Giovedì, 13 Dicembre 2012 08:30

Libri. Vimini, di Donato Cutolo. Vita e morte in una bolla di sapone

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ROMA - Accade raramente che prendendo un libro in mano si sia disposti ad abbandonarsi completamente alla storia sin dalla prima pagina. Soprattutto se a scrivere è qualcuno che si cimenta in campo letterario solo per la seconda volta.


Accade raramente ma, per fortuna, accade.
Come nel caso di Vimini, di Donato Cutolo, compositore e sound engineer casertano che dopo Carillon - edito anch’esso dalla casa editrice “Zona” e diventato in pochi mesi un piccolo caso editoriale per copie vendute – torna a  far capolino nelle librerie italiane con questo nuovo lavoro.

Che si esca dalla definizione standard di “romanzo” lo si capisce subito dal cd che accompagna il testo. Sette tracce musicali composte da Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel.
Racchiusi in una colonna sonora, i colori dell’arcobaleno, filo conduttore di questa storia fatta di bolle di sapone, di un ritorno, di un segreto. E di un meraviglioso ricordo: quello di Nonna Cecilia, che ha lasciato in eredità alla nipote la capacità di leggere presagi dal cielo attraverso il rosso e il viola.  O il bianco.
Tutto prende piede dall’arrivo di Vimini Mart nel suo paese natale, San Timo. È qui che l’adolescente, arrivata per trascorrere le vacanze estive, ritrova i suoi affetti, i suoi odori, la sua vita. E mentre le descrizioni corrono via, per un attimo sembra quasi di incappare in  Pavese, La luna e i falò: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.


Ecco: il senso di un intero libro in poche righe.
Perché, anche laddove il primo incontro è privo di calore - quello con una madre ormai più lontana di quanto non fosse quand’era a chilometri di distanza - gli altri, invece, ustionano.  
La ragazza riabbraccia Sacco, amico e fratello maggiore, pianista che ha perso la sua donna dopo averla vestita “lenta, con Satie, per poi spogliarla veloce con i virtuosismi di Liszt”;  e riabbraccia, ancora chiuso nei suoi silenzi, e adesso anche nel suo mistero, Remo, compagno di giochi, primo amore, l’unico in grado di farla tremare -“E il tremore, in età adolescenziale, non è cosa da poco. Coinvolge appieno i sensi, senza calcoli né soste, i conti tornano e le promesse contano. È l’età in cui l’amore è valico al sogno, al delirio, ma anche al primo approccio con la paura dell’abbandono”.
Cattura istantanee del passato e dei posti che l’hanno vista crescere, Vimini Mart; si muove tra presente e ricordo come tentasse di ricostruire qualcosa; i suoi occhi, “due biglie nere smaltate”, scrutano paesaggi ed analizzano particolari, mentre chi legge è catapultato in campi di fiori che crescono a dismisura per dare riparo ai partigiani, o in collegi maschili in cui la morale cattolica stabilisce confini netti,  invalicabili, tracciati dal senso di colpa. E dietro, quasi sullo sfondo, seppur protagonista, la luce degli arcobaleni, solari e lunari, che lascia la storia sospesa, fino all’ultima pagina. Fino ad  una lettera. Un foglio e qualche parola – come la scrittura fosse l’unico rimedio per affermare quel che affermabile non è – per fare in modo che tutti tornino al proprio posto. Nell’angolo di mondo e di vita a cui, in fondo, erano da sempre destinati dal potere magico, e tragico, dei colori del cielo.

                                       

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