Mercoledì, 18 Febbraio 2015 11:07

Lyle Mays, pianista emozionale

Scritto da

Nel 1986 usciva il primo straordinario album solista del ‘braccio destro’ di Pat Metheny

“Ogni mia singola nota è un tributo a Bill Evans”

(Lyle Mays)

Romanticismo e avanguardia

Quando morì improvvisamente il suo principale punto di riferimento musicale, scrisse uno struggente e intenso brano insieme a Pat Metheny, per ricordare l’immenso talento poetico di Bill Evans. Dal 1977 ad oggi prosegue un proficuo sodalizio artistico con il chitarrista di Lee’s Summit che lo ha fatto conoscere come uno dei migliori e raffinati pianisti jazz degli ultimi quarant’anni. Lyle Mays, 61 anni, personaggio schivo e riservato, che ha concesso pochissime interviste, è un musicista, compositore e arrangiatore che ha contribuito in maniera determinante al successo di pubblico e di critica del celebrato Pat Metheny Group. Nato nei grandi spazi rurali del Wisconsin da una famiglia di musicisti (madre pianista e padre chitarrista), iniziò lo studio del pianoforte all’età di sei anni. Nel 1967 frequentò il National Stage Band Camp alla Millikin University. Nel 1974 si trasferì a Denton dove studiò composizione e arrangiamento alla University of North Texas. Si perfezionò anche nello studio dell’organo di chiesa. La sua carriera professionale ebbe inizio nell’orchestra del clarinettista e sassofonista Woody Herman. Nel 1975 al festival jazz di Wichita, Kansas, conobbe il giovane chitarrista Pat Metheny. Nel 1976 decise che la sua vita sarà dedicata al jazz e si trasferì nella città di New York. L’anno seguente incise “Watercolors”, con Pat Metheny, il contrabbassista Eberhard Weber e il batterista Danny Gottlieb. Nel 1978 uscì il primo album del Pat Metheny Group con l’inserimento del bassista Mark Egan. Questa band in pochissimo tempo raggiunse un grande successo in patria e con “Offramp” (1981) il successo diventò internazionale. La band di Metheny e Mays è una delle realtà più innovative del jazz degli anni ’80. I due musicisti fondono alla perfezione l’improvvisazione jazzistica, elementi della musica classica e sonorità e armonie della tradizione brasiliana.

Il pianismo di Lyle Mays affonda le sue radici nella lezione di Debussy, Chopin, i compositori contemporanei come Bartok e Stockhausen e per il jazz il pianista Bill Evans e il trombettista Miles Davis. Nel Pat Metheny Group il pianista-tastierista si è sempre occupato degli arrangiamenti orchestrali e delle armonizzazioni. Nei suoi dischi solisti, cinque splendidi album, ha esplorato il jazz, la fusion, la musica etnica e l’improvvisazione assoluta nello sperimentale “Solo improvvisation for expanded piano”. In Lyle Mays coesistono mirabilmente il romanticismo del pianismo di Bill Evans e l’avanguardia sperimentale del ‘900. Il tuo tocco morbido e squillante, lo stile di porre l’accento su ogni singola nota con la mano destra fanno di lui un gigante del pianoforte contemporaneo. Nel 1986 debuttò con il suo primo album solista.

“Lyle Mays” debutto fusion

Per il suo primo disco solista il pianista Lyle Mays scelse con molta accuratezza una band di altissimo livello, in grande di suonare qualsiasi tipo di musica, senza barriere di genere. Il gruppo era formato da Bill Frisell, uno dei chitarristi più creativi e innovativi emersi negli anni ’80; alle percussioni si affidò al geniale Alejandro Acuna, peruviano, uno dei batteristi più richiesti per il suo eclettismo; al contrabbasso il bravissimo Marc Johnson, che si era formato nell’ultimo trio di Bill Evans; il multi-sassofonista Billy Drewes ed infine il maestro delle percussioni, il brasiliano Nana Vasconcelos.

Con questi musicisti così originali e innovativi Lyle Mays incise i nove brani allo studio Power Station di New York nel 1985. Il pianista si occupò anche della produzione insieme a Steve Cantor. L’album si apre con il brillante “Highland Aire”, dominato dalle orchestrazioni pianistiche di Mays. Poi si entra in atmosfere completamente diverse nel brano “Teiko”, con suoni e percussioni che ricordano la tradizione della musica cinese. Nel seguente “Slink” si torna ad un contesto più jazzistico con il piano e il sax soprano in evidenza.

La seconda facciata si apre con un piccolo capolavoro di Lyle Mays per solo pianoforte: “Mirror in the heart”. In meno di cinque minuti il musicista espone il suo straordinario stile pianistico: grande senso dell’armonia e profonda sensibilità di ogni singola nota. Segue una minisuite composta da “Northern lights”, “Invocation” e “Ascent” con pianoforte, contrabbasso e sassofoni in primo piano. Chiude l’album l’intensa e struggente “Close to home”, una composizione per piano e sintetizzatori caratterizzata da un grande senso di malinconia e da un profondo lirismo. Il primo album solista di Lyle Mays, pubblicato nella primavera del 1986, ebbe un notevole successo di vendite raggiungendo il 12° posto della classifica Billboard Jazz Album.

Correlati

Cerca nel sito

300x300-picasso.gif

300x300haring.gif

LAB.jpg

ITC.jpg

SIAMO.jpg

Opinioni

La pandemia crea meta-arte

La pandemia crea meta-arte

L’ 8 settembre 1981, una tra le voci più singolari dell’arte italiana contemporanea, Mari Lai (1919-2013) realizzò, per il Comune di Ulassai, un monumento ai caduti.  In realtà, l’artista decise...

Giulia Maria Wilkins - avatar Giulia Maria Wilkins

Coronavirus, prove tecniche di estinzione?

Coronavirus, prove tecniche di estinzione?

Più volte, nel corso della storia, l’umanità ha temuto per la propria sopravvivenza. Il grido “E’ la fine del mondo” è risuonato ogni volta che eventi inspiegabili hanno sorpreso i...

Sandro Marucci - avatar Sandro Marucci

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Velletri n. 1/2011 del 27/01/2011
Direttore responsabile Alessandro Ambrosin Redazione +39 338 4911077
per info scrivi a: [email protected]