I racconti di Versailles

Il primogenito di Maria Antonietta, Luigi Giuseppe, aveva ricevuto in regalo da Charles Alexandre de Calonne, conte di Hannonville, una carrozza piccolissima, color rosso vermiglio: miniatura più rara delle moderne vetture che avevano fatto impazzire i bambini di corte.

A letto, depressa per l’aborto che aveva avuto il 2 novembre 1783, giorno del suo ventottesimo compleanno, Maria Antonietta cercò di mettersi a sedere.

Un attimo ancora maestà… ecco…. Adesso!

Elisabeth Vigée Lebrun ritoccò la tela con precisione, scostandosi per vedere il lavoro. Maria Antonietta posava da più di un’ora e cominciava a dare segni di stanchezza. Indossava un cappello di paglia con un nastro grigio-azzurro e uno di quegli abiti bianchi che al Petit Trianon erano una divisa: semitrasparenti e trasgressivi, ricordavano la semplicità della servitù.

In quella mattina di fine ottobre una folla immensa, che affluiva dai viali antistanti alla reggia, superò il cancello blasonato e invase il cortile dei marmi mentre Luigi XVI, apparso al balcone, salutava raggiante.

Il sole d’agosto splendeva sul Petit Trianon, dove Antonietta era rimasta anche dopo il morbillo. Aveva scoperto che in quel palazzetto, le cui stanze si contavano sulle dita, lontana da occhi curiosi, dalla noiosa etichetta di corte, poteva essere molto più libera, vivere come e con chi voleva, tener fuori gli scocciatori, emanare, in barba alla legge salica, che escludeva le donne, direttive in suo nome. Per ordine della regina i duchi di Coigny e di Guines, il conte di Esterhazy, il barone di Besenval, Yolande e Vaudreuil, avevano abolito ogni formalità, sedevano all’aperto comodamente vestiti, non portavano cappelli, non si alzavano all’arrivo di sua maestà, continuando le attività intraprese.

    Notte fonda del 19 dicembre 1778.

   Quando il dottor Vermond, ostetrico e fratello dell’abate precettore di Maria Antonietta, fu buttato giù dal letto perché erano iniziate le doglie, implorò Dio che il nascituro fosse maschio, per essere graziato in quel caso di una pensione di quarantamila luigi, contro i diecimila, se femmina. Il vecchio praticone per raggiungere la regina trottava dietro la principessa di Lamballe, mentre per incanto le stanze si illuminavano e i cortigiani affluivano seguendolo con candele in mano.

La reggia di Versailles era stata concepita da Luigi XIII come un luogo di ritiro e riservatezza. La sua architettura in origine semplice, modesta e intima, era divenuta magnifica solo con l’avvento di Luigi XIV, il re Sole, che influenzato dalla cultura italiana dei suoi parenti aveva seguito il loro stile rifacendolo in grande, soprattutto dai giardini. Boschetti, cascate, labirinti, teatri d’acqua riecheggiavano quelli di Frascati e di Bagnaia, ma con un’inimitabile apertura verso l’infinito. 

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