Mercoledì, 25 Novembre 2020 10:20

David Golder di Irene Nemirovsky, ritratto impietoso e intrigante di una famiglia dell’alta finanza

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“David Golder”, pubblicato nel 1929, è un romanzo che Irene Nemirovsky aveva scritto a ventitré anni.

Spedito in forma anonima all’editore Grasset, si racconta che questi lo abbia letto in una notte e abbia poi messo un annuncio sul giornale per rintracciare l’autore, stentando a credere che l’ elegante signorina dell’alta borghesia russa emigrata a Parigi, di cognome Nemirovsky, fosse la vera autrice e non la prestanome di qualche scrittore famoso.

Nei fatti il libro è di una maturità consolidata e fuori del comune. David Golder, il protagonista, è un uomo anziano e vicino alla morte. Ebreo russo nato povero era passato dall’essere venditore di stracci a New York a finanziere di altissimo livello, abilissimo a far denaro e non altrettanto nelle relazioni umane, tenute insieme dal collante dei soldi. Sua moglie, vecchia e imbellettata frequentatrice del demi-monde e circondata di gigolò e sfruttatori, gli era rimasta legata per la sua ricchezza. Altrettanto la  figlia diciottenne, superficiale, abituata a “mungere” suo padre anche per conservare le relazioni amorose.

Il libro è ambientato a Biarritz intorno agli anni venti del secolo scorso, poco prima della grande crisi del 1929 della quale preannuncia il disastro e la vacuità. Del mondo dell’alta finanza la Nemirovsky ci fornisce un ritratto impietoso, di gente ingorda e senza scrupoli che crede di poter acquistare tutto  con i quattrini, seguita da individui votati alla “dolce vita” e in offerta al miglior compratore. Con uno stile fluido e intrigante la Nemirovsky tiene il lettore incollato alle vicende drammatiche di un microcosmo capitalista che ricorda la “Comedie humaine”, emblema della disperazione di chi vive per “avere” e non per “essere”.

Questo classico è disponibile in ebook e in cartaceo presso diversi editori

Bruna Alasia

Giornalista e scrittrice

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