Sabato, 10 Novembre 2018 18:43

“Amnesie” di Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani. Dalla strage di Erba, al delitto di Cogne. Recensione

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L’amore incondizionato di una madre per il proprio figlio e la solidarietà tra i vicini di casa di un piccolo centro.

Sono questi i valori sgretolati da Annamaria Franzoni e da Olindo Romano e Rosa Bazzi, rispettivamente protagonisti del delitto di Cogne e della strage di Erba, due tra i casi di cronaca nera degli ultimi anni che hanno più diviso l’opinione pubblica, proprio perché hanno messo in discussione due colonne portanti della nostra cultura e tradizione di popolo generoso e profondamente legato alla famiglia. A ripercorrere queste vicende, con il rigore noto a tutti i loro lettori, ci hanno pensato il giornalista investigativo Fabio Sanvitale e il criminalista Armando Palmegiani nel loro nuovo libro, “Amnesie”, Sovera Edizioni. In questa ultima fatica letteraria, che li vede, ancora una volta, impegnati a districarsi tra due casi particolarmente complessi, i due autori hanno analizzato questi fatti di sangue da un punto di vista che li accomuna: le “amnesie” che hanno caratterizzato il comportamento dei protagonisti e dei testimoni di queste storie, condizionandone, di conseguenza, anche i rispettivi iter processuali. cover amnesie.png

Ciò che si chiedono gli autori, infatti, è se sia realmente possibile commettere un delitto efferato nei confronti del proprio figlioletto, come è accaduto, ad esempio, ad Annamaria Franzoni, e subito dopo cancellarlo in totale buona fede dalla propria memoria, negando per anni, di fronte a inquirenti e giudici, di averlo mai commesso. Palmegiani e Sanvitale si domandano anche se sia possibile confessare una strage in ogni dettaglio, descrivendo una scena del crimine parecchio complessa, per poi ritrattare, negando di esserci mai stati, come hanno fatto Rosa Bazzi e Olindo Romano, colpevoli di aver sterminato un’intera famiglia di vicini di casa. E che ruolo giocano realmente i testimoni nella risoluzione di un caso come quelli presi in considerazione? È più attendibile chi ricorda troppi dettagli o chi non ne ricorda affatto? Le risposte che i due autori danno, in questo viaggio tra Cogne e Erba, talvolta sono sorprendenti e si rifanno sempre al principio del cosiddetto Rasoio di Occam che li guida in ogni loro indagine, secondo cui la ricostruzione più semplice è sempre quella più plausibile, mettendo da parte ipotesi troppo suggestive e talvolta complottiste, più simili alle trame di un giallo che alla realtà.

Col loro stile coinvolgente, caratterizzato da fitti dialoghi e analisi di documenti rigorosamente tratti dalle carte processuali, Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani tirano le somme di altri due casi estremamente difficili, di fronte ai quali è arduo mantenere il giusto distacco anche a distanza di tanti anni, soprattutto perché tra le vittime ci sono anche due bambini molto piccoli, la cui vita è stata spezzata con estrema violenza e per delle ragioni che, dall’esterno, sembrano troppo banali per essere vere. Due delitti in cui il movente è un tassello poco rilevante rispetto al ruolo giocato dalla memoria e dalla consapevolezza di ciò che si è commesso, oltre al quadro che dei colpevoli fanno i testimoni e le persone a loro vicine. Del resto, gli autori sfatano il mito dell’assassino lucido mentitore che prima o poi commette il passo falso, come se indossasse la precisa maschera del colpevole: chiunque può mentire, più o meno consapevolmente, anche chi pensiamo di conoscere alla perfezione, e ciò che sappiamo dei segnali che può dare chi mente è ancora estremamente labile per essere considerato infallibile in ogni caso. 

Di grande interesse, oltre all’analisi di questi due casi che tutti ricordano, è il racconto della storia del cosiddetto Smemorato di Collegno, un caso curioso accaduto all’inizio del Novecento e che si ricorda per lo più per il famoso film interpretato da Totò, ma che in realtà è una sorprendente storia vera che i due autori ripercorrono, facendoci fare un tuffo in un passato più lontano e nelle tecniche allora usate dalla Polizia giudiziaria.

“Amnesie” è una ricostruzione avvincente e autentica di due storie dalle quali è fin troppo semplice prendere le distanze, forse perché sono più vicine a tutti noi di quanto non vorremmo.

Alessandra Rinaldi

Giornalista, blogger e scrittrice

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