Il libro

La saga creata da Oliver Pötzsch, che ha per protagonista la famiglia di un boia realmente esistito nella Baviera del XVII secolo, è una tra le più lette al mondo. Thriller a metà tra storia e fiaba, ricca di avventure e colpi di scena, in uno stile melodico e fluente, può tenere avvinto anche il lettore più smaliziato perché composta con maestria.

 “La figlia del boia e il re dei mendicanti” è il terzo libro della saga di Oliver Pötzsch, che ha per sfondo la Germania del secolo XVII.

Irlanda, 1859. L’infermiera Lib Wright giunge dall’Inghilterra nelle Irish Midlands, perché convocata da un comitato capeggiato dal dottor McBrearty, il medico della Contea. Lib dovrà occuparsi di un caso misterioso: Anna O’Donnell, una bambina di undici anni, che afferma di vivere di “manna dal cielo” e non tocca cibo da quattro mesi.

Graeme Macrae Burnet, finora sconosciuto autore scozzese, mai tradotto prima in italiano, è appena arrivato in libreria con “Progetto di sangue” grazie a Neri Pozza, romanzo che, pubblicato in Inghilterra dal piccolo editore indipendente Saraband, a sorpresa è giunto finalista all’importante “Man Booker Prize 2016”, surclassando nelle vendite ogni altro concorrente.

Honoré De Balzac è universalmente considerato uno dei più grandi scrittori francesi del secolo diciannovesimo per il realismo dei suoi romanzi, che offrono un ritratto vivo dell’aristocratica e della nascente borghesia del tempo. Le descrizioni degli ambienti e dei tipi psicologici sono così precise e approfondite da divenire archetipi. “Papà Goriot”, scritto nel 1834 è, in questo senso, uno dei più rappresentativi della “Commedia umana”, per la complessità dei personaggi, prototipo ciascuno di certa condizione universale.

“Vita di Pantasilea”, romanzo storico di Luca Romano, ci conduce nella Roma del 1527 attraverso la quotidianità di una cortigiana incinta di Benvenuto Cellini, artista immortale raffigurato con tutti i limiti umani. Lei, Pantasilea, innamorata dello scultore, spera che Benvenuto la sposi per evitarle il disonore e toglierla dalla condizione di – oggi diremmo - “escort”.

“Non è detto che il destino, per distruggere il cuore umano, debba menare un colpo brutale e usare tutta la sua violenza; da futili motivi anzi esso trae la sua indomabile gioia creatrice. Nel nostro linguaggio umano questo primo lieve tocco lo chiamiamo causa, e stupiti confrontiamo la sua piccola misura con gli effetti straordinari di potenza”. Lo scrive Stefan Zweig all’inizio di “Tramonto di un cuore”, guidandoci a scoprire come da una minuzia possa nascere lo stravolgimento di una vita intera

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