, per chi questo stile di vita l’ha ereditato da generazioni. Evanescenti charlot dell’hic et nunc, tra un passato da riscattare e un futuro da immaginare. Non sono consunti dalla miseria anziana di un’esistenza scelta o destinata, bensì sono giovani anime a cui si affida un respiro poetico. “Senza nessuna mimesi”, rivela Lavia, “racconto la distanza e la rispetto”.

Le coreografie di Enzo Cosimi, i costumi di Gianluca Sbicca e le scene di  Paola Castrignanò e i fragorosi passaggi di treni, rappresentano strazianti pause, che soventi interrogano l’irriducibile senso della vita. Una signora barbona dice: “Se non hai nessuno che ti vuole bene, smetti di esistere e diventi un fantasma”. Lavia, ci lascia con una piccola grande domanda. Intanto un vento nella primigenia natura, solleva la piramide di una redenzione dei dolori umani,  condivisi nel continuum narrato dalla folla che plaude concorde lo spettacolo di un’umanità altra.

I GIORNI DEL BUIO

19 | 23 giugno 2013

regia e drammaturgia  Gabriele Lavia
coreografia Enzo Cosimi

Saggio di Diploma del III anno del Corso di Recitazione Accademia Nazionale d'Arte Drammatica  “Silvio d'Amico”

con Rosy Bonfiglio - Johanna, Valentina Carli - Pina, Barbara Chichiarelli - Italia
Giulio Maria Corso - Karim, Flaminia Cuzzoli - Susy, Valerio D'Amore - Vincenzo
Alessandra De Luca - Nina, Arianna Di Stefano - Ira, Desiree Domenici - Tiziana
Carmine Fabbricatore - Lello, Giulia Gallone - Maria, Samuel Kay - Caesar
Matteo Mauriello - Leonardo, Marco Mazzanti -Giovanni, Ottavia Orticello - Edda
Alessandra Pacifico Griffini - Dolores, Gianluca Pantosti - Maurizio, Eugenio Papalia - Benny
Matteo Ramundo – Paul, Veronica Polacco - assistente

costumi Gianluca Sbicca
scene Paola Castrignanò
assistente alla regia Giacomo Bisordi
        foto di scena Tommaso Le Pera                                                                          

Teatro di Roma | Accademia Nazionale d'Arte Drammatica  “Silvio d'Amico” | Fondazione Teatro della Pergola 

orari spettacolo
19 giugno ore 21 | serata a inviti
ore 21.00  |  sabato ore 19.00  |  domenica ore 17.00

 

 

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ROMA - Gran debutto ieri al Teatro Argentina per i diciannove diplomandi dell’accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, diretti da Gabriele Lavia. Per il loro ultimo saggio conclusivo, il maestro porta in scena un folto campionario di clochard. In un alternarsi di disperati e disparati monologhi, si racconta la vita dei senza tetto nel buio della capitale capitolina. Il teatro sperimenta la strada e lo fa a partire da micro-drammaturgie di emarginazione sociale, raccontate attraverso le testimonianze, confessioni e pezzi di esistenza vissuta, che ognuno dei ragazzi della scuola ha raccolto per le strade di una inedita capitale.

“Avevo in mente uno spettacolo strano, una danza, un canto. Una specie di ballata” - rivela Lavia – “Di giorno, si sa, c’è luce; di notte c’è il buio”.

Gli homeless o i barboni sono individui rovesciati all’ordinario dell’esistenza. Nella platonica dicotomia buio-luce rivelano tale inversione.

“Camminavo per le strade di San Francisco, dove stava allestendo il Don Giovanni di Mozart. Si vive spesso per la strada, ma la sera, si sa, non c’è luce” ci dice Gabriele Lavia.

I giorni del buio  da San Francisco, giungono a Roma. Il buio fa vedere quello che di giorno non si vede. Reietti, uomini, donne, giovani e vecchi dell’Italia più disparata e stranieri, disegnano l’immagine delle loro esistenze. Sfilano durante la scena come anime andanti. Raccolte in un apparente girone dantesco, sfilano in enorme mucchio di corpi nudi , sradicati, nomadi, vocianti, inoffensivi, matti, poetici, emarginati assemblati in una piramide di carelli del supermercato, simboleggianti, non da meno, la civiltà equivoca del consumo e della miseria. Come dannati dell’ inferno dantesco, si trascinano indistinti. Sono come magma sgretolante. Raccontano la loro storia. Il buio concede loro uno spazio di racconto tutto per sé. La loro storia appare fioca luce di poesia dolorosa e dolce. La strada disegna incontro con la varietà umana di questi senza tetto o “barboni” così come amano chiamarsi: per chi desidera la libertà o se ne ribella, per chi si ritrova vittima di un licenziamento o di una crisi che ha sdradicato casa e famiglia, per chi questo stile di vita l’ha ereditato da generazioni. Evanescenti charlot dell’hic et nunc, tra un passato da riscattare e un futuro da immaginare. Non sono consunti dalla miseria anziana di un’esistenza scelta o destinata, bensì sono giovani anime a cui si affida un respiro poetico. “Senza nessuna mimesi”, rivela Lavia, “racconto la distanza e la rispetto”.

Le coreografie di Enzo Cosimi, i costumi di Gianluca Sbicca e le scene di  Paola Castrignanò e i fragorosi passaggi di treni, rappresentano strazianti pause, che soventi interrogano l’irriducibile senso della vita. Una signora barbona dice: “Se non hai nessuno che ti vuole bene, smetti di esistere e diventi un fantasma”. Lavia, ci lascia con una piccola grande domanda. Intanto un vento nella primigenia natura, solleva la piramide di una redenzione dei dolori umani,  condivisi nel continuum narrato dalla folla che plaude concorde lo spettacolo di un’umanità altra.

I GIORNI DEL BUIO

19 | 23 giugno 2013

regia e drammaturgia  Gabriele Lavia
coreografia Enzo Cosimi

Saggio di Diploma del III anno del Corso di Recitazione Accademia Nazionale d'Arte Drammatica  “Silvio d'Amico”

con Rosy Bonfiglio - Johanna, Valentina Carli - Pina, Barbara Chichiarelli - Italia
Giulio Maria Corso - Karim, Flaminia Cuzzoli - Susy, Valerio D'Amore - Vincenzo
Alessandra De Luca - Nina, Arianna Di Stefano - Ira, Desiree Domenici - Tiziana
Carmine Fabbricatore - Lello, Giulia Gallone - Maria, Samuel Kay - Caesar
Matteo Mauriello - Leonardo, Marco Mazzanti -Giovanni, Ottavia Orticello - Edda
Alessandra Pacifico Griffini - Dolores, Gianluca Pantosti - Maurizio, Eugenio Papalia - Benny
Matteo Ramundo – Paul, Veronica Polacco - assistente

costumi Gianluca Sbicca
scene Paola Castrignanò
assistente alla regia Giacomo Bisordi
        foto di scena Tommaso Le Pera                                                                          

Teatro di Roma | Accademia Nazionale d'Arte Drammatica  “Silvio d'Amico” | Fondazione Teatro della Pergola 

orari spettacolo
19 giugno ore 21 | serata a inviti
ore 21.00  |  sabato ore 19.00  |  domenica ore 17.00

 

 

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Giovedì 9 maggio a partire dalle  21.30 il Teatro di Roma spalanca le porte ad una lunga notte dei libri, una chiamata collettiva per restituire voce e immagini a quella straordinaria letteratura che i nazisti hanno provato a cancellare con i roghi cominciati a Berlino negli anni ‘30. 

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LIRI (FROSINONE) - Liri Blues è sicuramente uno dei più importanti festival di blues in Italia,forse il più autentico ed identitario.Da mercoledi 29 giugno fino a domenica 3 luglio, Isola del Liri in provincia di Frosinone, gemellata con New Orelans, diventa l’isola del blues con la presenza dei più grandi nomi del blues internazionale.

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